Caro vita e caro casa: le rinunce degli italiani, l’indebitamento frammentato e il mercato immobiliare

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Superata la prima metà del 2026, i numeri parlano chiaro: costi e spese per i cittadini italiani sono in vertiginoso aumento rispetto allo scorso anno e in un contesto di incertezza geopolitica come quello attuale non è scontato fare progetti a lungo termine. L’ultima indagine trasmessa da Radar – SWG mette in luce, in primo luogo, l’impennata dei prezzi di gasolio e benzina, beni essenziali per un’elevata percentuale di italiani per spostarsi e recarsi al lavoro, ma denota anche una certa crescita nella spesa per beni alimentari. E per certo ha un ruolo determinante il costo della casa.

L’aumento medio dei prezzi non può non portare a un cambiamento delle abitudini, sebbene certe transizioni non siano immediate, ma necessitino di tempi medio lunghi per plasmare i comportamenti delle persone. Osservando i risultati dell’indagine appare un dato significativo, riferito alla differenza rispetto al 2025 della percentuale di acquisti importanti: gli acquisti che in generale richiedono una riflessione in più da fare e non prevedono l’opzione “acquisto d’impulso”, fra cui naturalmente la casa e l’automobile. Ciò che risulta è infatti un aumento pari al 14% del numero di cittadini che hanno rinunciato all’acquisto: oltre il 50% fra gli intervistati dichiara di non aver comprato alcuno di questi beni. È il dato più alto, fra le voci analizzate, e questo si traduce inevitabilmente in un cambio di passo anche per il settore immobiliare. Ma ai primi posti per rinunce si posizionano anche le uscite a cena, la condivisione di momenti conviviali e culturali, le attività sportive.

Il caro vita si fa sentire e rischia di pesare molto sulle famiglie, andando a indebolire ulteriormente l’economia nazionale. In particolare, la crescita esponenziale del prezzo dei carburanti e delle utenze domestiche rappresentano due freni forti da fronteggiare, con ricadute dolorose su vari aspetti della quotidianità, anche perché si tratta di beni imprescindibili di cui è pressoché impossibile fare a meno.

Trovare soluzioni condivise sembra essere la risposta.

Il caro vita non è una novità degli ultimi tempi bensì un argomento che tiene banco a fasi alterne, al quale non può esistere una risposta univoca. È essenziale che le istituzioni e gli organi competenti provino a ragionare di concerto su soluzioni possibili e concretamente attuabili per andare incontro ai cittadini e salvaguardare l’economia. La compravendita immobiliare, ad esempio, rappresenta certamente uno dei motori dell’economia di una nazione: un’importante leva di scambio a 360°, dall’acquisto del bene in sé a tutto ciò che vi ruota attorno (professionisti coinvolti sul campo, la progettazione, i materiali, tutte le componenti, e poi acquisto di mobili, arredo e attrezzature, attivazione di nuove utenze energetiche e via discorrendo). È innegabile che acquistare (e vendere) un’abitazione metta in moto un intero cosmo di attività da tutelare e sostenere tramite risorse specifiche.

A quanto sopra si aggiunge che, da altre fonti, si apprende che molti italiani si sono fatti finanziare perfino le vacanze: indebitarsi in modo frammentato erode certamente le opportunità di accesso al credito per l’acquisto di un immobile, in un momento storico in cui i tassi si sono alzati, i prezzi restano elevati e le banche finanziano sempre meno operazioni di prodotto usato distante dalle politiche green europee. Per meglio comprendere come, e se effettivamente, stia mutando il mondo immobiliare anche a fronte degli aumenti dei costi, delle spese e del livello generale di indebitamento, la parola va ad Alberto Gallinari, dirigente FIMAA Milano Lodi Monza e Brianza e coordinatore della rilevazione dei prezzi degli immobili per il centro di Milano.

“Il dato diffuso di recente da alcune indagini condotte da più soggetti merita particolare attenzione. Se nei primi cinque mesi del 2026 sono stati erogati circa 170 milioni di euro di finanziamenti destinati alle vacanze significa che un numero crescente di famiglie arriva ad assumere nuovi impegni finanziari anche per spese non durevoli. La mia preoccupazione – continua Gallinari – è che questa tendenza finisca per erodere il rapporto rata-reddito, un parametro determinante nella valutazione del merito creditizio da parte delle banche. Anche una rata mensile apparentemente contenuta può incidere sulla capacità di accesso a un mutuo, riducendo il margine disponibile per sostenere il finanziamento destinato all’acquisto della casa. In un contesto caratterizzato da tassi ancora elevati e criteri di concessione del credito sempre più selettivi, questo fenomeno rischia di allontanare ulteriormente molte famiglie dal mercato immobiliare”.

di Sofia Gennarosegreteria FIMAA MiLoMB

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