Il fatto non costituisce reato: sono stati assolti tutti gli otto imputati accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva nel procedimento relativo al grattacielo Torre Milano in via Stresa.
La decisione è stata presa dalla giudice Paola Braggion, della settima sezione penale, mentre a pm Marina Petruzzella aveva chiesto la condanna degli otto imputati e la confisca della torre. Si tratta soltanto del primo grado di giudizio, ma questa sentenza segna un primo e atteso passo nelle inchieste relative all’urbanistica in città.
“Oggi il Tribunale di Milano ha pronunciato sentenza di assoluzione con la formula “il fatto non costituisce reato” nel procedimento Torre Milano, a carico di costruttori, funzionari comunali e progettisti. Molti di quegli imputati li conosco. Conosco la loro storia, il loro lavoro, la loro serietà. Non ho mai avuto un solo dubbio sulla loro onestà e sulla loro reputazione e sono sinceramente sollevato che oggi un giudice lo abbia riconosciuto in modo inequivocabile. Da garantista convinto resto fermo su una cosa: i processi si fanno nelle aule di tribunale e le sentenze le pronuncia un giudice” – ha dichiarato Alessandro Maggioni, presidente del Consorzio cooperativo lavoratori in occasione della sentenza odierna sulla Torre Milano.
“Dalla nota ufficiale emessa dal Tribunale di Milano si deduce che grande è la confusione sotto il cielo dell’urbanistica milanese — e italiana. Non abusi consapevoli: un quadro normativo così contraddittorio che nessuno poteva orientarsi con certezza. La giurisprudenza penale diceva una cosa, quella amministrativa un’altra, la stessa Corte Costituzionale una terza. Non dolo, non colpa: confusione normativa. E quella confusione ha pesato in modo ingiusto su persone perbene. Questa sentenza non è un punto di arrivo. È una conferma che serve una legge di interpretazione chiara, capace di fare ordine su ciò che è lecito fare, con quali titoli e con quali oneri. Una legge che dica che quanto fatto in questi anni non è stato criminale, ma è stato il frutto di un cortocircuito normativo a cui la politica deve rispondere con indirizzi limpidi e norme inequivoche.
La politica ha il dovere di farlo. Con la consapevolezza che la chiarezza legislativa non è un favore a qualcuno: è una condizione di civiltà giuridica, nell’interesse di tutti” – ha concluso Maggioni.






