Il sistema bancario italiano chiude un decennio di ristrutturazione passando da una perdita lorda di 18 miliardi di euro a un utile lordo di 45 miliardi, ma la nuova liquidità stenta a canalizzarsi verso il settore immobiliare e l’economia reale. Nel primo semestre del 2026 le nuove erogazioni alle imprese registrano una contrazione dell’1,1%, con un calo accentuato per i mutui ipotecari (-7,5%) e per i finanziamenti destinati al comparto delle costruzioni (-3,6%). L’istantanea emerge dai tre studi presentati a Milano da Crif in occasione della sedicesima edizione dell’evento annuale Tomorrow Speaks, intitolato Shaping the direction for 2030 with CRIF Metadata.
In un contesto segnato dal progressivo esaurimento delle misure legate all’Ecobonus e alle risorse del Pnrr, la finanza immobiliare affronta una fase di riassestamento. La risposta indicata dai vertici creditizi ed esperti del settore riuniti a Milano risiede nella mobilitazione della ricchezza privata: l’Italia dispone di 6 trilioni di euro di risparmio finanziario delle famiglie, cifra che raddoppia raggiungendo i 12 trilioni se si include il valore del patrimonio immobiliare residenziale. Secondo le stime diffuse da Crif, canalizzare anche solo il 5% di questa ricchezza verso l’economia produttiva consentirebbe di incrementare del 40% gli impieghi alle imprese, oggi fermi sotto la soglia degli 800 miliardi di euro.
Le erogazioni ipotecarie arretrano e la rischiosità delle costruzioni sale al 4,2%
L’analisi svolta dall’Osservatorio Crif sulle imprese sul I semestre 2026, basata su un campione di oltre 2,5 milioni di aziende monitorate tramite il Sistema di Informazioni Creditizie Eurisc, evidenzia la tenuta complessiva del merito creditizio, ma rileva criticità localizzate nei settori legati al territorio e all’immobiliare.
A fronte di un tasso di default medio nazionale rimasto stabile al 2,8% per il totale delle imprese (3,0% per le sole società di capitali), il settore delle costruzioni mostra un progressivo deterioramento. Il tasso di default delle imprese edili è salito dal 4,0% di giugno 2025 al 4,2% di giugno 2026. L’analisi dei bilanci evidenzia una riduzione della marginalità operativa lorda, con un EBITDA margin sceso dall’11,3% del 2024 al 10,3% del 2025, e un incremento della leva finanziaria lorda, passata da 4,3x a 6,6x, tornando sui livelli del biennio 2020-2021. La liquidità del comparto si attesta attorno al 130%, sostenuta prevalentemente dagli acconti ricevuti per i cantieri.
Sul fronte degli strumenti finanziari scelti dalle imprese, la contrazione più marcata riguarda i mutui ipotecari, il cui flusso di erogazione scende del 7,5% dopo la ripresa registrata nel 2025. Al contrario, si rileva una crescita del 3% per i mutui chirografari e i finanziamenti non ipotecari destinati al sostegno del capitale circolante.
Luca D’Amico, Ceo di Crif Ratings, ha commentato il quadro con un avvertimento sulle prospettive a medio termine: “In un contesto ancora incerto, il sistema finanziario italiano continua a sostenere il fabbisogno delle imprese, con erogazioni di nuovo credito solo lievemente in calo a giugno 2026, dopo la forte crescita registrata lo scorso anno. Anche sul fronte della rischiosità creditizia il quadro rimane sostanzialmente stabile, con un tasso di default che si mantiene al di sotto del 4% pre-Covid. La situazione risulta tuttavia eterogenea a livello settoriale, con alcuni comparti che evidenziano già elementi di fragilità, tra cui Costruzioni e Alimentare. Il permanere dell’attuale scenario geopolitico e macroeconomico potrebbe portare il tasso di default verso il 4,5%-5% entro il 2027, con maggiori criticità per i settori che già mostrano segnali di difficoltà”.
Tra i comparti in controtendenza figurano il turismo e tempo libero, con erogazioni in crescita dell’1,6% e un tasso di default in calo dal 3,8% al 3,7%, supportato da disponibilità liquide pari al 175% degli impegni a breve termine. L’agricoltura mantiene erogazioni in flessione dell’1,5% e un tasso di default invariato al 2,1%, mentre il settore alimentare, bevande e tabacco subisce una contrazione dei crediti del 4,8% e un aumento della rischiosità al 3,6%.
