I porti italiani si apprestano a diventare piattaforme integrate per la produzione, gestione, accumulo e condivisione dell’energia. La notizia della trasformazione delle infrastrutture marittime in hub energetici è emersa durante il convegno “Le Comunità energetiche portuali: dalla visione all’attuazione“, svoltosi presso la sede del gestore dei servizi energetici (Gse), su iniziativa dell’Osservatorio nazionale tutela del mare (Ontm).
Le comunità energetiche portuali rappresentano un’evoluzione del modello delle comunità energetiche rinnovabili, applicata alla complessità degli ecosistemi portuali. A differenza delle configurazioni tradizionali, queste aree concentrano infrastrutture logistiche, terminal, reti ferroviarie, depositi e impianti da fonti rinnovabili. In questo contesto, la condivisione dell’energia funge da strumento di governance per rafforzare l’autonomia delle infrastrutture e migliorare la resilienza dei nodi logistici attraverso l’autoconsumo condiviso.
Secondo quanto emerso nel dibattito, il sistema portuale offre superfici per la produzione rinnovabile e un’alta concentrazione di consumi energetici, facilitando la sperimentazione di nuovi modelli di gestione legati al cold ironing, all’accumulo e alle filiere dell’idrogeno. L’interesse nazionale per questi modelli è confermato dai dati del Gse, che ha ricevuto circa 48.000 domande di accesso alle misure di sostegno per le comunità energetiche rinnovabili.
L’attuazione di tali progetti richiede la collaborazione tra amministrazioni, autorità di sistema portuale, operatori logistici e imprese energetiche. Per favorire questo coordinamento, ontm e gse hanno annunciato la costituzione di un tavolo permanente sulle comunità energetiche portuali nel mese di settembre 2026. Il tavolo avrà il compito di promuovere il confronto tecnico, individuare criticità e definire proposte operative per le prime esperienze strutturate nel paese.
Vinicio Mosè Vigilante, amministratore delegato del Gse, ha dichiarato: “La transizione energetica richiede modelli capaci di coniugare sostenibilità, innovazione e collaborazione. Le Comunità Energetiche rappresentano uno strumento concreto per valorizzare la produzione e la condivisione dell’energia rinnovabile. I porti, per le loro caratteristiche infrastrutturali e industriali, possono diventare laboratori d’eccellenza di questa evoluzione. Il GSE continuerà ad accompagnare questo percorso mettendo a disposizione competenze, strumenti e misure di sostegno affinché tali progettualità possano tradursi in risultati concreti per il sistema Paese.”.
Roberto Minerdo, presidente dell’Ontm, ha aggiunto: “I porti italiani sono chiamati a svolgere un ruolo decisivo nella nuova geografia energetica del Mediterraneo. Le Comunità Energetiche Portuali rappresentano una straordinaria opportunità per integrare sostenibilità ambientale, competitività economica e innovazione industriale. Con il Tavolo Permanente che avvieremo a settembre vogliamo costruire un luogo stabile di confronto tra istituzioni, imprese e ricerca per trasformare una visione condivisa in progetti concreti, contribuendo alla crescita della Blue Economy e al rafforzamento della leadership del sistema portuale italiano. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso che ONTM sta portando avanti sui temi della transizione ecologica del cluster marittimo nazionale, confermando la centralità del mare e dei porti nelle strategie energetiche, ambientali e industriali dell’Italia e rafforzando il dialogo tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca per costruire modelli di sviluppo sempre più sostenibili, competitivi e innovativi, in linea con il Protocollo di Intesa in essere, tra il nostro Osservatorio e il GSE”.


