Nel contesto macroeconomico del 2026, l’immobiliare e il credito privato si confermano soluzioni per gli investitori alla ricerca di rendimento e diversificazione. Secondo l’analisi di metà anno di Invesco, i fondamentali di queste classi di attività rimangono solidi nonostante l’incertezza dei mercati. Il commento di Benjamin Jones, responsabile globale della ricerca del gruppo, evidenzia come la combinazione di questi strumenti offra protezione contro la volatilità e l’inflazione.
“Riteniamo che il credito alle imprese e l’immobiliare possano rappresentare fonti interessanti di reddito e diversificazione: due caratteristiche particolarmente preziose in un contesto di incertezza”, dichiara Jones.
Il binomio tra investimenti reali e debito aziendale
L’analisi condotta da Invesco non affronta il credito erogato all’interno del comparto immobiliare, ma illustra la complementarità strategica tra l’investimento nel mattone e il credito privato alle imprese. Questo segmento include il finanziamento diretto (direct lending), i prestiti bancari e le obbligazioni garantite da prestiti (CLO) con rating AAA.
Dal 2005, l’immobiliare ha registrato una volatilità simile a quella dei titoli di Stato e del credito con valutazione investment grade, generando tuttavia rendimenti più elevati e una correlazione media leggermente negativa rispetto agli altri strumenti di investimento. Tali elementi confermano la funzione di diversificazione svolta dal settore.
I fattori del rendimento e la correlazione con i prezzi
Nello scenario attuale, caratterizzato da tassi di capitalizzazione inferiori alle medie storiche rispetto ai rendimenti dei titoli di Stato statunitensi (Treasury), l’evoluzione del settore immobiliare seguirà dinamiche specifiche. Secondo Jones, “i principali motori del rendimento dell’immobiliare core saranno il reddito e la crescita del reddito operativo netto, più che la compressione degli spread”.
Il credito privato si inserisce in questo quadro con rendimenti di prestiti bancari e CLO che restano superiori alle medie storiche, a differenza del debito pubblico. Inoltre, in termini di protezione del potere d’acquisto, l’immobiliare presenta storicamente una correlazione positiva con le variazioni dell’inflazione di fondo (core) negli Stati Uniti.
“Pur ritenendo che l’aumento dell’inflazione sarà contenuto e di breve durata, preferiamo mantenere in portafoglio alcuni asset che potrebbero beneficiarne nel caso in cui questa previsione si rivelasse errata”, conclude Jones. “Immobiliare e credito privato (direct lending, prestiti bancari e CLO con rating AAA) rispondono a questo criterio”.


