Centosessantanove pagine per fare il punto su cinque anni di vigilanza. Il nuovo documento Good practices for climate and nature risk management, pubblicato dalla Bce lo scorso maggio, rappresenta una delle più ampie ricognizioni oggi disponibili sulle modalità con cui il sistema bancario europeo sta affrontando l’integrazione dei rischi climatici e naturali nei processi di gestione, controllo e pianificazione.
La pubblicazione aggiorna il primo compendio sulle buone pratiche diffuso nel 2022 e si inserisce nel percorso avviato dalla Bce con la Guide on climate-related and environmental risks del 2020. Il documento si colloca inoltre in un contesto normativo profondamente evoluto, caratterizzato dall’entrata in applicazione, dall’11 gennaio 2026, delle Linee Guida dell’EBA sulla gestione dei rischi Esg.
Il testo non introduce nuovi obblighi regolamentari né definisce standard vincolanti. L’obiettivo è quello di raccogliere e condividere le pratiche ritenute più mature osservate presso gli istituti sottoposti alla vigilanza europea, offrendo una fotografia dello stato di avanzamento raggiunto dal settore.
Dalla gestione dei rischi climatici ai rischi climatici e naturali
Tra gli elementi di maggiore novità del documento vi è il crescente rilievo attribuito ai rischi legati alla natura, testimoniato anche dal cambiamento di terminologia adottato dalla Bce.
Se nelle precedenti pubblicazioni il riferimento era ai rischi climatici e ambientali (climate-related and environmental risks), il nuovo documento utilizza formalmente la definizione di climate and nature risks (C&N risks), riconoscendo un ruolo sempre più rilevante ai fattori legati alla natura, alla biodiversità e al deterioramento degli ecosistemi.
La scelta riflette l’evoluzione del dibattito internazionale e l’attenzione crescente verso i possibili effetti economici e finanziari derivanti dalla perdita di biodiversità, dal degrado ambientale e dalla dipendenza delle attività economiche dai servizi ecosistemici. A conferma di questa evoluzione, circa un terzo delle nuove buone pratiche raccolte nel compendio è dedicato specificamente ai rischi legati alla natura, tema che rappresenta uno degli ambiti sui quali la Bce ritiene necessario accelerare ulteriormente lo sviluppo di metodologie e strumenti operativi.
Un settore in rapida evoluzione
Il compendio mette in luce anche il significativo progresso compiuto dagli istituti europei negli ultimi anni.
La prima raccolta di buone pratiche pubblicata nel 2022 si basava sull’analisi di circa 25 istituti. L’aggiornamento del 2026 prende invece in esame pratiche osservate in oltre 60 banche europee, rappresentative di più della metà degli intermediari direttamente vigilati dalla Bce.
Secondo la stessa Autorità di vigilanza, questo ampliamento testimonia come l’integrazione dei rischi climatici e naturali non rappresenti più un tema circoscritto ai grandi gruppi bancari, ma stia progressivamente coinvolgendo anche istituti di dimensioni più contenute attraverso approcci proporzionati alle rispettive caratteristiche operative. Il documento nasce infatti anche dal confronto sviluppato negli ultimi anni tra Bce e istituti vigilati e raccoglie esempi operativi caratterizzati da differenti livelli di complessità, così da risultare applicabili anche a realtà di minori dimensioni nel rispetto del principio di proporzionalità.
Approcci sempre più forward-looking
I contenuti del documento spaziano dalla strategia aziendale alla governance, dai processi di concessione del credito alla classificazione delle esposizioni, fino alla determinazione delle perdite attese, all’adeguatezza patrimoniale e alla gestione dei rischi legati alla natura.
Uno degli aspetti maggiormente evidenziati riguarda il consolidamento di approcci di tipo forward-looking.
Le pratiche osservate mostrano come un numero crescente di istituti stia sviluppando metodologie capaci di valutare gli effetti prospettici dei rischi climatici e naturali attraverso scenari di transizione, analisi dei rischi fisici e valutazioni degli impatti potenziali sui portafogli creditizi lungo orizzonti temporali sempre più estesi.
Il capitolo dedicato alle garanzie
Particolare interesse per il settore immobiliare riveste la sezione dedicata alle collateral valuations and pricing, nella quale vengono illustrate le modalità con cui gli istituti stanno ampliando le informazioni considerate nell’analisi delle garanzie.
