Sul fronte casa il Regno Unito è più europeo di quanto sembri

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Abituato a governi stabili e longevi, il Regno Unito sta attraversando da alcuni anni cambiamenti politici piuttosto repentini. L’ultimo è legato alla decisione di Keir Starmer, ex procuratore e leader del Partito Laburista dal 2020, che ha lasciato l’incarico di primo ministro dopo meno di due anni di mandato.

L’aria che si respira è quella di una volontà di riavvicinamento all’Europa. Non si parla necessariamente di un nuovo ingresso nell’Unione europea, anche perché  richiederebbe parecchi anni, come parecchi anni sono stati necessari per uscirne. Si nota però il tentativo di limare alcune delle grandi decisioni prese con la Brexit e di riavvicinare il Regno Unito al Vecchio Continente.

Cosa può succedere e sta succedendo all’immobiliare UK e in questi anni di turbolenza politica non è così distante dalla realtà italiane ed europea, che vede i valori delle case salire, così come quelli dell’emergenza abitativa.

Il 24 marzo 2026 il segretario di Stato per l’housing, communities and local government, Steve Reed, aveva infatti dichiarato che il Paese sta affrontando una crisi abitativa.

Reed aveva ricordato il raddoppio del numero di famiglie bloccate nei cosiddetti alloggi temporanei, che tanto temporanei non sono quando vi si rimane per anni. Aveva parlato anche dei giovani che vivono con i propri genitori oltre i trent’anni e, in alcuni casi, fino ai quarant’anni, perché non riescono a permettersi nemmeno un’abitazione in affitto.

Una situazione definita inaccettabile, alla quale il governo intendeva rispondere con la ripartenza dell’edilizia nel Regno Unito, affinché si possa mettere nelle mani di ogni persona che ne abbia bisogno la chiave della porta della propria casa.

Prezzi e affitti a Londra

La situazione residenziale, almeno nella capitale, resta caratterizzata da abitazioni che da sempre raggiungono prezzi molto elevati.

Secondo i dati dell’Office for National Statistics e dell’HM Land Registry, ad aprile 2026 il prezzo medio di un’abitazione a Londra era pari a 553.000 sterline. I valori risultavano inferiori del 2,1 per cento rispetto ad aprile 2025, ma erano cresciuti dell’1,9 per cento rispetto a marzo 2026. Nel resto dell’Inghilterra, invece, la crescita annuale media dei prezzi aveva raggiunto il 3,8 per cento.

Per quanto riguarda gli affitti, secondo l’Office for National Statistics, a maggio 2026 il canone medio privato a Londra aveva raggiunto le 2.294 sterline al mese, il livello più elevato tra tutte le regioni inglesi.

Il quadro mostra quindi prezzi di acquisto che, almeno a Londra, risultano ancora in calo su base annuale, mentre gli affitti continuano a salire, seppure a un ritmo più lento. L’incremento annuale dei canoni londinesi si è infatti fermato al 2 per cento, il valore più basso tra le regioni dell’Inghilterra.

Tra le aree più costose due classici, Kensington and Chelsea, dove ad aprile 2026 il canone medio mensile ha raggiunto le 3.597 sterline.

Mutui e domanda di abitazioni

Per quanto riguarda i mutui, le approvazioni nette destinate all’acquisto di abitazioni sono salite a 65.900 ad aprile 2026, rispetto alle 63.500 di marzo.

Secondo i dati della Bank of England, nello stesso mese i nuovi finanziamenti ipotecari netti sono pari a 4,4 miliardi di sterline. Il tasso effettivo medio sui nuovi mutui ha raggiunto il 4,08 per cento, mentre quello sullo stock complessivo dei mutui è del 3,92 per cento.

Un mercato di aprile, quindi, sottotono, anche secondo Rics, con nuove richieste degli acquirenti scese del -34%, vendite concordate a -36%, aspettative sulle vendite nei tre mesi successivi anch’esse a -36% e aspettative a dodici mesi si attestavano a -6%.

