Storyselling immobiliare: racconta, attrai, vendi

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L’impegno che da sempre ha FIMAA MiLoMB in ambito formativo è rinnovato per il 2026, con un calendario di corsi e di incontri ricco di novità e di argomenti di interesse trasversale.

Grazie alla collaborazione di docenti di eccellenza, i corsi permettono agli Associati FIMAA MiLoMB di acquisire nuove competenze e di dotarsi di strumenti essenziali per operare al meglio in questo mercato sempre più esigente e sempre più veloce.

Uno di temi sulle competenze trasversali, già affrontato nell’ultimo biennio, è certamente quello del branding. Ne abbiamo parlato in una passata intervista con la docente e consulente Helga Ogliari che per il 2026 propone con FIMAA MiLoMB nuovi corsi affiancando anche la tematica dello storytelling. E lo fa insieme ad una fotografa esperta in ritratti aziendali come Marta Baffi.

E nasce lo STORYSELLING.

“lo storyselling è l’applicazione diretta dello storytelling al processo di vendita – dichiara Helga Ogliari. Io amo dire che lo storytelling è un po’ arte, un po’ scienza, un po’ tecnica della narrazione. Non è soltanto “raccontare storie”, né limitarsi a “comunicare attraverso i racconti”. È qualcosa di più profondo: un approccio che consente di comprendere davvero il nostro pubblico — non solo capirlo, ma accoglierlo — e di posizionarci in modo unico. Nel settore immobiliare questo significa trasformare un semplice annuncio in una narrazione che mette al centro non i metri quadri, ma le possibilità di vita che quegli spazi racchiudono.

Come applicazione dello storytelling al processo di vendita, storyselling è raccontare per attrarre, conquistare e facilitare la vendita. Per un’agenzia immobiliare significa creare un ponte tra l’immobile e la persona che lo sta cercando, suscitando emozioni, evocando desideri, stimolando la proiezione di sé in una nuova dimensione abitativa. Ma significa anche conquistare la fiducia di chi vuole vendere casa.”

Applicare lo storyselling in agenzia riguarda vari aspetti.

La scheda dell’immobile non deve essere solo un elenco di caratteristiche tecniche, ma il racconto di una storia. “Un rifugio creativo a due passi dall’arte contemporanea”, “Una mansarda luminosa per chi ama studiare, sognare e guardare il cielo”, “Immagina di svegliarti e aprire le finestre su un giardino silenzioso…”) fanno pregustare delle esperienze. I dati tecnici diventano prove concrete al servizio della narrazione.

Nei social media le storie si frammentano in episodi brevi e visivi. Un reel che mostra i dettagli di un salotto, un carosello che svela le stanze una alla volta, un post LinkedIn che racconta il dietro le quinte del lavoro dell’agente. Ogni canale diventa una piattaforma per piccoli racconti coerenti con lo stile dell’agenzia.

Nelle newsletter e nella comunicazione diretta, raccontare storie di clienti che hanno trovato la loro “casa giusta” aiuta a creare fiducia e vicinanza. Sono narrazioni che fungono da specchio, facendo sentire le persone comprese nelle loro paure, nei loro dubbi, nei loro desideri.

Nel personal branding degli agenti immobiliari, anche la storia dell’agenzia e dei suoi professionisti è parte del racconto. Condividere i valori, le esperienze e la passione per il lavoro rafforza la relazione e rende il messaggio più autentico.

Ci si può distinguere anche grazie allo storyselling. Ma come? “Attraverso la scelta di uno stile narrativo autentico e coerente – prosegue Helga Ogliari. La voce dell’agenzia deve essere riconoscibile: empatica, consulenziale, raffinata o dinamica, ma sempre genuina. Un tono forzato o eccessivamente pubblicitario rischia di allontanare invece che avvicinare.”

Parole e immagini vanno scelte con cura perché invitano l’interlocutore a entrare in un mondo narrativo che può essere epico, avventuroso, romantico o tecnico. Questo è un tema che ha riscosso molto interesse nel corso realizzato per FIMAA MiLoMB e per CAPAC e che verrà per questo riproposto, con ulteriori novità, anche nel 2026.

E siccome le immagini hanno un impatto in genere superiore e più immediato delle parole, l’affiancamento con la fotografa Marta Baffi chiude il cerchio.
“L’elemento base dell’identità fotografica aziendale è il ritratto. Ed è proprio dalla sua etimologia che voglio iniziare – spiega Marta Baffi. Re-traho significa “tirare fuori” ovvero recuperare immagini dalla realtà. Mi piace pensare che i fotografi siano dei pittori moderni, che dipingono i propri soggetti con strumenti differenti ma che hanno il medesimo compito di rivelare la vera anima di chi sta di fronte a loro. La fotografia aziendale non è solo “una bella foto”. È ricerca della propria espressione.

E oggi è molto importante avere fotografie professionali per la propria attività. Viviamo in un mondo “visivo” e immagini aiutano a fare scelte importanti, come quella di comprare una casa. Ma oltre alle adeguate immagini dell’immobile, serve che sia prima consolidata l’immagine del professionista al quale affidarsi, perché le fotografie diventano parte integrante della nostra identità, parlano del nostro modo di lavorare, dei nostri valori, dell’ambiente in cui ci muoviamo.

Come possiamo comunicare davvero chi siamo?

“La fotografia aziendale è comunicazione – prosegue Marta. Non è una questione estetica fine a sé stessa. È uno strumento strategico, che deve rafforzare la percezione che gli altri hanno di te e trasmettere professionalità, originalità e autenticità. Creare una identità fotografica coerente con la propria attività professionale è un lavoro che parte sempre dall’ascolto. Il mio ruolo è quello di capire chi sei, cosa fai, quali sono i tuoi valori, a chi ti rivolgi. E proprio da lì costruiamo insieme un linguaggio visivo composto da luci, inquadrature, colori, gesti. Un’identità fotografica richiede progettualità affinché sia efficace.”

Consigli essenziali: “lavorare sulla spontaneità per valorizzare ciò che esiste già, cogliendo momenti autentici, espressioni vere, atmosfere quotidiane; cercare l’autenticità, parola magica che racchiude la capacità di unire ascolto, empatia e cura nei dettagli. Un fotografo non è solo un tecnico bensì un alleato nel raccontare la tua identità.”

FIMAA MiLoMB ha avviato questo importante percorso formativo sulla identità professionale e sulla percezione dell’immagine come essenza e non come apparenza, proponendo con Helga Ogliari e con Marta Baffi nuovi corsi dedicati. Perché il mantra “formazione: formarsi per non fermarsi” tiene conto di tutte le esigenze di chi vuole operare al meglio, “alzando l’asticella” della qualità non solo tecnica ma anche reputazionale e di immagine della Categoria.

A cura della Direzione di FIMAA MiLoMB

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