Dopo il boom del 2024, il 2025 ha segnato un fisiologico rallentamento degli investimenti nel mercato italiano delle energie rinnovabili. C’è, però, un ambito che sta trainando gli investimenti nel settore: quello degli accumuli e, in particolare, dei sistemi di accumulo di grande taglia (c.d. utility scale).
È quanto emerge dall’Irex Annual Report 2026, lo studio di Althesys (Teha Group), presentato il 19 maggio 2026, che monitora lo stato del settore elettrico: i sistemi di accumulo stand alone, nel 2025, sono passati da 33 a 106, con un investimento complessivo di 9,2 miliardi di euro e una presenza di investitori esteri che si attesta al 41%.
Quello degli accumuli è un settore strategico nel processo di transizione energetica.
La natura stessa di risorse come il sole e il vento, massicciamente impiegate nella produzione di energia elettrica, introduce una variabile critica: l’intermittenza.
La produzione, non essendo programmabile, non sempre coincide con i picchi di domanda.
I sistemi di accumulo e, in particolare, gli accumuli basati su batterie elettrochimiche (cosiddetti BESS, Battery Energy Storage Systems), sono strumenti indispensabili per ovviare a tale problematica.
Si tratta, infatti, di sistemi capaci di immagazzinare l’energia in eccesso durante i picchi di produzione, per poi rilasciarla nei momenti di necessità. In questo modo si neutralizzano i fenomeni di overgeneration e di dispersione dell’energia e si contribuisce a garantire la disponibilità continua di energia da fonti rinnovabili.
L’importanza degli accumuli è testimoniata anche all’interno del Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima), che stabilisce l’obiettivo di 15 GW di nuova capacità di stoccaggio entro il 2030, passaggio fondamentale per riuscire a centrare l’obiettivo di soddisfare, attraverso le fonti rinnovabili, il 63,4% del fabbisogno di elettricità.
L’apertura e il sostegno al mercato
Un primo passo per lo sviluppo del settore è avvenuto con il D.Lgs. 210 /2021, che ha liberalizzato lo sviluppo dei sistemi di accumulo utility scale, cruciali per la stabilità della rete nazionale, aprendo così al mercato un settore precedentemente riservato ai soli gestori della rete di distribuzione e trasmissione.
Il mercato, tuttavia, difficilmente sarebbe in grado di fare fronte, con le proprie forze, agli investimenti necessari per la realizzazione di grandi sistemi di accumulo.
Il D.Lgs. 210/2021, pertanto, ha introdotto misure di sostegno attraverso il cosiddetto Macse (Meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico).
Tale meccanismo, per mezzo di aste competitive gestite da Terna, consente di finanziare la realizzazione di impianti di accumulo e, al contempo, di rendere disponibili le capacità di stoccaggio generate.
Nello specifico, gli sviluppatori selezionati si obbligano a realizzare l’impianto entro un termine determinato e a renderne disponibile le capacità di accumulo a favore di terzi, a fronte del riconoscimento di un compenso fisso annuo.
La prima asta, che si è svolta il 30 settembre 2025, con consegna degli impianti prevista nel 2028, ha già segnato un punto di svolta, aggiudicando 10 GWh di capacità di accumulo.
Ma questo rappresenta solo un primo passo. Le proiezioni a lungo termine, citate dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in audizione al Senato il 28 gennaio scorso, evidenziano un fabbisogno di accumulo pari a 200 GWh nel 2050, che potrà essere approvvigionato attraverso il Macse o tramite iniziative private.
La nuova architettura autorizzativa: il D.Lgs. 190/2024
Non solo misure di sostegno: la sfida per incrementare la capacità di storage si gioca anche sotto il profilo della semplificazione burocratica.
In questa direzione, il recente Testo unico sulle energie rinnovabili (D.Lgs. 190/2024) ha cercato di razionalizzare la folta normativa intervenuta nel corso degli ultimi anni, individuando tre regimi amministrativi in materia di fonti rinnovabili, applicabili anche agli impianti di accumulo.
• Attività Libera: riguarda l’installazione di impianti di accumulo elettrochimico con potenza fino a 10 MW o modifiche minori a impianti esistenti. Non richiede titoli abilitativi.
• Procedura Abilitativa Semplificata (PAS): riguarda impianti ubicati all’interno di impianti industriali, di impianti di produzione di energia elettrica, di aree di cava o di produzione e trattamento di idrocarburi liquidi e gassosi in via di dismissione, per i quali la realizzazione dell’impianto di accumulo non comporti l’aumento degli ingombri in altezza rispetto alla situazione esistente, né richieda variante agli strumenti urbanistici adottati.
• Autorizzazione Unica (AU): è il procedimento necessario per i grandi impianti o per interventi in aree non industriali. Si distingue in:
1. AU di competenza della Regione (che può delegare altri enti), per accumuli connessi o asserviti ad impianti di produzione di energia elettrica di potenza fino a 300 MW compresi, autorizzati ma non ancora realizzati, o in caso di accumuli stand alone (ossia non integrati con un impianto di produzione di energia) di potenza fino a 200 MW compresi;
2. AU di competenza del Ministero, per gli impianti di cui alla lettera a. di potenza superiore, rispettivamente, a 300 MW o a 200 MW.
Quanto alla localizzazione degli interventi, l’articolo 11-bis del D.Lgs. 190/2024 individua aree idonee ex lege all’installazione di impianti (come i siti oggetto di bonifica, cave e miniere cessate, siti e impianti nella disponibilità delle Ferrovie dello Stato, di concessionari autostradali o di gestori aeroportuali), prevedendo delle semplificazioni procedurali, come la riduzione dei termini procedimentali nei casi di AU e la qualificazione dei pareri paesaggistici come obbligatori, ma non vincolanti.
Spetta poi alle regioni e alle province autonome individuare, con propria legge, ulteriori aree idonee.
Il ruolo della due diligence
La meritoria opera di razionalizzazione normativa condotta dal D.Lgs. 190/2024 e dai successivi interventi legislativi va nella direzione di agevolare la transizione energetica, intercettando l’interesse suscitato dal mercato italiano in questo settore.
La semplificazione procedimentale, al contempo, comporta una maggiore responsabilizzazione degli operatori, chiamati ad assumere a proprio carico compiti e adempimenti allo scopo di semplificare il lavoro delle amministrazioni e snellire le procedure.
Tutto questo avviene in un contesto normativo in rapida evoluzione, nel quale la promozione delle energie rinnovabili deve confrontarsi (e conciliarsi) con gli altri interessi in gioco, anche di rilevanza costituzionale (quali la tutela dell’ambiente, del paesaggio e dei beni culturali, la riduzione del consumo di suolo, la tutela della salute).
La valutazione preventiva, in sede di due diligence, dell’idoneità dell’area prescelta, degli assetti autorizzativi dell’intervento e delle implicazioni ambientali risulta dunque determinante per verificare la coerenza del progetto con il quadro regolatorio e per ottimizzarne l’iter procedimentale.
di Fabrizio Donegani e Matteo Peverati – BLV – Belvedere & Partners

