“La ricomposizione delle lacune architettoniche attraverso linguaggi e tecniche contemporanee rappresenta oggi una pratica consolidata nel restauro. In particolare, la perdita di sistemi voltati è stata frequentemente affrontata non mediante ricostruzioni mimetiche, ma attraverso dispositivi capaci di restituire l’ordine spaziale originario dichiarando al contempo la propria alterità materica e temporale. Interventi che ripropongono la forma della volta con materiali e tecniche moderne, senza imitarne la materia storica, hanno dimostrato come sia possibile ricostruire il senso dello spazio evitando falsificazioni. Il progetto per l’appartamento ducale di Guastalla si colloca consapevolmente in questa tradizione del restauro moderno, assumendone i principi di distinguibilità e reversibilità, ma declinandoli attraverso una soluzione inedita: la ricomposizione di un sistema voltato mediante un dispositivo effimero, leggero e pendinato, capace di agire sulla percezione spaziale senza intervenire in modo irreversibile sulle strutture storiche”.
(Sergio Bettini, Studio Bettini Architetti Associati Portfolio Palazzo Ducale di Guastalla ↗)
Le volte originarie dell’appartamento ducale, demolite volontariamente in epoca moderna per ragioni statiche, costituivano l’elemento ordinatore degli ambienti, definendone altezze, gerarchie e articolazione distributiva. La loro perdita aveva compromesso la leggibilità della sequenza spaziale e la distinzione tra spazi di rappresentanza e ambienti più intimi. Il progetto di restauro ha ipotizzato la ricostruzione delle volte a padiglione lunettate mediante un sistema in tessuto tecnico ad alta resistenza (Etfe), pretensionato su una struttura metallica autonoma e pendinato alle soprastanti strutture in acciaio. La soluzione consente di restituire l’originaria percezione volumetrica degli ambienti senza introdurre carichi sulle murature storiche e senza ricorrere a ricostruzioni murarie o strutturali.
A differenza di altri interventi analoghi, nei quali la ricomposizione delle volte avviene in edifici privati della copertura e attraversati da luce zenitale, l’intervento di Guastalla opera all’interno di un volume chiuso superiormente, nel quale la luce naturale filtra solo indirettamente. In questo contesto, la semi-trasparenza del tessuto non è finalizzata alla captazione luminosa, ma svolge un ruolo critico: dialoga con le superstiti lunette murarie della volta originaria e, al contempo, consente di intravedere la stratificazione superiore costituita dalla seconda cerchiatura e dal solaio ligneo sotto copertura.
L’efficacia della soluzione emerge in particolare nell’attuale sala maggiore, oggi percepita come un unico ambiente ma in origine articolata in più vani voltati, con altezze e ruoli differenti. La ricostruzione effimera delle volte, anche senza reinserire i setti murari demoliti nell’Ottocento, permette di restituire la complessità distributiva originaria, rendendo nuovamente leggibile la progressione gerarchica degli spazi. L’intervento si configura così come una forma di ricomposizione spaziale non mimetica, capace di suggerire la forma della volta senza riproporla, mantenendo visibili le trasformazioni storiche come parte integrante del palinsesto architettonico del palazzo.
[In collaborazione con CONFRESTAURO ↗.
Nuova partnership con l’associazione Confrestauro, rete di imprese italiane che unisce produttori di materiali, architetti, esperti del settore e aziende specializzate nel restauro e nella conservazione del patrimonio storico-artistico. Periodicamente online la pubblicazione di un progetto firmato da un associato.]



