Il Parco archeologico del Colosseo ha inaugurato il 17 marzo 2026 il nuovo allestimento e l’area archeologica degli ambulacri meridionali dell’Anfiteatro Flavio. L’intervento, che ha interessato una superficie di 3.000 metri quadrati, è stato reso possibile grazie alla delibera CIPE n. 67 del 2019, che ha destinato al Parco i fondi di compensazione delle opere della Metro C. Il progetto è stato curato dal personale tecnico e scientifico del Parco, con la progettazione dello studio Stefano Boeri Interiors e la sponsorizzazione tecnica di Mapei.
Dettagli tecnici e finanziari dell’opera
I lavori, conclusi nel febbraio 2026, hanno riguardato lo scavo archeologico e il restauro delle superfici antiche. Tra il 2021 e il 2024, le indagini hanno documentato la stratigrafia accumulatasi tra il VII e il XX secolo. Il restauro conservativo, coordinato da Angelica Pujia, ha agito su 1.300 metri quadrati di superfici, inclusi plinti in travertino, canali radiali e reperti mobili.
Per la pavimentazione è stato utilizzato Travertino Classico della Cava del Barco, selezionato presso Tivoli per garantire continuità materica con l’originale. La nuova superficie è stata posata alla quota di +23 metri sul livello del mare, corrispondente al piano d’imposta d’età flavia. L’investimento ha permesso di ripristinare la crepidine, il bordo esterno che definisce il basamento del monumento, tramite un ribassamento controllato della piazza di circa un metro.
Collaborazioni e innovazione
Il progetto ha visto la partecipazione del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università dell’Aquila, che ha fornito il NanolaQ, un prodotto brevettato a base di nanoparticelle di calce per il consolidamento delle superfici.
Marco Squinzi, ceo di Mapei, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di aver contribuito al recupero e alla valorizzazione di un’area del Colosseo, uno dei monumenti più significativi della storia. Intervenire su beni di questo valore significa mettere a disposizione della cultura le nostre competenze, unendo innovazione e tradizione con soluzioni studiate per rispettare i materiali originali”.
Obiettivi di valorizzazione immobiliare e culturale
La riqualificazione punta a restituire leggibilità filologica al settore sud, crollato in passato a causa di terremoti e cedimenti del terreno alluvionale. Lo schema distributivo dei nuovi blocchi segue le tracce di quelli antichi, mentre 44 elementi estrusi alti 40 centimetri suggeriscono il volume dei pilastri perduti e fungono da sedute.
“Al termine di quattro anni di cantiere il Colosseo ritrova la percezione della sua originaria geometria, frutto di un’iniziativa di conoscenza, indagine, restauro e restituzione che ha dato vita a molteplici collaborazioni con istituzioni scientifiche, università e realtà produttive di primo piano nel panorama nazionale”, ha commentato Alfonsina Russo, capo Dipartimento per la valorizzazione culturale.
Secondo l’architetto Stefano Boeri, il progetto ha “restituito la percezione della dimensione originale del monumento e della sua quota di calpestio, offrendo al contempo al pubblico la possibilità di avvicinarsi alle sue mura e di immaginare il ritmo e la sequenza degli ambulacri e dei fornici oggi perduti”.
Accessibilità e fruizione pubblica
L’area è ora accessibile tramite rampe integrate nella configurazione spaziale, garantendo la percorribilità ai visitatori con difficoltà motorie. In corrispondenza dei fornici meridionali, dove la numerazione antica è andata perduta, i numeri sono stati incisi a terra su lastre di travertino di 120×60 centimetri.
Il direttore del Parco archeologico del Colosseo, Simone Quilici, ha sottolineato che lo spazio “saprà accogliere il pubblico narrando il monumento in un settore particolare: già all’interno dell’anfiteatro o meglio del suo profilo originale, ma all’esterno”. L’intervento si distingue per la sua reversibilità, permettendo eventuali modifiche future senza compromettere le strutture archeologiche sottostanti.

