Turismo open air in Italia: valore tra i 9 e i 13 miliardi (5,12 miliardi di spesa diretta)

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Per molto tempo il campeggio in Italia è stato raccontato come il fratello minore – o forse il fratello alternativo e più selvaggio – dell’hotel: vacanze semplici, tende e camper, risparmio economico e famiglie o gruppi di amici organizzati con la moka nello zaino. Oggi questa narrazione non basta più. Il turismo open air è infatti diventato un segmento estremamente solido e redditizio all’interno dell’industria turistica italiana. Non è più soltanto una nicchia, ma una vera e propria filiera che muove miliardi, genera occupazione, distribuisce ricchezza nei territori e intercetta una domanda internazionale sempre più forte.

Lo conferma l’Osservatorio di Human Company e Thrends, che quest’anno arriva alla sua sesta edizione ampliando l’analisi ai principali mercati europei: il comparto nel 2026 registrerà 68,4 milioni di pernottamenti tra campeggi, resort e villaggi. Si tratta di un dato che supera dello 0,5% il 2025 e che trova ancora nella compagine estera la maggioranza della composizione degli ospiti (55%). Dunque, l’open air si sta dimostrando resiliente e in grado di adattarsi velocemente alla mutazione delle dinamiche turistiche post-Covid, registrando una domanda stabile e in crescita costante.

Spesa diretta a 5,12 miliardi di euro, con valore complessivo tra i 9 e i 13 miliardi

Sempre secondo l’osservatorio, il comparto genererà in Italia una spesa diretta superiore a 5,12 miliardi di euro, considerando una spesa media diretta pro capite giornaliera di circa 75 euro. Se al valore prodotto direttamente dalle strutture si aggiungono gli effetti economici indiretti e l’indotto collegato ai consumi sul territorio, il valore complessivo supera 9,1 miliardi di euro e, secondo alcune elaborazioni, può arrivare fino a 13,3 miliardi di euro. A sostenere il mercato resta soprattutto la componente internazionale. Le presenze straniere sono stimate in 37,8 milioni di pernottamenti, pari al 55% del totale, mentre il mercato domestico dovrebbe attestarsi intorno ai 30,6 milioni di notti, mantenendo un andamento sostanzialmente stabile.

Il confronto con il periodo precedente alla pandemia mostra un cambiamento importante nella geografia della domanda: rispetto al 2019 il turismo internazionale outdoor in Italia cresce di quasi 14%, mentre quello interno registra una contrazione del 9,2%. Dal punto di vista dell’offerta, l’Italia occupa una posizione di primo piano in Europa. Il Paese è il secondo mercato europeo del turismo outdoor, alle spalle della Spagna e davanti a Francia, Germania, Paesi Bassi e Croazia per volume dell’offerta ricettiva open air. La concentrazione territoriale resta molto marcata. Il Nord Est continua a essere il principale polo nazionale del settore: tra Lago di Garda, delta del Po, costa veneta e Riviera romagnola si concentra circa il 46% delle presenze, pari a 31,4 milioni di pernottamenti. Seguono il Centro con 16,7 milioni, il Sud e le Isole con 10,6 milioni e il Nord Ovest con 9,5 milioni.

«Superata la fase di rimbalzo dopo la pandemia l’Italia si conferma il secondo mercato in Europa – rimarca Domenico Montano, general manager di Human Company, azienda attiva da oltre 40 anni nel turismo open air -. Ora l’offerta deve passare dalla qualificazione e l’innovazione dell’offerta». Un trend che vede un costante percorso di crescita per aumentare qualitativamente l’offerta sia sul fronte del comfort, sempre più assicurato dalle case mobili, che nei villaggi dei principali operatori hanno raggiunto una penetrazione del 30%, e dai servizi in linea con quelli offerti dagli hotel a 3 e 4 stelle.

Campeggi.com: incremento del 34% per ricerche di turismo open air

Secondo il Camping Report 2026 (CaRe) di Campeggi.com, anche le ricerche per campeggi e villaggi turistici registrano numeri positivi: l’incremento è del 34% rispetto al 2025, confermando il crescente interesse verso esperienze outdoor sempre più orientate a comfort, servizi e vacanze in famiglia. A guidare il trend sono soprattutto le famiglie: il 77% delle ricerche riguarda infatti viaggi con partner e figli, in aumento di due punti percentuali rispetto allo scorso anno. Cala invece il peso dei viaggi in coppia o con amici (18%) e di quelli in solitaria (5%). Il campeggio, quindi, evolve e si trasforma sempre più in una formula resort-oriented, capace di offrire servizi completi e un’esperienza “premium accessibile” pensata per famiglie con bambini.

Tra i servizi più richiesti spiccano animazione e baby club, scelti dal 37% degli utenti, seguiti dalle strutture pet friendly (19%) e da piscine e parchi acquatici (15%). Restano centrali anche la vicinanza alla spiaggia (13%), i servizi di ristorazione e market interni (9%) e le formule di mezza pensione o pensione completa (7%). La ricerca di comfort si riflette anche nella scelta degli alloggi: il 65% dei viaggiatori preferisce bungalow e case mobili, mentre le piazzole per camper, tende e caravan si fermano al 32%. Più contenuta, ma in crescita, la quota del glamping (3%), scelto soprattutto per weekend ed esperienze brevi immerse nella natura ma con standard elevati.

Boom del turismo internazionale nei campeggi italiani

Uno dei dati più significativi del Camping Report 2026 riguarda la forte crescita della domanda internazionale. Le ricerche provenienti dall’estero passano infatti dal 22% del 2025 al 48% del 2026, riducendo nettamente il gap con il mercato domestico, che oggi rappresenta il 52%. A trainare l’interesse verso l’Italia open air sono soprattutto Germania (21%), Svizzera (8%) e Austria (6%), seguite dai Paesi Bassi (5%). Cresce anche l’interesse da Francia, Danimarca, Spagna, Polonia, Repubblica Ceca e Regno Unito.

Il report evidenzia anche differenze significative tra viaggiatori italiani e internazionali. Gli italiani preferiscono soggiorni più brevi, mediamente di 7-8 giorni, scelgono soprattutto destinazioni balneari e mostrano una maggiore propensione al last minute. I turisti stranieri, al contrario, programmano con largo anticipo e restano più a lungo: i tedeschi soggiornano mediamente 14 giorni, mentre olandesi e svizzeri circa 12. Cresce inoltre l’interesse verso campeggi aperti tutto l’anno, un elemento che rappresenta un’opportunità strategica per la destagionalizzazione del turismo open air italiano.

Un comparto solido e con una crescita stabile e costante

In questo scenario, il campeggio italiano sembra aver definitivamente superato il proprio stereotipo storico. Non è più soltanto una formula di vacanza associata al risparmio o a uno stile di viaggio essenziale, ma un comparto maturo dell’industria turistica, capace di generare valore economico, attrarre domanda internazionale e accompagnare il cambiamento delle abitudini di viaggio. I numeri raccontano un settore che cresce senza rincorrere soltanto i volumi: aumenta il peso dei servizi, del comfort, della permanenza prolungata e della qualità dell’esperienza.

La sfida dei prossimi anni non sarà tanto aumentare il numero dei campeggi, quanto continuare a qualificare l’offerta, investire nell’innovazione e intercettare una domanda sempre più orientata verso vacanze flessibili, sostenibili e ad alto contenuto di servizi. Perché il turismo open air, oggi, non rappresenta più un’alternativa all’ospitalità tradizionale: è diventato una delle sue evoluzioni più forti e dinamiche.

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