Interior design e immobiliare: come la progettazione di spazi interni influisce sulla redditività dell’immobile

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La progettazione degli interni non è solo una questione estetica, ma rappresenta una leva strategica per aumentare il valore e l’attrattività di un immobile sul mercato. In che modo soluzioni funzionali e scelte materiche possono incidere sulle performance economiche delle proprietà, favorendo vendite e locazioni nel breve o nel lungo termine più rapide e redditizie?

Ne abbiamo parlato con Studio Paradisiartificiali, uno studio di interior design a Milano, su come i nuovi paradigmi progettuali stanno ridisegnando la redditività degli immobili residenziali.

Paradisiartificiali è uno studio di progettazione nato all’interno dell’incubatore creativo di Studio Fabio Novembre, una delle realtà milanesi più influenti nel dialogo con brand internazionali e aziende ad alta complessità progettuale. In questo contesto — abituato a ragionare su identità, storytelling, strategie narrative e impatti percettivi — si è formato il DNA metodologico dello studio.
Oggi Paradisiartificiali porta quel bagaglio nel mondo della residenza, applicando i codici del retail design e del project branding a case di piccola e media scala. Ne deriva un approccio trasversale, capace di coniugare ricerca estetica, senso dello spazio e visione culturale dell’abitare contemporaneo.

In un momento in cui anche il settore immobiliare è attraversato da nuove sensibilità e nuove forme di domanda, abbiamo scelto di dialogare con Studio Paradisiartificiali per comprendere come la progettazione degli interni stia diventando una leva determinante nella redditività degli immobili.

Domanda: Quanto è rilevante oggi osservare il mercato immobiliare attraverso la lente del progetto d’interni?


Risposta:
Moltissimo. Oggi il valore immobiliare non si determina più soltanto attraverso superficie, localizzazione e stato manutentivo: cresce la quota di valore generata da ciò che definirei “qualità narrativa dello spazio”. La casa è diventata un dispositivo di autorappresentazione. Chi acquista non cerca un contenitore neutro, ma un luogo che rispecchi il proprio modo di vivere. Questa richiesta ha un impatto diretto, concreto e misurabile sulla redditività: sia nei tempi di vendita che nella percezione del valore e il nostro studio si inserisce esattamente in questo snodo.
Proveniamo da un ambiente progettuale “ad alta pressione narrativa”, dove lo spazio deve comunicare un’identità coerente. Applicare questo metodo al residenziale significa introdurre un livello di progettazione che risponde perfettamente alle nuove aspettative del pubblico.

D: Cosa sta accadendo oggi nel mercato immobiliare che rende la personalizzazione così determinante nel valore finale di un immobile?


R:
Siamo entrati nell’era della “customizzazione diffusa”. McKinsey, nel suo report Next in Personalization 2024, evidenzia che l’82% dei consumatori considera la personalizzazione come elemento chiave nella valutazione di un prodotto o servizio. Questo paradigma non riguarda più soltanto la moda o il digitale: riguarda anche l’abitare.

Allo stesso tempo, il CRESME rileva che oltre il 58% delle ristrutturazioni nel residenziale italiano è motivato dal desiderio di ottenere una configurazione spaziale più aderente al proprio stile di vita.
Gli acquirenti non cercano un appartamento: cercano la loro versione di appartamento e questo sta provocando una conseguenza molto chiara:
Gli immobili con una forte identità progettuale si vendono più velocemente e con uno scarto di prezzo superiore alla media.

Idealista ha rilevato nel 2024 che gli annunci in cui compare la dicitura “interni di design” registrano tempi di vendita più brevi del 23% rispetto alla media di mercato. Il progetto d’interni è diventato una leva di mercato.

