E’ pienamente operativo, dallo scorso 3 giugno, il nuovo decreto requisidi minimi per l’anno 2026. Il provvedimento aggiorna il quadro tecnico definito dal decreto ministeriale del 26 giugno 2015 e introduce standard per la riqualificazione energetica degli edifici coerenti con la direttiva europea Epbd. La normativa impone parametri più severi per la progettazione, con una specifica attenzione ai ponti termici e all’integrazione con gli impianti, puntando a una riduzione delle emissioni e a un incremento del valore patrimoniale degli immobili.
Secondo quanto analizzato da Rete Irene, l’efficacia della norma dipende dalla stabilità del contesto economico. L’attuale fragilità del mercato e l’instabilità degli incentivi rappresentano criticità per le famiglie con minore capacità di spesa. Per queste ragioni, si rende necessaria una politica pubblica che accompagni l’obbligo tecnico con strumenti finanziari adeguati.
Manuel Castoldi, presidente di Rete Irene, afferma che “servono incentivi importanti, selettivi, fondati su paletti tecnici e controlli efficaci” e auspica una “reintroduzione regolata dello sconto in fattura esclusivamente per interventi di efficientamento energetico”. Castoldi sottolinea inoltre l’importanza di attivare “strumenti di finanza dedicati alla riqualificazione energetica, sostenuti anche da fondi europei green, con credito a basso costo”.
Le divergenze normative tra Stato e Regione Lombardia
Il quadro nazionale si raccorda con la disciplina della Regione Lombardia, che ha recepito le novità con il decreto 6437 del 15 maggio 2026. Sebbene entrambi i testi entrino in vigore il 3 giugno 2026, la Lombardia ha fissato soglie più elevate per l’impiego di Fonti energetiche rinnovabili (Fer):
• Nuove costruzioni: l’obbligo nazionale è del 60%, mentre in Lombardia salirà al 65% dal 1° gennaio 2027.
• Ristrutturazioni importanti di primo livello: la quota FER nazionale è del 40%, a fronte del 50% previsto in Lombardia.
• Edifici pubblici: la normativa lombarda richiede un incremento di 5 punti percentuali sulle quote FER e del 10% sulla potenza elettrica da rinnovabili rispetto ai target nazionali.
Classificazione degli interventi e impatto sui condomini
Il decreto ridefinisce le categorie d’intervento basandosi sulla superficie disperdente coinvolta, parametro che determina il rigore delle verifiche energetiche. L’applicazione del cappotto termico su oltre il 25% della superficie, frequente nei contesti condominiali, configura una “ristrutturazione importante di secondo livello”, richiedendo verifiche strutturate sull’involucro. Qualora l’intervento superi il 50% della superficie e includa il rifacimento dell’impianto termico, si ricade nella “ristrutturazione importante di primo livello”, con obblighi estesi all’intero edificio.
La riqualificazione profonda del patrimonio edilizio è considerata da Rete Irene una leva industriale capace di tutelare il valore immobiliare delle famiglie e ridurre la bolletta energetica nazionale, a condizione che la norma sia supportata da una strategia di lungo periodo.







