Il 53% dei Data center ospita carichi AI, raddoppiano i fabbisogni di potenza per rack

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Oltre la metà dei data center a livello mondiale ospita attualmente carichi di lavoro dedicati all’intelligenza artificiale, trasformando i requisiti infrastrutturali e la gestione operativa degli immobili digitali. Secondo i risultati del report 2026 Data Center Operations and Artificial Intelligence Survey pubblicato da Uptime Institute, il 53% dei proprietari e degli operatori gestisce applicazioni di intelligenza artificiale all’interno dei propri impianti.

L’integrazione delle tecnologie di intelligenza artificiale determina un incremento della densità elettrica per rack, parametro centrale nella progettazione degli asset immobiliari e nella stima dei costi energetici. Il 38% degli operatori segnala densità medie superiori a 30 kW per i rack dedicati all’intelligenza artificiale, contro il 13% riscontrato per i carichi di lavoro tradizionali. Nello specifico delle infrastrutture AI, il 13% dei rack supera i 100 kW e un ulteriore 10% si colloca nella fascia tra 51 e 100 kW. Per i carichi non legati all’intelligenza artificiale, il 59% dei rack presenta invece una densità contenuta tra 1 e 10 kW.

Tra le strutture che supportano l’intelligenza artificiale, il 55% esegue sia fasi di addestramento sia di inferenza, il 18% gestisce esclusivamente l’inferenza e il 12% è dedicato solo all’addestramento. Tra i carichi di addestramento, i modelli linguistici di grandi dimensioni rappresentano la tipologia più diffusa con il 65% delle indicazioni, seguiti dai modelli di raccomandazione con il 40% e dai sistemi di visione artificiale con il 34%.

Riguardo alla distribuzione logistica delle infrastrutture, il 35% degli operatori adotta un modello misto, sia centralizzato sia distribuito su più siti, il 33% utilizza un impianto centralizzato e il 32% una rete distribuita.

L’impatto edilizio e impiantistico emerge anche dall’analisi della dimensione dei cluster e dei sistemi di raffreddamento. Il 49% delle installazioni presenta dimensioni medie inferiori a 1 MW, il 21% si attesta tra 1 e 4,99 MW e il 9% raggiunge o supera i 50 MW. Per gestire l’impronta termica, il 24% degli impianti adotta il raffreddamento diretto a liquido (DLC) su una quota compresa tra il 41% e il 75% dei carichi AI, mentre il 17% impiega questa tecnologia per una copertura tra il 76% e il 100%.

La continuità operativa richiede architetture di ridondanza per alimentazione e condizionamento. Per l’infrastruttura elettrica dei rack dedicati all’intelligenza artificiale, il 43% delle strutture adotta una configurazione 2N e il 40% una configurazione N+1. Sul fronte del raffreddamento, l’architettura N+1 è presente nel 53% dei casi, mentre le soluzioni 2N e N+2 coprono ciascuna il 23% delle strutture.

L’indagine condotta da Uptime Institute raccoglie le risposte di 407 proprietari e operatori di data center all’interno di un campione di 867 professionisti del settore interpellati tra il 26 maggio e il 2 luglio 2026. Il campione include proprietari e operatori di data center aziendali (52%), fornitori di colocation (18%) e società di ingegneria o progettazione (9%). La distribuzione geografica comprende l’Europa (24%), gli Stati Uniti e il Canada (23%), l’Asia e il Pacifico esclusa la Cina (18%), l’America Latina (14%), l’Africa (11%), il Medio Oriente (7%) e la Cina (3%).

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