L’Italia degli hotel ora gioca al tavolo dei grandi mercati europei

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Le previsioni turistiche per l’estate 2026 in Italia sono più che rosee e positiva appare anche la posizione del paese nel mercato europeo dell’hospitality

In una fase caratterizzata da una crescente irrequietezza internazionale, l’Italia viene infatti considerata una destinazione sicura e gli investitori guardano con interesse al Belpaese. Lo hanno fatto nel 2025 e, con ogni probabilità, continueranno a farlo anche nel 2026, in un quadro di sostanziale stabilità, se non di ulteriore crescita.

L’Italia tra i principali mercati alberghieri europei

Secondo i dati di Cushman & Wakefield, nel 2025 il mercato alberghiero europeo ha raccolto 27 miliardi di euro di investimenti, con oltre 1.050 hotel e 133.400 camere transate. Si è trattato del risultato più elevato dal 2019, con una crescita del 23% rispetto al 2024.

L’ospitalità si è così posizionata come seconda asset class per volumi di investimento a livello europeo dopo il retail, un ruolo centrale che il comparto ha assunto anche nel mercato immobiliare italiano.

Con circa 2,5 miliardi di euro investiti, l’Italia si è confermata il quarto mercato europeo, dietro al Regno Unito, che ha raccolto 5,69 miliardi di euro, alla Spagna con 4,24 miliardi e alla Francia con 3,46 miliardi. Il mercato italiano si è collocato davanti alla Germania, ferma a 1,95 miliardi di euro.

Nel Regno Unito sono stati transati 243 hotel, per un totale di 29.400 camere. In Spagna le operazioni hanno interessato 155 strutture e 26.400 camere, mentre in Francia sono passati di mano 172 hotel, per complessive 13.900 camere.

In Italia sono stati transati circa 110 alberghi, per un totale di circa 10.800 camere. Un dato leggermente inferiore alle 11.500 camere registrate in Germania, ma accompagnato da un volume di investimenti più elevato e da una maggiore concentrazione di capitali.

I dati emersi durante l’Hospitality Forum di Scenari Immobiliari confermano il ruolo dell’Italia come protagonista dell’hospitality europea. Secondo l’analisi di Scenari, che comprende i mesi da gennaio 2025 a maggio 2026 nel contesto europeo,sono state portate a termine operazioni su quasi 430 strutture, per un totale di oltre 84.000 camere, a conferma di un mercato dinamico e in progressivo consolidamento.

Il Regno Unito si conferma il principale polo di attrazione dei capitali, con oltre 5,6 miliardi di euro investiti, seguito da Spagna (3,7 miliardi) e Francia (3,5 miliardi). L’Italia, con più di 2,3 miliardi, si colloca immediatamente dopo, contribuendo insieme ai primi tre mercati, a circa il 62 per cento del totale europeo.

Ricavi e tariffe sostengono il mercato italiano

Tra il 2019 e il 2025 il RevPAR italiano, secondo la ricerca di Cushman & Wakefield, è cresciuto di circa il 54%, una performance superiore alla media europea e a quella dei principali mercati continentali.

A sostenere questo risultato sono state soprattutto le tariffe medie perché l’Adr è aumentato di circa il 55%, a conferma della capacità del mercato italiano di intercettare una domanda internazionale disposta a riconoscere prezzi più elevati, soprattutto nelle destinazioni più attrattive e nel segmento di fascia alta.

Anche il sentiment degli investitori conferma il buon posizionamento del paese. Nello European Hotel Investor Compass 2026 di Cushman & Wakefield, l’Italia risulta la destinazione europea più attrattiva per gli investimenti alberghieri, con un indice di 4,2 punti su cinque.

L’Italia precede la Spagna, che registra un punteggio di 4,1, mentre il 78% degli investitori intervistati esprime un interesse alto o medio-alto nei confronti del mercato italiano.

Un primo trimestre positivo ma ancora da interpretare

Nel primo trimestre del 2026 il mercato italiano ha mantenuto un andamento positivo, anche se le diverse società di consulenza utilizzano perimetri di rilevazione differenti.

Secondo Cushman & Wakefield, gli investimenti alberghieri hanno raggiunto circa 540 milioni di euro. Più prudente appare la valutazione di JLL, che indica circa 370 milioni di euro per le transazioni relative a hotel operativi. Il volume sale però a circa 600 milioni di euro quando si includono anche le conversioni, quindi gli immobili acquistati con l’obiettivo di essere trasformati in strutture alberghiere.

Secondo JLL, il 73% dei capitali investiti proviene da operatori internazionali. Il mercato è stato caratterizzato soprattutto da operazioni inferiori a 25 milioni di euro, che hanno rappresentato il 60% dell’attività, pur in presenza di alcune transazioni di dimensioni più rilevanti.

Per valutare con maggiore precisione l’andamento dell’intero 2026 sarà necessario attendere il completamento della raccolta relativa al primo semestre, ma se il ritmo del primo trimestre dovesse però mantenersi costante, il risultato finale potrebbe avvicinarsi ai livelli raggiunti nel 2025 o, nello scenario più favorevole, superarli.

Il Regno Unito resta il mercato più liquido

Nel primo trimestre del 2026 il Regno Unito ha raccolto circa 1,6 miliardi di sterline (1,85 mld di euro circa) di investimenti alberghieri.

Il mercato britannico resta il più liquido d’Europa e ha raggiunto un volume superiore a più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2025. Il risultato è stato però sostenuto da alcune grandi operazioni realizzate a Londra e dall’acquisizione di singoli hotel, che hanno rappresentato circa il 90% del volume trimestrale.

Va detto che il mercato alberghiero britannico è storicamente più istituzionalizzato rispetto a quello italiano, presenta un numero maggiore di grandi portafogli, operatori internazionali e strutture di proprietà di investitori professionali.

L’Italia conserva invece una maggiore frammentazione, con una presenza ancora capillare di hotel a conduzione familiare, soprattutto nelle località turistiche. Questa caratteristica limita in parte la disponibilità di grandi prodotti istituzionali, ma allo stesso tempo offre un ampio potenziale di consolidamento e riqualificazione.

La Germania parte con maggiore debolezza

La Germania è, invece, il mercato che ha iniziato il 2026 con maggiore debolezza. Nel primo trimestre sono stati investiti circa 221 milioni di euro, con una contrazione del 44% rispetto ai 395 milioni registrati nello stesso periodo del 2025.

Il volume è risultato inferiore del 31% rispetto alla media quinquennale dei primi trimestri e del 62% rispetto alla media decennale. Monaco di Baviera ha raccolto da sola circa il 40% degli investimenti complessivi.

Anche prendendo come riferimento il dato più prudente di JLL, pari a circa 370 milioni di euro, nel primo trimestre l’Italia ha raccolto quasi il 70% di capitali in più rispetto alla Germania.

L’Italia è ormai nella fascia alta del mercato europeo

In un confronto europeo, i dati mostrano che il Regno Unito resta difficilmente raggiungibile per dimensioni e liquidità, come del resto accade anche in altre asset class immobiliari, si vedano le performance dello student housing. Spagna e Francia hanno inoltre chiuso il 2025 con volumi annuali superiori a quelli italiani.

L’Italia è però entrata stabilmente nella fascia alta del mercato alberghiero europeo. Il consolidamento emerge dai risultati del 2025 e trova conferma anche nei dati relativi al primo trimestre del 2026.

Una parte importante della crescita riguarda le conversioni di immobili esistenti e gli interventi di rigenerazione. Due fenomeni che stanno modificando l’offerta alberghiera del paese e che possono aumentare la disponibilità di prodotti adatti agli investitori.

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