Entro il 2029 il settore dei trasporti e della logistica in Italia dovrà reperire fino a 156.600 lavoratori. Si tratta di un fabbisogno legato per oltre il 90% al ricambio del personale, a fronte del quale l’offerta di giovani resta insufficiente: appena 6.600 profili a fronte delle 13.600-14.900 figure richieste ogni anno. Il dato è emerso alla Camera dei Deputati durante la presentazione dell’evento sul mismatch occupazionale nel comparto.
Oltre ai numeri, a mutare sono le competenze richieste. Oggi il 75% dei responsabili di magazzino deve possedere abilità digitali, mentre il 74% delle entrate previste riguarda i green jobs. In un settore strategico che muove nei porti italiani 511 milioni di tonnellate di merci, digitalizzazione e sostenibilità stanno ridisegnando ogni ruolo professionale.
Al fianco di percorsi di studi adeguati alle nuove esigenze, inoltre, serve un quadro normativo chiaro. Salvatore Deidda, presidente della Commissione Trasporti della Camera, ha evidenziato: “La logistica nelle città e nelle aree metropolitane richiede oggi regole più omogenee a livello nazionale: non possiamo lasciare che ogni città adotti criteri completamente diversi, ad esempio per l’accesso alle ZTL”.
La risposta formativa arriva dal raccordo tra accademia e mondo produttivo. Donata Vianelli, Magnifica Rettrice dell’Università di Trieste, ha dichiarato: “La logistica non è solo infrastrutture e tecnologia, ma soprattutto capitale umano. Per attrarre i migliori talenti e valorizzare chi già opera nel settore, serve un modello formativo completo”. In questa direzione si inserisce il nuovo corso di alta formazione in Logistics Management dell’ateneo giuliano.
L’iniziativa trova pieno consenso tra gli operatori. Fabrizio Ossani, direttore generale di Gruppo Federtrasporti, ha concluso: “L’investimento in competenze è un pilastro strategico per lo sviluppo della logistica. In questo scenario, la sinergia pubblico-privato è la chiave per creare percorsi di reale efficacia”.




