L’Annesso Rosso nella campagna marchigiana

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Nel borgo storico di Loretello, nella fascia collinare delle Marche, si inserisce l’intervento architettonico, dello studio Giovanni Mecozzi e Cecilia Verdini di Ravenna, in relazione con l’identità del luogo: l’Annesso Rosso, che interpreta il confine tra tradizione e contemporaneità e guarda con discrezione a un’estetica quasi brutalista, mantenendo però un forte legame con il paesaggio che lo circonda.

La ristrutturazione di un tradizionale villino degli anni Sessanta, nel cuore della campagna, si è trasformata in un’opportunità per realizzare un progetto di riconversione che fonde in modo indissolubile la semplicità della vita rurale con una visione contemporanea dell’abitare. L’intervento racconta una storia di continuità e innovazione, dove passato e presente dialogano con il paesaggio circostante, restituendo nuova vita a un luogo carico di memorie e tradizioni.

Il fulcro dell’intervento si concentra sugli spazi esterni retrostanti l’edificio principale, un tempo occupati da annessi agricoli ormai dismessi, destinati al ricovero degli attrezzi e al lavoro manuale: la demolizione di questi volumi ha permesso di liberare la vista, che ora si apre in tutta la sua ampiezza verso il panorama delle colline marchigiane. Il paesaggio si articola in tre ambiti distinti, ciascuno con un proprio ruolo e un carattere ben definito: da un lato, le colline naturali, che rappresentano la dimensione più spontanea del luogo; dall’altro, il giardino domestico, studiato e disegnato con essenze rustiche, che introducono una nuova sensibilità nell’uso del verde; infine, il paesaggio agricolo, con i campi coltivati e gli orti, filtro verso la nuova architettura.

Il nuovo annesso, progettato con una struttura in cemento armato a vista e ferro verniciato di rosso, diventa il cuore della rinnovata quotidianità. La sua copertura si estende fino a connettersi direttamente all’edificio principale, ristrutturato con grande attenzione nei suoi caratteri originari, trasformandosi in un terrazzo sospeso affacciato sul paesaggio.

“Non si tratta semplicemente di un collegamento fisico – spiegano i progettisti -, ma di un vero e proprio ponte simbolico che unisce due generazioni e due modi diversi di vivere e interpretare la campagna: la tradizione della terra coltivata e il desiderio di un’abitabilità moderna e aperta”.

di Danilo Premoli – Office Observer
Archivio Architettura
 

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