La crisi abitativa spagnola è tornata al centro del dibattito politico. Tra tensioni parlamentari, nuove misure governative e proteste a Madrid, il confronto si concentra sulle modalità con cui garantire un accesso più equo alle abitazioni senza compromettere ulteriormente l’offerta di immobili in locazione.
I principali passaggi della vicenda sono:
• 2 ottobre 2026 – Il primo stop parlamentare. Il Congresso dei deputati respinge due decreti-legge presentati dal Governo di Pedro Sánchez in materia abitativa.
• Le proteste a Madrid. Le mobilitazioni per il diritto alla casa e contro gli sfratti riportano in primo piano le difficoltà di chi cerca un’abitazione a prezzi accessibili.
• 6 ottobre 2026 – Il Governo rilancia. Il Consiglio dei ministri approva nuovamente due decreti, con un’impostazione generale analoga e ulteriori misure, la cui efficacia resta subordinata alle procedure parlamentari previste.
• I principali interventi previsti. Il pacchetto comprende misure relative alla proroga dei contratti di locazione, ai limiti agli aumenti dei canoni, alle tutele per gli inquilini vulnerabili, agli incentivi fiscali, alla regolamentazione degli affitti stagionali e per stanze e al controllo di alcune forme di investimento immobiliare.
Il confronto è acceso: da una parte la necessità di proteggere chi fatica a trovare casa, dall’altra il timore che un eccesso di vincoli finisca per ridurre ulteriormente la disponibilità di immobili in affitto.
Sara Damasceni, founder di Dama RE, boutique immobiliare milanese, e di Dama Living, società specializzata in property management e affitti brevi con sedi a Milano e Malaga, spiega il suo punto di vista, in qualità di persona che vive in Spagna e guarda oltre l’emergenza
“Parlo da persona che vive in Spagna e osserva da vicino le difficoltà di un mercato immobiliare sempre più complesso. L’emergenza abitativa è reale e le difficoltà di giovani, lavoratori e famiglie con redditi medio-bassi meritano attenzione. Proprio per questo, ritengo necessario interrogarsi sugli effetti concreti delle politiche adottate, al di là delle intenzioni dichiarate.
“Dopo le difficoltà di consenso emerse in seguito alla crisi migratoria di Ceuta, la scelta del Governo Sánchez di puntare su provvedimenti dal forte impatto sociale può essere letta anche nella prospettiva di recuperare il rapporto con il proprio elettorato. Si tratta di una valutazione politica, ma la questione essenziale rimane un’altra: le misure adottate devono essere giudicate soprattutto in base ai risultati che producono.
La crisi abitativa non può essere risolta chiedendo al proprietario privato di farsi carico, da solo, di un problema che riguarda l’intera collettività. Garantire un’abitazione dignitosa alle persone in difficoltà è una responsabilità che deve vedere le istituzioni in prima linea, attraverso investimenti nel social housing, la realizzazione di alloggi a canone sostenibile e il recupero del patrimonio immobiliare inutilizzato. Questa impostazione si inserisce – prosegue Damasceni – in una tendenza più generale a guardare con crescente diffidenza alla proprietà privata e a chi mette a reddito un immobile. Un esempio è rappresentato dalle nuove imposizioni fiscali sugli alloggi turistici in Catalogna e a Barcellona. È legittimo cercare un equilibrio tra turismo, residenzialità e vivibilità urbana, ma occorre distinguere le attività irregolari da quelle che si svolgono nel rispetto delle regole, evitando di penalizzare indiscriminatamente chi investe e contribuisce all’economia del territorio.
“L’Italia, pur trovandosi in un contesto diverso, non è estranea a queste dinamiche. Anche nel nostro Paese il dibattito sugli affitti, sulle locazioni turistiche e sulla tutela degli inquilini si intreccia con la necessità di rendere le città accessibili a chi ci vive e ci lavora. L’esperienza spagnola dovrebbe rappresentare un’occasione di riflessione preventiva. L’auspicio è che chi governa l’Italia sappia cogliere per tempo i rischi di politiche che, pur animate da finalità sociali condivisibili, potrebbero finire per scoraggiare l’offerta di immobili e aggravare le difficoltà di chi cerca un’abitazione.
“La casa è un bene essenziale e l’accesso a un’abitazione dignitosa deve essere una priorità. Ma la tutela degli inquilini non dovrebbe passare attraverso la penalizzazione indiscriminata dei proprietari, soprattutto di quelli più piccoli, che spesso non dispongono di risorse tali da poter assorbire nuovi costi e rischi. Una politica abitativa efficace deve evitare che la tutela di una parte si traduca nel sacrificio di un’altra. Perché inquilini e piccoli proprietari non sono necessariamente avversari: sono spesso persone comuni che cercano, ciascuna dalla propria posizione, sicurezza economica e condizioni di vita sostenibili”.
di Sara Damasceni – fondatore Dama Re



