In occasione degli Stati Generali degli affitti brevi, promossi da Aigab, il confronto sulle dinamiche dell’abitare ha visto tra i protagonisti Andrea Napoli, amministratore delegato e fondatore di Locare — società attiva nei servizi per locazioni ordinarie, transitorie e brevi — nonché responsabile delle politiche abitative dell’Udc. L’evento ha registrato un’ampia partecipazione e un netto salto di qualità rispetto allo scorso anno, ponendo al centro i nodi di un settore finito sotto la lente delle istituzioni.
Secondo Napoli, incolpare le locazioni brevi per la crisi abitativa è un errore di prospettiva. Le autorità nazionali ed europee hanno infatti messo nel mirino gli operatori del comparto e i proprietari alla ricerca di una rendita integrativa, trascurando i dati reali del fenomeno. Nel nostro Paese gli alloggi destinati all’affitto breve sono circa 600mila, una quota che non può costituire l’emergenza a fronte di oltre 8,5 milioni di immobili disponibili, tra cui ben 4-4,5 milioni totalmente sfitti che potrebbero rientrare nel circuito abitativo.
L’analisi dell’ufficio studi di Locare delinea un mercato a tre velocità, segnato da una forte penuria di offerta che spinge costantemente al rialzo i canoni. Milano resta la piazza più costosa, con un rapporto paritario tra case in vendita e in affitto. Al Sud l’offerta di locazione è ancora più rara: si conta un solo immobile in affitto ogni sette in vendita. Di riflesso, le città hanno perso accessibilità economica: a Milano e Roma uno stipendio medio consente di soddisfare solo il 35-40% delle richieste, mentre Torino riesce a coprire tra il 60% e il 70% della domanda.
Per Napoli, reprimere gli affitti brevi rappresenta solo un palliativo: la vera priorità deve essere l’ampliamento dell’offerta. Per decenni la casa è stata considerata un tema collaterale o trattata alla stregua di un “bancomat” fiscale per rimpinguare le casse statali, fino alla svolta impressa a luglio dal Piano Casa, inteso come punto di inizio.
La strategia indicata richiede una politica industriale sull’abitare, capace di valorizzare il patrimonio residenziale come asset strategico. Sul fronte fiscale, le proposte avanzate comprendono la riduzione dell’IMU dal 75% al 50% sui canoni calmierati, l’estensione della cedolare secca a tutta Italia e un’aliquota di cedolare al 5% riservata a chi rimette in locazione alloggi rimasti sfitti da almeno 18-24 mesi.
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