Dagli smart building alle smart community: come cambia la vivibilità di case e quartieri

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Con la fine dell’estate e il ritorno alla routine, per molti italiani riaffiora il cosiddetto post-vacation blues, il fisiologico senso di fatica che può accompagnare la ripresa delle attività quotidiane. In questa fase, la casa e il quartiere tornano a occupare un ruolo centrale: non sono soltanto i luoghi in cui vivere, ma anche spazi che incidono sul benessere, sulla qualità delle relazioni e sulla vita di tutti i giorni.

Raramente si pensa al settore immobiliare quando si parla di wellness, eppure il luogo in cui viviamo e il contesto in cui si inserisce l’abitazione hanno un impatto diretto su ciascuno di noi. Un’evidenza confermata anche da uno studio del Global Wellness Institute, secondo cui il mercato immobiliare del benessere vale attualmente 548 miliardi di dollari a livello globale e si prevede che supererà i 1.000 miliardi di dollari entro il 2029: con un +82% nei prossimi 3 anni rappresenta il settore in più rapida crescita nell’economia del wellness.

A evidenziarlo è anche uno studio italiano condotto da Humans&Data, l’agenzia di marketing e comunicazione specializzata nell’analisi e nell’interpretazione di grandi moli di dati a supporto di decisioni strategiche e innovative per mercato e istituzioni, secondo cui la soddisfazione per il quartiere e per la propria abitazione influisce direttamente sul benessere individuale: in particolare, il report evidenzia che la bontà del contesto abitativo è strettamente collegata alla qualità delle relazioni personali e al tempo libero, mentre la soddisfazione per la casa contribuisce direttamente all’appagamento complessivo della vita.

A guidare questa evoluzione è quindi una crescente richiesta di spazi abitativi capaci non solo di rispondere a esigenze funzionali, ma anche di supportare il benessere fisico, mentale e sociale delle persone. Il wellness entra così nel cuore della progettazione immobiliare, coinvolgendo non soltanto gli edifici, ma anche i quartieri e le comunità in cui sono inseriti. Case e spazi condivisi vengono ripensati come infrastrutture in grado di favorire salute mentale, longevità, resilienza e prevenzione, trasformando il modo in cui vengono progettati gli ambienti di vita, riqualificate le abitazioni e orientati gli investimenti nel settore.

“Il valore di un’abitazione oggi non può essere misurato soltanto in termini economici o patrimoniali, ma anche nella sua capacità di contribuire concretamente al benessere delle persone che la vivono. La casa e il quartiere rappresentano infatti gli ambienti in cui si sviluppano le nostre relazioni, le nostre abitudini e la nostra qualità della vita quotidiana. Per questo, investire nella loro valorizzazione significa creare condizioni migliori per il benessere individuale e collettivo – ha dichiarato Alessandro Ponti, presidente di Harley&Dikkinson – Attraverso la riqualificazione energetica degli edifici e iniziative di rigenerazione urbana come Centopiazze, lavoriamo per promuovere un modello in cui sostenibilità, qualità degli spazi e dimensione sociale procedano insieme. Riqualificare non significa soltanto migliorare le prestazioni di un immobile, ma contribuire alla costruzione di luoghi più vivibili, inclusivi e capaci di generare valore per le comunità nel lungo periodo”.

Abitazione e quartiere come luoghi del benessere

La ricerca di Humans&Data, realizzata per e con Cistà social disctrict, evidenzia come il benessere di un quartiere non dipenda esclusivamente dalle sue caratteristiche materiali, ma dall’interazione tra dimensioni fisiche e sociali. Un principio confermato anche dal modello House of Happiness di Bonava – che ha trovato applicazione nel quartiere Città Studi-Acquabella di Milano – secondo cui il benessere di quartiere si costruisce progressivamente attraverso quattro livelli: funzionalità, qualità dell’ambiente, comunità e senso di scopo. In questo percorso assumono un ruolo centrale non solo la presenza di servizi, aree verdi, sicurezza e spazi di incontro, ma anche la qualità delle relazioni tra vicini. Lo studio evidenzia infatti che le persone che hanno interagito recentemente con i propri vicini si dichiarano circa il 15% più felici, mentre chi vive in quartieri caratterizzati da buoni rapporti di vicinato riporta livelli di felicità nel quartiere superiori del 55% e una felicità generale maggiore del 30%. Anche la possibilità di organizzare attività comuni rappresenta un fattore determinante: nei quartieri dove è semplice promuovere iniziative condivise, la felicità generale aumenta in media del 21% e quella legata al quartiere del 30%.

