Perché 3 progetti di data center su 10 non superano la prova dell’esecuzione e come invertire la rotta

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Ogni settimana il mercato registra annunci di nuovi data center: megawatt da record, investimenti miliardari e una forte spinta legata ai workload dell’Intelligenza Artificiale. Tuttavia, esiste una netta cesura tra la pipeline teorica e la capacità effettivamente consegnata.

Secondo il nostro Data Center Commercial Report (Q2 2026), circa il 30% dei progetti annunciati a livello globale non raggiunge mai la fase di costruzione. Questo fenomeno di attrition, che coinvolge pienamente anche l’Italia, non indica una flessione della domanda, ma evidenzia un fattore cruciale: la complessa “deliverability” dei siti.

L’entusiasmo iniziale si scontra con una rigorosa selezione naturale, guidata dalla disponibilità energetica, da iter autorizzativi integrati e da dinamiche di supply chain sempre più sfidanti.

Il data center come infrastruttura energetica

Milano si conferma l’hub hyperscale di riferimento italiano, ma la vera metrica di successo oggi è la disponibilità di potenza. Il data center non è più un semplice asset immobiliare, bensì un’infrastruttura energetica critica. In questo contesto, il maggior rigore applicato da Terna e dalle autorità locali nell’allocazione delle risorse sulla rete rappresenta un segnale di maturità del sistema. Si privilegiano, giustamente, gli operatori con solidità tecnica e finanziaria comprovate.

Anche a fronte delle semplificazioni attese (DL Energia, Autorizzazione Unica), procedono spediti solo quei progetti che risolvono i nodi dell’approvvigionamento energetico e degli iter ambientali sin dalle primissime fasi di pre-fattibilità.

Evoluzione dei costi, Cbam e colli di bottiglia Mep

Oltre all’accesso all’energia, la fattibilità di un campus richiede un’attenta governance economica. Le nostre proiezioni indicano una crescita annuale dei costi di costruzione tra il 5% e l’8% fino al 2029. Non si tratta di oscillazioni marginali. L’introduzione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) dell’UE nel 2026 impatterà sui materiali chiave, come acciaio e alluminio, erodendo i margini dei pacchetti MEP se non mitigata tempestivamente.

Parallelamente, la supply chain impone pianificazioni ferree: i tempi di consegna per i trasformatori ad alta tensione (HV) variano ormai dalle 80 alle 156 settimane. A questa complessità materiale si affianca una strutturale limitazione di manodopera specializzata (dal general contractor agli specialisti MEP), vero driver di rischio sul rispetto delle tempistiche.

Programme Realism: l’imbuto della “Deliverability”

Il divario tra annunci e realtà è chiaramente misurabile. Il nostro Programme Readiness Index evidenzia come la capacità si assottigli progressivamente passando dall’annuncio iniziale, all’approvazione urbanistica, fino alla reale messa in sicurezza energetica e all’avvio dei cantieri. Meno della metà della capacità annunciata per il 2026 raggiungerà la fase di costruzione. Questa non è un’anomalia, ma la fotografia di un mercato che spazza via la speculazione e premia esclusivamente i siti execution-ready: progetti pienamente capitalizzati, cantierabili e con visibilità chiara sulle forniture.

Da costruttori a strateghi: il framework per il successo

Come si rientra in quel 70% di progetti che ce la fa? La risposta risiede in scelte integrate da adottare molto prima di muovere terra:

  • Garantire l’energia prima degli annunci: serve un approccio preventivo (grid studies, power agreements) prima di svelare i piani al mercato. Le istituzioni chiedono execution, non dichiarazioni d’intenti.
  • Early Procurement: i componenti a lungo ciclo di consegna (trasformatori, switchgear, liquid cooling) vanno assicurati con largo anticipo, ancorando la filiera ben prima della progettazione esecutiva.
  • Esplorare i mercati Tier 2: pur mantenendo la centralità di Milano, diversificare lo sviluppo verso aree regionali (incluso il Mezzogiorno) offre vantaggi strategici per la disponibilità di rete e l’accesso diretto alle rinnovabili.
  • Land Intelligence: il futuro impone campus integrati: centri energetici in loco, riutilizzo del calore e studi di impatto sulle comunità locali per facilitare e blindare l’iter autorizzativo.
  • Phasing flessibile: adottare modelli di consegna progressiva mitiga il rischio finanziario iniziale, allineando il Capex alla reale profilazione della domanda.

Esecuzione batte promessa

L’Italia ha davanti a sé un’opportunità straordinaria per consolidare il proprio ruolo nella dorsale digitale europea, ma l’era dello sviluppo guidato unicamente dalle “bolle” di annunci è terminata. In un mercato in cui un terzo delle iniziative resta sulla carta, il vantaggio competitivo non appartiene più a chi promette il campus più grande, ma a chi dimostra la più solida visione strategica e una rigorosa, ineccepibile capacità di esecuzione.

A cura di Luca D’Alleva, regional director – Southern Europe, Bcs Consultancy.

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