Contro la corrente della società

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È un tipo di cambiamento sociale in atto da tempo. Un progressivo mutare delle abitudini e delle tendenze. Un allontanarsi dall’accettazione passiva tipica del “si è sempre fatto così, è sempre stato così” per avvicinarsi al “basta, non voglio più sottostare a ogni obbligo che sia preimposto dalla società in cui sono inserito”.

Le aspettative altrui pesano sempre di più e rischiano di inficiare la tranquillità e la serenità delle persone sul piano sia personale sia lavorativo. Anche per questo motivo le ultime ricerche condotte dall’istituto Radar Swg su un campione rappresentativo di 800 soggetti evidenziano come, mentre il 29% abbia dichiarato di non sentire il bisogno di cambiare la propria vita abbandonando qualsiasi forma di obbligo sociale, il 26% stia seriamente pensando di modificare il proprio stile di vita e il 21% si sia già mosso per dare una svolta alle proprie abitudini quotidiane. Molti di loro affermano che il benessere mentale debba essere messo in primo piano per stare meglio: reggere i ritmi imposti da altri ed essere sempre all’altezza, dovendo pensare troppo spesso alla forma, rischia di trasformarsi in un vero e proprio impegno da mantenere nel tempo: uno stress mentale, fisico ed economico, in particolare per gli intervistati che per età anagrafica fanno parte della Generazione Z.

Sposarsi, acquistare casa e avere figli in questo preciso ordine è un copione che ormai sta davvero stretto, come anche il successo personale da misurarsi in posizione lavorativa e fatturato: dover costantemente dimostrare di essere qualcuno sulla base dei propri guadagni è un concetto lontano dagli ideali dei nati fra la fine degli anni ’90 e la prima decina degli anni 2000. Il desiderio primario è quello di avere più tempo ed energie da dedicare a ciò che conta davvero.

“Da appartenente alla classe Millennial, generazione “via di mezzo” cui è toccato attraversare ogni possibile evento avverso dal punto di vista economico e geopolitico fin dal 2008, mi sento di dire che sposo alcuni degli ideali in cui si identifica la GenZ – spiega Virginia Bondoli, consigliere FIMAA MiLoMB e Gruppo Giovani Confcommercio MiLoMB – Stiamo assistendo a un importante cambiamento generazionale che passa per numerosi elementi: il rapporto con il lavoro non più vissuto come qualcosa che ci rappresenta in toto, il desiderio di famiglia non più così radicato e le difficoltà contingenti nel poterla creare, le aspettative sociali talvolta soddisfatte e talvolta no che assumono un peso diverso rispetto al passato. Ed infine una sempre crescente attenzione alla salute mentale, aspetto fino a qualche anno fa completamente trascurato e non valorizzato. Sono fermamente convinta che siamo sulla strada giusta per costruire un modo di vivere più sano, proficuo e sostenibile”.

Ma come si posiziona la casa rispetto a questo cambiamento di rotta, come può impattare tutto questo nel settore immobiliare? Cambiano anche i gusti e i modi di abitare o di concepire l’abitazione come luogo piuttosto che come servizio? Il concetto allargato di comodità tanto caro alla Gen Z, abituata al lavoro agile, sicuramente può determinare un cambio di scelta quando si tratta di decidere dove vivere, in quali spazi e se comprare o prendere in affitto, magari anche con contratti temporanei.

Alessandro Limonta, consigliere FIMAA MiLoMB e coordinatore Rilevazione Prezzi Immobili della Città di Monza ritiene che la Generazione Z abbia “Sia il privilegio sia la responsabilità di incarnare l’apripista a un domani vergine, una realtà che si presta al cambiamento prescindendo dai grandi instradamenti del passato. Profitto, carriera, casa, posto fisso, non sono più le loro stelle polari – dichiara – Ho avuto la fortuna di assistere alle “grandi trasformazioni” con i miei occhi. Il passaggio tra digitale e analogico, tra lira ed euro… Posso affermare di aver vissuto il mondo di ieri e di ricordarlo bene. La casa, così, subisce un cambio di paradigma e può diventare oggetto di speculazione anche nel piccolo, oppure fonte di determinazione delle proprie libertà – prosegue Limonta – Certamente vince la possibilità di essere qualcosa di più di un semplice piano d’accantonamento. Mutano forma e struttura dell’abitare, la proprietà rischia di cedere il passo all’uso e al godimento, emerge un contesto disposto alla flessibilità e alla rapidità di risposta. Si configura, insomma, un mercato nuovo, che ha come proprio “core” le esigenze dell’essere umano. La società Digitale e i suoi nativi riservano per il mondo sorprese significative e hanno le carte in regola per sciogliere i nodi del passato e interpretare, con l’occhio del domani, gli aspetti di questa vita in costante evoluzione”.

di Sofia Gennaro segreteria FIMAA MiLoMB

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