Nelle pratiche descritte nel documento, le informazioni tecniche relative ai beni immobili e mobili vengono utilizzate per valutare in che modo i rischi fisici e di transizione possano tradursi in danni attesi, perdite o in un deterioramento della qualità degli attivi. Il testo osserva tuttavia come le metodologie di misurazione dei rischi fisici e naturali siano ancora in fase di sviluppo e come la loro quantificazione rappresenti uno degli ambiti nei quali gli approcci risultano meno maturi e maggiormente soggetti a margini di incertezza.
Tra gli elementi richiamati figurano dati di geolocalizzazione, esposizione a rischi fisici quali alluvioni, incendi e frane, costi di ripristino dei danni, coperture assicurative, caratteristiche costruttive e prestazioni energetiche degli immobili. In alcune delle pratiche più evolute, le analisi territoriali aggregate vengono progressivamente affiancate da informazioni georeferenziate riferite al singolo immobile, con l’obiettivo di ottenere una rappresentazione più accurata dell’esposizione ai rischi fisici.
Per quanto riguarda i rischi di transizione, il documento richiama l’utilizzo di informazioni relative agli Energy Performance Certificates (EPC), in Italia gli Attestati di Prestazione Energetica, nonché la valutazione degli interventi necessari per l’adeguamento degli edifici agli obiettivi di decarbonizzazione e di efficientamento energetico. In alcune delle pratiche osservate vengono inoltre considerate certificazioni ambientali e stime dei costi necessari per mantenere nel tempo la funzionalità e la competitività degli immobili rispetto all’evoluzione del quadro normativo e del mercato.
L’obiettivo perseguito dagli istituti è comprendere in che misura i rischi climatici e naturali possano incidere sulla qualità delle garanzie e sulla loro capacità di mantenere valore nel tempo. Proprio per questo, il documento evidenzia come la raccolta e l’analisi di informazioni relative ai rischi fisici e di transizione siano destinate a interessare sempre più direttamente anche i processi di valutazione degli immobili posti a garanzia delle esposizioni creditizie.
Rischi climatici, adeguatezza patrimoniale e processi di pricing
Il compendio dedica ampio spazio anche alle modalità con cui i rischi climatici e naturali vengono progressivamente integrati nei processi di pricing del credito.
Tra le pratiche osservate vengono descritti casi nei quali alcuni istituti utilizzano scenari climatici di lungo periodo per stimare potenziali perdite future e integrare tali valutazioni nei modelli di pricing, nelle stime dell’internal capital adequacy assessment process (ICAAP) e nelle analisi di redditività.
La Bce richiama, a esempio, esperienze nelle quali gli effetti economici attesi derivanti da scenari climatici avversi vengono incorporati nelle valutazioni economico-finanziarie e nei processi di determinazione del prezzo del credito.
Il documento evidenzia come i rischi climatici e naturali vengano sempre più frequentemente considerati all’interno dei modelli di gestione del rischio, delle analisi patrimoniali e dei processi decisionali ordinari degli istituti di credito.
Un riferimento per il settore
Il nuovo compendio della Bce rappresenta una fotografia particolarmente significativa dello stato di avanzamento del sistema bancario europeo nell’integrazione dei rischi climatici e naturali.
Per il settore immobiliare, del credito e delle valutazioni, il documento offre una panoramica aggiornata delle principali direttrici lungo le quali stanno evolvendo le attività di analisi del rischio, la gestione delle garanzie e i processi di valutazione degli attivi.
La pubblicazione testimonia come i temi legati al cambiamento climatico, alla biodiversità e alla resilienza degli asset stiano assumendo un ruolo sempre più strutturale nell’operatività bancaria, interessando non soltanto gli aspetti di sostenibilità e disclosure, ma anche le attività di pianificazione, controllo, gestione del rischio e concessione del credito.
Se molte delle esperienze descritte riguardano oggi singoli istituti o gruppi di istituti, il compendio consente già di individuare alcune tendenze destinate a influenzare in misura crescente la vigilanza bancaria, la gestione delle garanzie e l’integrazione dei rischi climatici e naturali nei processi creditizi.
di Giovanni Rubuano – valutatore immobiliare certificato UNI 11558:2014






