Mutui: variabile più conveniente del fisso, ma i rialzi Bce possono ridurre il vantaggio

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Tra ottobre e dicembre 2025 il tasso medio sui mutui in Italia si è attestato al 3,38%, in lieve aumento rispetto al 3,28% del trimestre precedente, ma ancora tra i valori più bassi a livello europeo. Queste percentuali collocano il paese tra i più convenienti in Europa per accedere a un mutuo secondo la European mortgage federation, Emf.

Il dato italiano risulta inferiore rispetto a quello registrato in diversi paesi europei: in Ungheria il tasso medio ha raggiunto il 6,46%, in Romania il 5,82% e in Norvegia il 5,09%. Anche nel Regno Unito i mutui risultano più costosi, con una media del 4,18%, pari a 80 punti base in più rispetto all’Italia.

Più vicini ai livelli italiani si collocano Germania (3,71%), Olanda (3,60%) e Grecia (3,55%), mentre solo Belgio (3,33%), Danimarca (3,14%), Francia (3,09%) e soprattutto Spagna (2,63%) registrano condizioni migliori.

Oggi il variabile conviene più del fisso, ma i possibili rialzi Bce potrebbero ridurne il vantaggio

Secondo l’Osservatorio di MutuiOnline.it, attualmente il tasso variabile continua a essere più conveniente rispetto al fisso. Il Tan medio dei mutui variabili — considerando offerte green e standard — si attesta infatti al 2,62%, contro il 3,37% del fisso. Su un mutuo a 30 anni da 150.000  euro, questo si traduce in una rata mensile di 602 euro contro i 663 euro del fisso: un risparmio immediato di 61 euro al mese e oltre 21.800 euro di interessi in meno sull’intera durata del finanziamento.

L’attuale scenario geopolitico e le tensioni energetiche potrebbero però cambiare rapidamente il quadro. Secondo molti analisti, il conflitto in Medio Oriente e le sue conseguenze sull’inflazione potrebbero spingere la Bce a intervenire sui tassi entro fine anno.

I mercati ipotizzano già un primo rialzo nella riunione dell’11 giugno. Un aumento di 25 punti base porterebbe il Tan medio del variabile al 2,87%, con una rata mensile che salirebbe a 622 euro (+20 € rispetto a oggi) e un incremento del costo totale del mutuo di circa 7.400 euro.

Con due rialzi da 25 punti base ciascuno, il Tan medio del variabile arriverebbe invece al 3,12%, con una rata di 642 euro al mese (+40 euro rispetto a oggi). In questo scenario, il vantaggio del variabile rispetto al fisso si ridurrebbe sensibilmente, sia in termini di rata sia di costo complessivo del finanziamento.

La forbice con il tasso fisso si ridurrebbe così a soli 25 punti base, con una differenza sulla rata mensile di appena 20 euro a favore del variabile. Anche in questo scenario, il tasso variabile continuerebbe comunque a garantire un risparmio complessivo di circa 7.400 euro sull’intera durata trentennale del mutuo.

“Come confermano i dati dell’European Mortgage Federation, il mercato italiano dei mutui rimane competitivo e continua a mostrare un grande potenziale”, commenta Alessio Santarelli, ceo di MutuiOnline.it. “Nell’ultimo trimestre dello scorso anno il tasso medio sui mutui in Italia è stato tra i più convenienti in Europa: solo in Spagna è possibile trovare condizioni concretamente più favorevoli rispetto alle nostre. I mutuatari italiani possono quindi continuare a contare su tassi interessanti e sulla forte competitività degli istituti di credito, che continuano a proporre soluzioni vantaggiose e spread contenuti, soprattutto sul tasso fisso. Guardando ai prossimi mesi, tuttavia, la situazione in Medio Oriente e la crisi energetica potrebbero spingere la BCE a intervenire sui tassi, qualora il livello dell’inflazione nell’eurozona tornasse a preoccupare Francoforte. Se le previsioni dei mercati dovessero confermarsi, un rialzo dell’Euribor accompagnato da una sostanziale stabilità degli indici IRS — riferimento per i mutui a tasso fisso — porterebbe a un progressivo riavvicinamento tra le due tipologie di finanziamento. Se oggi scegliere il variabile garantisce un risparmio immediato rispetto al fisso, questo vantaggio potrebbe ridursi sensibilmente nei prossimi mesi”.

 Luca Bertalot, segretario generale Emf-Ecbc aggiunge: “L’accessibilità abitativa, la transizione climatica, i cambiamenti demografici e le tensioni geopolitiche stanno ridefinendo i sistemi abitativi a livello globale. Governi e famiglie si trovano oggi a gestire risorse sempre più limitate a fronte di una domanda crescente di abitazioni, soprattutto nelle grandi aree urbane. In questo scenario, il mercato europeo dell’housing finance — e in particolare quello italiano — continua a distinguersi per solidità e competitività, elementi fondamentali per sostenere le famiglie e favorire investimenti di lungo periodo, soprattutto in questa fase storica caratterizzata da forte incertezza. Un mercato dei mutui efficiente non rappresenta soltanto un vantaggio per i consumatori, ma costituisce anche un fattore chiave per rafforzare la crescita economica, la coesione sociale e la fiducia nel futuro. Ogni punto percentuale risparmiato sul costo di un finanziamento ipotecario si traduce infatti in maggiore potere d’acquisto per le famiglie e in una maggiore stabilità per l’intero sistema economico.”

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