D: Guardando il contesto milanese, quali criticità degli appartamenti spingono maggiormente verso una progettazione evoluta?
R:
Milano è un osservatorio privilegiato. Secondo ISTAT, è la provincia italiana con il numero più alto di nuclei monocomponente: oltre il 50,6% delle famiglie è composto da una sola persona. Questo ha un impatto immediato sul tipo di case che devono essere progettate: più piccole, più flessibili, più ibride.
Molti appartamenti milanesi sono oggi ripensati non solo per l’uso familiare, ma anche in termini di micro-rendita, come spazi che possono essere parzialmente messi a reddito (depandance, stanze autonome, affitti brevi). Questa nuova economia dell’abitare sta decisamente rivoluzionando la progettazione degli interni.

D: Quanto è cambiato il ruolo dell’agenzia immobiliare nel presentare un immobile e qual è oggi il rapporto con gli studi di progettazione?


R:
È cambiato radicalmente. Camminando per Milano si ha la sensazione che le agenzie immobiliari siano ovunque, e non è un’impressione: secondo OMI, negli ultimi dieci anni il numero di operatori attivi è cresciuto del 35% in città. Questo ha generato una competizione molto forte. Per distinguersi, le agenzie hanno iniziato a usare strumenti che un tempo erano esclusivi dei progettisti: layout funzionali di progetto, studi di fattibilità, visualizzazioni fotorealistiche, virtual tour immersivi, etc.
Ci siamo trovati, e questo è un trend consolidato, a operare come una sorta di ghostwriters del progetto, fornendo spesso alle agenzie strumenti di vendita ad alto impatto emotivo.
Questo è un dato interessante: la qualità del progetto preliminare sta diventando parte integrante della strategia commerciale delle agenzie e questo alza l’asticella per tutti!

D: Progettista e operatore immobiliare: dove risiede il loro diverso modo di leggere lo spazio?

R:
L’operatore immobiliare valuta lo spazio secondo metriche sintetiche: superficie, luminosità, numero di vani, potenziale di mercato, segmentazione della domanda.
Il progettista, invece, legge ciò che non è immediatamente visibile: individua le parti inespresse, riconosce le criticità trasformabili, intercetta le opportunità latenti e costruisce una visione dell’immobile che va oltre la sua configurazione attuale. Dove l’occhio comune vede un limite, il progettista legge un potenziale.

È proprio nell’incrocio tra questi due sguardi che oggi nasce il valore aggiunto.
La qualità del progetto preliminare (distribuzioni intelligenti, concept chiari, visualizzazioni coerenti) è diventata parte integrante della strategia commerciale. In questo senso il progettista non è più un elemento “successivo” alla compravendita, ma una risorsa attiva nella valorizzazione del bene sin dalle prime fasi di presentazione al mercato.

Questa differenza di sguardo — quello tecnico-commerciale dell’operatore immobiliare e quello spaziale-narrativo del progettista — sta generando in Italia una figura nuova, molto consolidata nei mercati internazionali ma ancora poco esplorata nel nostro Paese: il Property Finder Architect. È un professionista che affianca l’acquirente prima dell’acquisto, portando nella fase di ricerca la stessa qualità analitica e progettuale che normalmente si applica solo dopo la compravendita.

D: Negli ultimi anni anche i grandi gruppi della distribuzione hanno iniziato a offrire servizi di progettazione. Quale impatto sta avendo questa trasformazione sul mercato e sulla professione?


R:
È un fenomeno che merita grande attenzione. Leroy Merlin, con il servizio ARKY, Ikea con gli Interior Design Services, Kave Home e altri player hanno iniziato a proporre non solo prodotti, ma configurazioni spaziali chiavi in mano. È una trasformazione che non riguarda soltanto la distribuzione: riguarda la cultura del progetto.

Da un lato, questi servizi democratizzano l’accesso alla progettazione: molte persone, che forse non avrebbero mai contattato uno studio, oggi possono avvicinarsi a un primo livello di consulenza. È un dato culturale significativo: l’utenza è sempre più preparata, più consapevole e più attenta alla qualità degli ambienti domestici.

