Roma, all’asta 21 immobili “protagonisti” di Affittopoli

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La città di Roma ha messo all’asta 21 immobili a diversa destinazione d’uso, principalmente residenziale e commerciale, sparsi per le vie centrali della Città eterna. Notizia interessante, ma non certo da prima pagina, buona per lo più per un pezzo nella sezione bandi di Re². Non fosse però che non si tratta di immobili qualunque. Le 21 unità messe all’asta, infatti, sono già salite agli onori delle cronache come coprotagoniste dell’ultimo scandalo dell’Affittopoli romana, fatto di morosità cronica e di canoni d’affitto da poche decine di euro per appartamenti di lusso nei più belli e prestigiosi quartieri della capitale.

Scorrendo la lista dei beni in vendita si individuano location che qualsiasi agente immobiliare, anche alle primissime armi, definirebbe “prestigiosissime”: via dei Cappellari, che parte da Campo De’ Fiori; via Giolitti, praticamente Stazione Termini; via dei Montecatini, una traversa di via del Corso che costituisce un punto di equilibrio cosmico da cui raggiungere a piedi e in pochi minuti Piazza Colonna, Montecitorio, Fontana di Trevi, il Pantheon e tanto altro ben di Dio.

I prezzi? In fin dei conti da occasione: per alcuni degli appartamenti centrali più piccoli si parte da 150-140mila euro. Ci sono anche richieste superiori al milione, con una punta di 4 milioni di base d’asta per un immobile in largo Corrado Ricci (in pratica via dei Fori Imperiali), con vista Colosseo; ma si tratta di un immobile accatastato D/2, ossia come albergo. Il motivo dei prezzi relativamente contenuti è che, in molti casi c’è spesso un occupante abusivo che non se ne vuole andare.

Una bella zeppa sulla buona riuscita dell’asta, ma d’altronde il pacchetto di immobili in questione è stato messo sul mercato proprio a causa della morosità degli occupanti che, a quanto pare, non hanno voluto regolarizzare la propria posizione.

Tra morosità e canoni infimi

Quello degli inquilini non paganti è un problema enorme per l’amministrazione capitolina. Secondo una ricognizione predisposta dal commissario straordinario, Francesco Paolo Tronca, nel solo I municipio, l’85% degli inquilini che vivono nelle case del comune e dei negozianti che utilizzano immobili comunali non paga l’affitto. Ciò determina un ammanco per le casse del Campidoglio di 4,5 milioni di euro.

Peraltro non che i canoni d’affitto fossero da strozzini: per una casa a due passi da Termini erano sufficienti 1,81 euro al mese. Un po’ di più, ben 4,17 euro al mese, per abitare nei pressi di piazza Mazzini, mentre per stare vicino alla centralissima Campo dè Fiori l’affitto è di 5,18 euro al mese. Per non parlare di chi voleva abitare vicino al Colosseo, dove servivano addirittura 33 euro.

L’adeguamento dei canoni è uno dei problemi con cui il dipartimento Patrimonio del comune sostiene di battersi da tempo, evidentemente senza però impiegare l’energia sufficiente. L’ultimo round risale a settimana scorsa, con la consegna ai rappresentanti degli inquilini di una nuova bozza di contratto per gli immobili di Roma Capitale. Questa prevede in primo luogo canoni più alti, con quelli attualmente pagati che – quando vengono pagati – sono figli di accordi degli anni ’70 e, nei casi più recenti, di inizio anni ’90. In più, secondo quanto riportato dalle edizioni romande dei principali quotidiani nazionali, all’articolo 7 del nuovo contratto si dovrebbe prevedere che, in caso di morosità superiore ai due mesi, se non sanata nel termine di 30 giorni, il conduttore incorrerà automaticamente nella risoluzione del contratto e si procederà giudizialmente per il recupero del bene. Purché poi, gli stessi media che puntano giustamente il dito sullo scandalo affitti, non si mettano a strapparsi i capelli per i poveri inquilini gettati in mezzo a una strada una volta che il comune decida di rendere gli sfratti esecutivi.

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