Tarrant Parsons, responsabile delle ricerche e delle analisi di mercato di Rics, aveva affermato che i risultati di aprile mostravano un mercato immobiliare ancora alle prese con venti contrari sul piano macroeconomico, legati anche al conflitto in Medio Oriente.

Gli avvertimenti della Bank of England su possibili aumenti dei tassi, necessari a contrastare nuove pressioni inflazionistiche causate dai prezzi elevati del petrolio e dalle difficoltà delle catene di approvvigionamento, confermavano inoltre il contesto complesso affrontato dagli acquirenti.

Secondo Parsons, fino a quando non emergerà un quadro più chiaro sull’inflazione e sui costi di finanziamento, l’attività e il sentiment resteranno probabilmente deboli. Questo vale in particolare per l’Inghilterra meridionale e per Londra, dove le pressioni sull’accessibilità economica sono più acute.

Il nodo dell’accessibilità economica

Il nodo centrale del mercato residenziale britannico resta quello dell’accessibilità economica.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Office for National Statistics, nel 2025 una casa mediana in Inghilterra costava 300.000 sterline, pari a 7,6 volte lo stipendio annuale mediano di un lavoratore a tempo pieno, circa 39.300 sterline.

Il rapporto risultava più favorevole in Galles, ma restava comunque pari a sei volte il reddito annuale mediano. In Galles il prezzo mediano di un’abitazione era infatti di 213.000 sterline, a fronte di un reddito mediano annuale di 35.800 sterline.

Si parla quindi di valori ancora distanti dalle condizioni considerate normalmente sostenibili per una famiglia media.

Chi vince e chi perde dopo la Brexit

Secondo un’analisi condotta da Yopa, emerge una netta divisione regionale nella crescita dei prezzi delle abitazioni a partire dal referendum sulla Brexit, che si è tenuto il 23 giugno 2016.

L’Irlanda del Nord, il Galles, la Scozia e il Nord dell’Inghilterra hanno registrato alcuni degli aumenti più consistenti dell’ultimo decennio, mentre Londra e il Sud non sono riusciti a mantenere lo stesso ritmo.

Nonostante il prezzo medio delle abitazioni nel Regno Unito sia aumentato di 73.974 sterline, pari al 37,7 per cento, da giugno 2016, la crescita è stata disomogenea. Negli ultimi dieci anni molti mercati tradizionalmente più accessibili hanno ottenuto risultati migliori rispetto al Sud dell’Inghilterra.

Nel Regno Unito il prezzo medio delle abitazioni è passato dalle 196.106 sterline registrate al momento del voto sulla Brexit alle 270.080 sterline di aprile 2026, dove l’aumento, pari al 37,7 per cento, si riferisce all’intero decennio e non a un solo anno.

La crescita più consistente si è concentrata fuori dal sud dell’Inghilterra.

Al primo posto si trova l’Irlanda del Nord, con un aumento del 69,8 per cento nell’ultimo decennio, pari a 81.378 sterline. Il Galles occupa il secondo posto tra le nazioni costitutive del Regno Unito, con valori in crescita del 53,2 per cento. In Scozia i prezzi sono aumentati del 42,2 per cento. All’interno dell’Inghilterra, la crescita regionale più forte è stata registrata nel Nord-Ovest, dove i prezzi delle case sono aumentati del 56,7 per cento. Le West Midlands hanno registrato una crescita del 48,1 per cento, seguite dalle East Midlands con il 47,5 per cento e dallo Yorkshire and the Humber con il 47 per cento. Più in basso nella classifica si trovano il nord-est, con una crescita del 35,9 per cento, e il Sud-Ovest, con il 34,2 per cento.

Nell’est dell’Inghilterra i valori medi sono aumentati del 27,2 per cento, mentre il sud-est ha registrato una crescita del 22,6 per cento.

