Nonostante la stabilità delle performance del mercato immobiliare, il sentiment degli investitori peggiora. L’Inrev consensus indicator (l’indicatore dle consenso dell’Associazione europea degli investitori in veicoli immobiliari non quotati) di giugno è sceso al minimo storico di 41,0, rispetto al 54,7 del trimestre precedente. Tutti e cinque i sottoindicatori hanno registrato forti flessioni, poiché il perdurare degli shock geopolitici e delle difficoltà economiche ha pesato in modo significativo sulle prospettive a breve termine.
I risultati evidenziano un divario significativo tra la stabilità delle performance del settore immobiliare e il forte calo del sentiment.
Sia i rendimenti totali a livello di fondo, pari all’1,30%, sia quelli a livello di asset, pari all’1,67%, sono rimasti positivi nel primo trimestre del 2026, con gli indici che hanno registrato rispettivamente nove e otto trimestri consecutivi di performance positive.
Gli ultimi incrementi sono stati alimentati principalmente dalla crescita del capitale, salita allo 0,79% per l’Inrev Fund Index e allo 0,64% per l’Inrev Asset Level Index, mentre gli asset immobiliari europei raggiungono la fine di un ciclo di riprezzamento.
Ricalibrazione in corso
Nel frattempo, il sentiment a breve termine nei confronti del settore immobiliare mostra una marcata ricalibrazione da parte degli investitori.
Il sottoindicatore economico ha registrato la flessione più pronunciata, diminuendo di 18,3 punti e raggiungendo il minimo storico della serie, pari a 24,0. Il sentiment relativo alla liquidità degli investimenti è tornato in territorio di contrazione, scendendo da 51,6 a 36,1, dopo tre trimestri consecutivi al di sopra della soglia di 50.
I rischi geopolitici, la persistente incertezza sui prezzi dell’energia e le tensioni commerciali che hanno caratterizzato lo scenario globale negli ultimi anni fanno sì che i livelli di rischio siano elevati.
Di conseguenza, la resilienza complessiva del mercato è inferiore in tutte le classi di asset. Il settore immobiliare non fa eccezione. Ciò ha portato gli investitori a rivedere le proprie aspettative a breve termine per il mercato immobiliare.
Gli intervistati hanno inoltre riferito che l’aumento dell’inflazione sta producendo un impatto netto negativo sul settore immobiliare.
Il residenziale continua a guidare le performance
Tutti i settori hanno registrato risultati positivi a livello di asset e il residenziale è stato il comparto con le migliori performance, con rendimenti totali del 2,85% e una crescita del capitale del 2,04%.
Gli asset retail hanno registrato l’unico rallentamento delle performance, pur rimanendo in territorio positivo, con un rendimento dell’1,47%.
Le condizioni di finanziamento sono sostanzialmente stabili, ma si irrigidiscono per alcuni operatori
Il finanziamento è stato uno dei soli due sottoindicatori a rimanere in territorio di crescita, insieme a locazioni e operatività, pari a 50,3. Tuttavia, ha anche registrato il maggiore calo trimestrale, scendendo dal massimo di 70,4 di marzo a 55,8 di giugno.
Ciò segnala un cambiamento significativo nelle condizioni di finanziamento, con la quota relativa a una maggiore disponibilità di finanziamenti scesa dal 46% di marzo al 17% di giugno.
Il quadro complessivo emerso dalla ricerca è prevalentemente stabile, con l’89% degli intervistati che non ha segnalato cambiamenti nelle condizioni di finanziamento.
Tuttavia, riflette un chiaro cambiamento di direzione rispetto alle condizioni fortemente accomodanti che avevano caratterizzato il sentiment sul finanziamento per tutto il 2025 e all’inizio del 2026.
Anche il volume delle transazioni è diminuito in modo significativo, passando dagli 80,3 miliardi di euro del quarto trimestre del 2025 ai 41,3 miliardi di euro del primo trimestre del 2026.
Un calo di questa portata rappresenta un indebolimento più consistente di quanto potrebbero suggerire le sole dinamiche stagionali.
L’Italia diventa il mercato preferito dagli investitori, mentre Regno Unito e Paesi Bassi perdono consensi
Le performance si sono mantenute stabili anche dal punto di vista geografico, con tutti e sei i principali mercati che hanno registrato rendimenti totali positivi, sebbene i valori del capitale siano leggermente diminuiti nel Regno Unito e in Francia.
L’Italia ha scalato la classifica, diventando il paese preferito dagli investitori e superando la Spagna, con un sentiment netto positivo del 12,9%.
La Spagna, che nei trimestri recenti aveva dominato la classifica del sentiment, raggiungendo a marzo un sentiment netto del 39,4%, si colloca al secondo posto, a breve distanza.
Con un sentiment netto del 9,4%, si mantiene sostanzialmente in linea con la propria media di lungo periodo, pari al 10,0%.
Nonostante il calo, la posizione della Spagna è ulteriormente consolidata dalle solide performance a livello di asset registrate alla fine del 2025.
Il Regno Unito e i Paesi Bassi hanno registrato un significativo raffreddamento del sentiment degli investitori. Entrambi sono scesi in territorio negativo, rispettivamente a -6,2% e -3,1%. Per il Regno Unito si tratta della prima rilevazione di un sentiment netto negativo dopo diversi trimestri.
La Francia ha mantenuto il sentiment più debole, pari a -15,6%, sostanzialmente invariato rispetto al -15,2% di marzo. Continua a rimanere considerevolmente indietro rispetto a tutti gli altri mercati.
Commentando i risultati, Iryna Pylypchuk, director of research di Inrev, ha dichiarato: “Stiamo osservando una forte divergenza tra le performance del mercato e le prospettive di investimento a breve termine. Gli effetti destabilizzanti della geopolitica, l’aumento dei rischi e le basse soglie di resilienza stanno chiaramente pesando in modo significativo sulla fiducia negli investimenti a breve termine.
La realtà, tuttavia, è che le performance del mercato proseguono senza interruzioni, con chiari segnali di crescita del capitale che determinano un aumento dei rendimenti totali nella maggior parte dei mercati europei.
La diffusa previsione di potenziali difficoltà nell’attuale contesto politico e commerciale ad alto rischio è prudente. Riflette una minore resilienza e una maggiore sensibilità al rischio da parte degli operatori del mercato.
Detto ciò, i fondamentali del mercato immobiliare europeo sono solidi e l’ultima rilevazione non rappresenta un indicatore di una fase discendente del ciclo, ma una pausa dettata dalla cautela”.







