Il secondo rapporto sull’Italia policentrica analizza il fermento delle città intermedie attraverso il concetto di “città plastiche”, ripreso dal lavoro di Jonathan Raban del 1974, secondo cui le città, a differenza dei villaggi, sono plasmabili per natura e si modellano in base all’identità che la comunità decide di imporre. Questa visione evidenzia come la dimensione immateriale delle città, quella delle relazioni sociali, delle dinamiche economiche e dei processi istituzionali, sia più determinante della loro configurazione fisica nel definire capacità di cambiamento e prospettive di sviluppo.
La ricerca si concentra su 157 città medie italiane, un universo di comuni situati nelle aree non metropolitane a seguito della riforma istituzionale che ha soppresso le Province, introducendo cambiamenti sostanziali nel governo territoriale. Questi centri urbani sono stati selezionati in base a criteri precisi: dimensione demografica superiore ai ventiquattromila residenti, presenza o accessibilità ai servizi essenziali di istruzione, sanità e mobilità, capacità ricettiva turistica significativa o specializzazione produttiva manifatturiera. L’insieme accoglie oltre dieci milioni e seicentomila residenti, rappresentando il 18% della popolazione italiana.
Dal punto di vista demografico, queste città registrano un indice di vecchiaia di duecentodiciassette anziani ogni cento giovani, superiore alla media nazionale e alle aree metropolitane, evidenziando la sfida del progressivo invecchiamento della popolazione. Tuttavia, nell’ultimo decennio l’incremento dell’indice di vecchiaia è stato inferiore rispetto al dato nazionale, suggerendo una maggiore capacità di resilienza demografica. Sul fronte economico, otto regioni vedono le città intermedie registrare tassi di crescita delle imprese superiori alle aree metropolitane, confermando la vitalità del tessuto imprenditoriale di questi territori.
Le agende urbane includono progetti di social housing, misure di inclusione, recupero di siti abbandonati come patrimoni culturali dismessi, caserme e fabbriche per trasformarli in servizi culturali o spazi pubblici dedicati a formazione e autoimprenditorialità. Tuttavia, le macchine amministrative mostrano limiti strutturali con personale insufficientemente preparato alla gestione dei cambiamenti digitali e difficoltà nell’intercettare fonti di finanziamento e affrontare procedure burocratiche complesse.
Il sistema culturale mostra città orientate a valorizzare il patrimonio materiale e immateriale come fattore di crescita del capitale sociale e sviluppo economico, con progetti di rigenerazione urbana a base culturale che rifunzionalizzano complessi storico-architettonici per offrire nuova occupazione giovanile e luoghi di diffusione dei saperi.
Il tessuto produttivo evidenzia un sistema di piccole e medie imprese con significativa capacità di innovazione e propensione all’esportazione, settori di eccellenza nel design, Made in Italy e agrifood, realtà imprenditoriali che valorizzano risorse locali con investimenti in sostenibilità, pratiche biologiche, tecnologie avanzate e collaborazioni con centri di ricerca.
Le principali barriere allo sviluppo rimangono carenza di personale, mancanza di risorse economiche, con oltre la metà dei comuni privi di figure competenti. Nonostante ciò, l’80% dei comuni che hanno avviato progetti smart ha colto benefici in linea o superiori alle aspettative, mentre l’86% prevede nuovi investimenti nei prossimi tre anni, con particolare interesse per Comunità Energetiche Rinnovabili, Smart Land e applicazioni di Intelligenza Artificiale a supporto dei processi decisionali.
Scarica le slide della presentazione di Mariella Pacifico (responsabile scientifico della ricerca)
Italia Policentrica 2025 (pdf).