Londra ha ottenuto il risultato regionale più debole dal referendum, con un aumento medio dei prezzi delle abitazioni pari al 10,3 per cento.

Verona Frankish, amministratrice delegata di Yopa, ha dichiarato che, sebbene il referendum sulla Brexit sia stato uno degli eventi politici più significativi della storia britannica moderna, il decennio successivo ha dimostrato che i fondamentali dei mercati locali continuano a rappresentare il principale fattore alla base dell’andamento dei prezzi delle abitazioni.

L’aspetto che emerge dall’analisi riguarda la concentrazione della crescita più forte nelle aree esterne ai tradizionali mercati più dinamici del sud, ovvero molti acquirenti hanno guardato oltre Londra e il sud-est alla ricerca di una maggiore accessibilità economica, di spazi più ampi e di un migliore rapporto qualità-prezzo.

Questo ha contribuito a sostenere una crescita più marcata dei prezzi in Irlanda del Nord, Galles, Scozia e in vaste aree dell’Inghilterra settentrionale e centrale.

Allo stesso tempo, i dati mostrano quanto il mercato immobiliare continui a essere legato alle singole realtà locali.

Milano, Londra e i nuovi residenti facoltosi

Una narrazione comune vuole la fuga generalizzata delle persone con patrimoni elevati da Londra verso Milano, e un conseguente aumento dei valori del residenziale di pregio in città.

Dal aprile 2025 il Regno Unito ha abolito il precedente sistema fiscale legato allo status di non domiciliato e al suo posto è stato introdotto un regime fondato sulla residenza fiscale.

Chi non è stato residente fiscale nel Regno Unito nei dieci anni precedenti può beneficiare dell’esenzione sui redditi e sulle plusvalenze estere soltanto per i primi quattro anni di residenza.

Dal quinto anno, chi resta residente nel Regno Unito è soggetto alle regole fiscali ordinarie anche per i nuovi redditi e le nuove plusvalenze di fonte estera.

La riforma può avere modificato l’equilibrio competitivo tra Londra e Milano?

Per le persone che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia e rispettano i requisiti previsti, il regime italiano dei neo-residenti consente di applicare un’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero.

Per i nuovi ingressi dal 2026, l’importo annuale dell’imposta sostitutiva è pari a 300.000 euro. A questo si aggiungono 50.000 euro per ciascun familiare al quale vengono estesi gli effetti dell’opzione.

Il vantaggio principale consiste nella possibilità di conoscere in anticipo l’esborso fiscale relativo ai redditi esteri, ma il confronto, però, non riguarda soltanto Milano e Londra, bensì due città che ospitano le sedi di importanti compagnie e che rappresentano poli finanziari dei rispettivi paesi.

Diverse agenzie immobiliari che trattano residenziale di pregio a Milano hanno riferito che, dopo la fine del precedente regime britannico dei non-dom, è stata registrata una nuova domanda da parte di acquirenti diretti in città. Questa domanda ha probabilmente contribuito al dinamismo del mercato immobiliare milanese di pregio, come può essere avvenuto anche in altre città italiane.

I valori del pregio a Milano sono di fatto in crescita, ma questo non può naturalmente essere attribuito soltanto ai nuovi residenti facoltosi. Hanno avuto un ruolo importante anche la scarsità dell’offerta, la domanda domestica, le riqualificazioni urbane e l’effetto di lungo periodo legato ai Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026.

Mal comune mezzo gaudio?

Per quanto riguarda il mercato residenziale complessivo, i dati mostrano comunque che anche nel Regno Unito ci sono difficoltà di accesso alla casa.

E la crisi dell’accessibilità abitativa non è di certo un affare inglese, è  un problema che interessa molte città europee, come Milano e Roma restando in Italia.

Da questo punto di vista, qualora il Regno Unito desideri riavvicinarsi all’Europa, può dirsi che condivida già con il vecchio continente almeno una delle sue maggiori difficoltà.

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