L’industria globale delle infrastrutture digitali continua a investire per sostenere l’intelligenza artificiale, nonostante la limitata disponibilità di energia e l’aumento dei costi operativi. I dati della ricerca Uptime Institute Global Data Center Survey 2026 indicano che gli operatori devono oggi bilanciare la crescita della capacità con la necessità di modernizzare strutture datate e gestire reti elettriche meno affidabili.
La questione energetica e l’efficienza degli impianti
La disponibilità di energia elettrica e l’efficienza dei sistemi di raffreddamento sono i principali fattori che condizionano l’espansione del settore. Nel 2026, l’efficacia media dell’uso dell’energia (PUE) si attesta a 1,52, un valore che mostra una stabilità quasi decennale dovuta alla persistenza di infrastrutture datate che rimangono in funzione per soddisfare la domanda. Sebbene i nuovi data center raggiungano valori di PUE pari o inferiori a 1,3, il progresso complessivo è rallentato dai limiti dei sistemi di raffreddamento preesistenti.
La densità media dei rack è salita oltre gli 11 kW, spinta dai carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale e al calcolo ad alte prestazioni. Tuttavia, la gestione di queste potenze richiede una disciplina operativa rigorosa. Come riportato nella fonte, “mantenere la resilienza modernizzando le infrastrutture sarà fondamentale negli anni a venire”. Le problematiche legate all’alimentazione elettrica restano inoltre la causa principale del 56% dei guasti che causano interruzioni di servizio.
Sostenibilità e obblighi di rendicontazione
La raccolta dei dati sulla sostenibilità ha ripreso una tendenza al rialzo nel 2026, motivata principalmente da requisiti normativi e pressioni esterne piuttosto che da scelte discrezionali. Oltre il 53% degli operatori monitora ora il consumo di acqua, mentre cresce la rendicontazione delle emissioni di carbonio e dei rifiuti elettronici.
In Europa, la direttiva sull’efficienza energetica dell’Unione Europea impone una raccolta dati più granulare a livello di singolo sito. Questo contesto normativo sta portando a una revisione degli obiettivi aziendali, con la definizione di scadenze per la neutralità carbonica giudicate più realistiche rispetto al passato. Sotto il profilo economico, il mancato allineamento ai piani governativi per le zero emissioni nette potrebbe comportare rischi per le strutture classificate come infrastrutture nazionali critiche.
Dinamiche immobiliari e gestione degli asset
Per la prima volta nella storia della rilevazione, le strutture di terze parti (cloud, colocation, hosting) ospitano una quota di carichi di lavoro IT (46%) superiore a quella dei data center aziendali di proprietà (44%). Questo spostamento riflette strategie di informatica ibrida dove le organizzazioni scelgono la sede più adatta in base a criteri tecnici, finanziari e normativi.
“I costi elevati rimangono la principale preoccupazione per i team di gestione delle infrastrutture digitali nel 2026”, si legge nel documento, seguiti dalle difficoltà nelle previsioni di capacità e dalle interruzioni della catena di approvvigionamento. Dal punto di vista immobiliare, l’uso di strutture di terze parti offre un accesso più rapido alla capacità e una flessibilità dei prezzi utile a gestire le pressioni sui costi, sebbene la sicurezza dei dati e le normative rimangano ostacoli significativi all’esternalizzazione completa.



