De Pellegrini (Anidride Design): “Nuova dimensione acquatica per l’hospitality di pregio”

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L’hospitality alternativa riesce a creare nuove prospettive sull’offerta di soggiorno e in questa direzione si inserisce il progetto Luxury Houseboat, struttura galleggiante pensata per unire comfort, design e ospitalità di alto livello sull’acqua.

Ne abbiamo parlato al Salone Nautico di Venezia con l’architetto Nicola De Pellegrini, che ci ha raccontato la visione alla base di questa nuova idea di hospitality galleggiante.

DOMANDA: Com’è nato il progetto Luxury Houseboat?

RISPOSTA: Il progetto è nato qui a Venezia, in Laguna. Siamo appassionati sia di ricettività sia di ospitalità e abbiamo pensato a un’imbarcazione che potesse offrire un livello di calma, comfort e relax più vicino al mondo dell’hôtellerie che a quello della nautica vera e propria.

Abbiamo quindi immaginato una struttura con spazi molto ampi, grandi vetrate, una terrazza panoramica in copertura, un bagno molto grande e un letto da 2 metri per 2 metri, proprio per garantire un livello di comfort e di ospitalità paragonabile a quello di un hotel a cinque stelle.

Il progetto è pensato soprattutto per il mercato dei marina resort, con l’obiettivo di offrire un’idea di ospitalità e comfort sia indoor, quindi legata alle finiture e ai materiali interni, sia esperienziale. 

Essendo un’imbarcazione, può essere utilizzata in acque interne e portare l’ospite, per esempio, in Laguna o all’interno di un marina, magari la sera, per vivere un’esperienza particolare, per poi rientrare in darsena e usufruire dei servizi offerti dalla struttura, come il ristorante o altri servizi.

L’ospite può poi tornare a dormire all’interno di una vera e propria camera cinque stelle galleggiante, con vista sulla darsena o sul mare. 

D: Quindi questa costruzione non è pensata per navigare in mare aperto, ma per acque interne, come fiumi, laghi e lagune?

R: Esatto. Non è un mezzo pensato per essere portato liberamente in mare aperto. Esiste una versione omologata adatta alla navigazione in acque protette.

D: La direzione è quindi quella dell’hospitality. Immagino scenari come il nord Europa, l’Inghilterra, i Paesi Bassi, dove esiste già una cultura dell’abitare in barca. Questo progetto potrebbe avere anche un futuro residenziale?

R: Sì, assolutamente. Essendo il Salone di Venezia un evento internazionale, in questi giorni abbiamo ricevuto molto interesse soprattutto da ospiti del Nord Europa, in particolare dalla Germania e dall’Olanda.

Hanno dimostrato grande attenzione per il progetto, perché sia la parte delle finiture sia quella costruttiva e impiantistica sono superiori rispetto allo standard di mercato. 

L’isolamento, i materiali in alluminio con cui è costruita e le soluzioni tecniche adottate garantiscono un comfort residenziale importante, non solo nel periodo estivo, ma anche durante l’inverno.

Abbiamo avuto interesse anche in questa direzione. Oltre al layout presentato qui, che sostanzialmente è pensato come una camera d’hotel, abbiamo sviluppato anche una versione con una piccola zona cucina, che si presta meglio alle esigenze di chi desidera utilizzare la struttura come spazio da vivere.

In Italia non è una soluzione molto frequente, mentre nei Paesi nordici è più immediato pensare all’idea di vivere o soggiornare su una struttura galleggiante, in un fiume o in un lago.

D: Pensando a strutture hospitality di pregio situate in luoghi altrettanto prestigiosi, come il Lago di Como o il Lago di Garda, questo progetto potrebbe diventare anche un’estensione dell’ospitalità classica, per hotel di alto livello che vogliono proporre alla propria clientela una soluzione complementare?

R: Sì, assolutamente. Naturalmente sempre nel rispetto delle diverse normative, anche regionali, ma questo è uno dei mercati di riferimento.

Una soluzione di questo tipo permette non solo di estendere la stagionalità, ma anche di arricchire l’esperienza offerta agli ospiti, un aspetto sempre più ricercato nel settore dell’hospitality.

Inoltre, aggiunge valore alla vendita della camera, con un riscontro sicuramente interessante

D: La parte di cantierizzazione è già stata fatta o siete ancora in fase di progettazione?

R: Questo è il primo prototipo, presentato qui al Salone. Siamo in una fase di sviluppo industriale, perché parliamo di progetti che possono arrivare facilmente a 30 o 50 unità.

Per questo serve un modello industriale e non una piccola cantieristica tradizionale, in modo da affrontare queste progettualità in maniera efficace, sia in termini di tempi sia di logistica. Si tratta infatti di oggetti che richiedono trasporti eccezionali e, di conseguenza, una gestione molto precisa.

D: Quindi uscirebbe dal cantiere già pronta oppure verrebbe assemblata in loco?

R: La struttura deve essere assemblata in un cantiere vicino al luogo di destinazione, in particolare per quanto riguarda la parte galleggiante. Per il resto, viene consegnata già pronta.

D: Un’ultima domanda: dal punto di vista ambientale, quali sono le caratteristiche del progetto, soprattutto all’impatto sull’ambiente acquatico?

R: La parte galleggiante è realizzata in materiale plastico, e questo rappresenta un grande vantaggio: non richiede la manutenzione tipica delle barche, non necessita di trattamenti specifici e non rilascia sostanze nell’ambiente. È quindi un elemento molto positivo dal punto di vista dello scafo.

Naturalmente tutti gli scarichi sono collegati a cisterne e devono essere trattati correttamente: non esiste alcun sistema di scarico diretto in acqua. I reflui vengono gestiti come rifiuti speciali.

Dal punto di vista della movimentazione, l’imbarcazione  può montare una doppia motorizzazione elettrica. Inoltre, i materiali utilizzati e il modo in cui è stata assemblata garantiscono, nel tempo, sia la possibilità di effettuare manutenzione sia quella di disassemblarla e avviare i materiali alle corrette filiere di riutilizzo.

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