Il rapporto evidenzia inoltre il ruolo dell’ambiente urbano nel favorire il benessere quotidiano. Chi vive in quartieri vicini a parchi e aree verdi registra livelli di felicità generale mediamente superiori del 18% e una soddisfazione per il proprio quartiere più alta del 38%, mentre pedonabilità e ciclabilità contribuiscono rispettivamente a un incremento del 17% della felicità generale e del 27% di quella di quartiere. In questa prospettiva, la casa evolve da semplice bene patrimoniale a una vera e propria infrastruttura di benessere, capace di generare valore per le persone e per i territori.

È su questa visione che si fonda l’approccio di Harley&Dikkinson, che attraverso la riqualificazione energetica degli edifici e progetti di rigenerazione urbana come il progetto Centopiazze, promosso da Fondazione Borghi Felici, sostiene un modello in cui valorizzazione immobiliare, sostenibilità e qualità della vita procedono insieme, trasformando gli interventi sul patrimonio costruito in leve di sviluppo per le comunità.

I 6 trend che stanno trasformando il Wellness Real Estate

Il settore immobiliare sta vivendo quindi un cambio di paradigma: la qualità di un edificio non viene più valutata soltanto sulla base di caratteristiche tecniche, energetiche, architettoniche o stilistiche, ma anche sulla capacità di contribuire al benessere fisico, mentale e sociale delle persone. Il Wellness Real Estate integra così progettazione, sostenibilità, tecnologia e dimensione comunitaria, trasformando il modo in cui vengono concepiti case e quartieri.

1. Da casa a infrastruttura del benessere – La casa non è più soltanto un bene patrimoniale, ma un’infrastruttura capace di incidere concretamente su salute, qualità della vita e longevità. Sempre più persone ricercano abitazioni che favoriscano il benessere quotidiano attraverso una migliore qualità dell’aria, illuminazione naturale, comfort ambientale e accesso a servizi essenziali. In questa prospettiva, il valore di un immobile non dipende più esclusivamente dalla posizione o dalle caratteristiche costruttive, ma anche dalla sua capacità di contribuire al benessere fisico, mentale e sociale di chi lo abita.

2. Prima il quartiere, poi l’edificio – La progettazione immobiliare parte sempre meno dall’edificio e sempre più dal contesto. Natura, risorse ambientali, servizi di prossimità, mobilità sostenibile e bisogni della comunità diventano il punto di partenza per sviluppare nuovi quartieri. Il territorio non rappresenta più uno sfondo, ma l’elemento guida del progetto: aree verdi, percorsi pedonali e ciclabili, spazi pubblici e servizi concorrono a creare comunità più resilienti, sostenibili e attrattive.

3. La casa diventa uno spazio per rigenerarsi – Dopo anni in cui l’abitazione è stata pensata soprattutto come luogo della produttività e dello smart working, cresce la domanda di ambienti progettati per favorire recupero psicofisico ed equilibrio emotivo. Luce naturale, ventilazione, comfort acustico, controllo climatico, materiali salubri e connessione con la natura diventano elementi centrali nella progettazione. Il wellness entra così nella quotidianità domestica, trasformando la casa in uno spazio dedicato anche al riposo e alla rigenerazione.

4. Il benessere esce dal lusso – Il wellness real estate non è più riservato agli immobili di fascia alta. Sempre più interventi di riqualificazione e nuovi sviluppi integrano principi di benessere anche nell’edilizia destinata al mercato medio. Verde urbano, sicurezza, pedonabilità, mobilità sostenibile, servizi e spazi condivisi dimostrano che migliorare la qualità della vita non richiede necessariamente soluzioni esclusive, ma una progettazione attenta alle esigenze delle persone e delle comunità.

5. Dagli smart building alle smart community – L’evoluzione tecnologica non riguarda più soltanto la casa, ma l’intero quartiere. L’intelligenza artificiale e le piattaforme digitali consentono di personalizzare servizi, ottimizzare i consumi, migliorare la gestione degli spazi condivisi e favorire nuove forme di partecipazione. Il concetto di smart home lascia così spazio a quello di quartiere intelligente, capace di adattarsi ai bisogni dei residenti e di promuovere benessere, inclusione e qualità della vita.

6. La socialità entra nel progetto – Sempre più studi dimostrano che il benessere di un quartiere dipende anche dalla qualità delle relazioni tra le persone. Spazi condivisi, piazze, percorsi pedonali e occasioni di incontro favoriscono la nascita di legami di vicinato, contribuendo a contrastare la solitudine e a rafforzare il senso di appartenenza. Secondo il modello House of Happiness di Bonava, i residenti che vivono in quartieri caratterizzati da buoni rapporti di vicinato dichiarano livelli di felicità nel quartiere superiori del 55%, confermando come la progettazione urbana possa incidere direttamente sul benessere collettivo.

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