Dall’altro lato, questa evoluzione non toglie spazio agli studi professionali, anzi li costringe a collocarsi a un livello più strategico e più alto, lontano dalla standardizzazione e sempre più vicino alla costruzione di identità spaziali, alla gestione della complessità e alla valorizzazione immobiliare.
I servizi della GDO offrono un progetto “minimo” e immediato, utile a elevare la base della domanda; il progettista, invece, opera su una scala diversa: legge le potenzialità, anticipa scenari e trasforma l’immobile in valore culturale ed economico. È in questa differenza di profondità che la professione trova nuova forza, anziché fragilità.

D: Quali sono gli errori più comuni nelle ristrutturazioni che compromettono o riducono il valore immobiliare?

R: Gli errori che realmente compromettono il valore immobiliare non riguardano le finiture: riguardano ciò che definisce la struttura stessa dell’abitare.

Il primo e più grave è sottovalutare la qualità dell’impiantistica:
Secondo ENEA, oltre il 60% del parco residenziale italiano presenta impianti obsoleti o non efficienti. Una ristrutturazione che interviene solo sull’aspetto visibile, ignorando ciò che corre dietro le pareti, genera un valore fragile: apparentemente rinnovato, ma privo di sostanza tecnica.

Il secondo errore riguarda la classe energetica:
Oggi il 72% degli immobili italiani si colloca tra F e G (dati ENEA 2024), e il CRESME registra che un miglioramento di due classi energetiche può incrementare il valore di mercato fino al 15%. Una casa che consuma poco, che mantiene temperatura e comfort con costi ridotti, è oggi un bene immobiliare più competitivo, indipendentemente dalla dimensione.

Il terzo errore — spesso il più penalizzante — è la distribuzione sbagliata degli spazi.
La distribuzione è il vero DNA di una casa: definisce la logica interna, la qualità dell’esperienza abitativa, la percezione di ordine e coerenza funzionale.
Una finitura può essere sostituita, una scelta cromatica può essere corretta, ma una distribuzione errata genera un danno strutturale: compromette la vivibilità, abbassa la desiderabilità e rende l’immobile meno appetibile sul mercato.

La ristrutturazione di valore non si misura sui dettagli decorativi, ma sulla solidità delle scelte che non si vedono: impianti, efficienza energetica, layout.
Sono questi i tre pilastri che determinano la competitività reale di un immobile nel tempo.

Poiché Paradisi Artificiali offre anche un servizi di ristrutturazioni a Milano, potete sicuramente chiedere una consulenza nel caso stiate pensando di ristrutturare casa e non volete partire con il piede sbagliato!

D: Guardando ai prossimi anni, quali sono i trend progettuali che incideranno maggiormente sul valore immobiliare?
R:
Tre dinamiche emergenti stanno già ridisegnando il rapporto tra progetto e valore immobiliare, e nei prossimi anni diventeranno determinanti.
1. L’ibridazione funzionale della casa:
il confine tra luoghi di vita e luoghi di lavoro continuerà a sfumare. Gli spazi monofunzionali (camera da letto, soggiorno, studio), lasceranno il posto ad ambienti capaci di mutare nel corso della giornata.
Le case che sapranno gestire questa complessità, offrendo scenari flessibili e coerenti, saranno più competitive.
2. Efficienza misurabile e basso consumo:
la casa del futuro non verrà valutata solo per l’estetica, ma per le sue prestazioni. Interventi su classe energetica, impianti evoluti, soluzioni che riducono i consumi e aumentano il comfort saranno tra i principali driver di valore. È un trend già confermato da ENEA e CRESME: l’efficienza non è più un optional, ma un elemento di posizionamento.
3. Identità progettuale e personalizzazione consapevole:
l’epoca della neutralità sta perdendo centralità. Gli immobili che presentano una chiara coerenza progettuale — non meramente decorativa, ma spaziale — si collocano più rapidamente sul mercato.
La personalizzazione, quando guidata da un progetto solido, genera appartenenza e desiderabilità: due fattori che agiscono direttamente sulla redditività.

In sintesi, il valore immobiliare non sarà determinato da un singolo elemento, ma dalla capacità del progetto di anticipare i comportamenti dell’abitare.
Gli spazi che sanno evolvere, che reggono nel tempo e che mantengono un senso, saranno quelli più competitivi.

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