Renzo Piano presenta a Rebibbia M.A.MA. Modulo per l’Affettività e la Maternità

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G124 è il codice che identifica una stanza di Palazzo Giustiniani al Senato assegnata all’architetto e Senatore a vita Renzo Piano, che appena nominato decise che avrebbe dato un senso alla sua carica occupandosi di un progetto per il nostro Paese: le periferie e la città che lasceremo ai figli. G124 è anche il gruppo di lavoro costituito da giovani architetti (tutti sotto i 35 anni e retribuiti con lo stipendio di Piano) che, coordinati da tutor e aiutati da altre figure professionali (sociologi, antropologi, economisti, critici, urbanisti), hanno il compito di produrre studi di “rammendo” su una periferia in un anno di lavoro.

Rebibbia, periferia Nord-Est di Roma. Un muro di circa 800 metri di lunghezza delimita il Carcere dal tessuto residenziale adiacente, segnando una netta cesura tra le parti. Il progetto M.A.MA. interessa la Casa Circondariale Femminile, uno degli istituti di pena del complesso di Rebibbia ed uno dei quattro istituti femminili presenti in tutta Italia. Data la scarsità delle strutture sul territorio, molte detenute scontano la propria pena lontane dall’ambiente di provenienza, convivendo quotidianamente con una duplice colpevolezza: quella dovuta al reato commesso e quella derivante dalla consapevolezza di non poter svolgere un ruolo portante nel nucleo familiare.

“Ai fini del mantenimento dei rapporti tra le detenute e gli affetti al di fuori del carcere – si legge nella presentazione del progetto – interviene la Casa dell’Affettività: un luogo di incontro tra detenute e famiglie che non sia quello anonimo e sorvegliato dei colloqui tradizionali, ma uno spazio che ricrei la dimensione domestica, che ricostituisca momentaneamente il nucleo familiare e che permetta alle detenute di mantenere un ruolo all’interno di esso, favorendone la riabilitazione e la reintegrazione”.

Il progetto, seguito dagli architetti Pisana Posocco (tutor), Tommaso Marenaci, Attilio Mazzetto e Martina Passeri, è stato elaborato grazie ad una stretta e fruttuosa relazione con il DAP, Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia il quale ha materialmente sostenuto la realizzazione del prototipo. Nel tempo si sono poi aggiunti degli sponsor esterni. La tecnologia costruttiva si compone di una struttura in pannelli lignei prefabbricati, realizzati nella falegnameria interna alla Casa Circondariale Nuovo Complesso di Viterbo, facilmente trasportabili ed assemblabili; la produzione del materiale necessario e la realizzazione del prototipo si devono al lavoro svolto dai detenuti di Viterbo e dalle detenute di Rebibbia (foto Alessandro Lana).

di Danilo Premoli – Office Observer

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