I bilanci bancari si rafforzano grazie al margine di interesse e alla riduzione dei crediti deteriorati
I dati presentati da Crif descrivono un sistema bancario strutturalmente trasformato rispetto al decennio precedente. L’incremento di 63 miliardi di euro nel risultato economico lordo delle banche italiane è derivato da tre fattori chiave: la crescita di 14 miliardi nei ricavi da servizi e risparmio gestito, un recupero di efficienza operativa per circa 10 miliardi e l’impatto del rialzo dei tassi d’interesse a partire dal 2023, che ha generato oltre 15 miliardi di margine di interesse aggiuntivo. Parallelamente, il settore assicurativo ha incrementato i risultati lordi da 6,8 a 10,2 miliardi di euro, spinto dalle polizze danni e vita.
Marco Colombo, managing director finance Italy di Crif, ha tracciato le linee guida strategiche fino al 2030: “Il sistema finanziario guarda al 2030 con basi molto più solide rispetto a dieci anni fa e la sfida ora è metterle pienamente al servizio di una nuova fase di crescita, a partire dalle imprese, orientando una parte maggiore del risparmio verso l’economia reale. La sinergia tra dati di qualità e tecnologie AI può consentire di gestire meglio la complessità crescente, e non solo di aumentare la produttività ma di far evolvere la qualità della relazione con i clienti, sia privati che business. In CRIF lavoriamo ogni giorno per mettere a disposizione di banche e assicurazioni dati, strumenti e insight integrati, trasformandoli in intelligence utilizzabile per prendere decisioni migliori”.
Durante i dibattiti dell’evento, i dirigenti dei principali istituti bancari hanno ribadito la centralità del fattore umano e dell’innovazione tecnologica. Gianni Franco Papa, Ceo di Bper Banca, ha affermato: “La dimensione conta quando si traduce in maggiore capacità di investire e di competere. Essere più grandi significa poter destinare più risorse all’innovazione, nei suoi diversi aspetti. Per BPER, tuttavia, la tecnologia è uno strumento, non un fine: deve generare valore concreto per i colleghi, per i clienti, per le imprese. Vogliamo una banca più semplice, veloce e personalizzata, nella quale l’innovazione rafforzi, e non sostituisca, la relazione con le persone. È su questo equilibrio che costruiamo il futuro del Gruppo”.
In merito al ruolo dell’intelligenza artificiale nel sostegno al tessuto produttivo, Roberto Nicastro, presidente e co-fondatore di AideXa, ha dichiarato: “L’intelligenza artificiale è un fenomeno destinato a stravolgere la società, e forse l’umanità intera. Sta a ciascuno di noi indirizzarla, nell’ambito che gli è proprio, verso un impatto positivo. In AideXa la stiamo usando come uno strumento straordinario per dare soluzioni concrete a un problema annoso: la scarsità di credito per i 5 milioni di micro e piccole imprese italiane, che generano un terzo del PIL e metà dei posti di lavoro del Paese”.
Hugues Brasseur, amministratore delegato di Crédit Agricole Italia, ha aggiunto: “Nel nuovo scenario bancario, la dimensione di un Gruppo conta se consente di investire, innovare e restare vicini ai clienti. La forza di Crédit Agricole risiede nell’unire competenze, piattaforme e capacità di investimento di una grande realtà internazionale alla conoscenza dei territori e alla qualità della consulenza. Tecnologia e intelligenza artificiale possono rendere la banca più semplice e veloce, ma saranno sempre le persone, con il loro giudizio e la loro capacità di relatione, a trasformare l’innovazione in fiducia”.
Le imprese innovative riducono del 32% il rischio di insolvenza rispetto alla media nazionale
Un focus specifico dell’Osservatorio CRIF si è concentrato sull’impatto dell’innovazione sul rischio creditizio. Attraverso lo Score Innovazione della piattaforma Margò, CRIF ha mappato circa 460mila imprese italiane ad alta propensione innovativa all’interno di un bacino complessivo di 6 milioni di aziende.
Queste imprese, costituite per il 70% da società di capitali e per il 16% concentrate in Lombardia, registrano parametri di rischiosità nettamente inferiori rispetto al mercato. Il tasso di default delle imprese innovative si attesta all’1,9% complessivo (2,0% per le società di capitali e 1,8% per le ditte individuali), contro la media nazionale del 2,8%. La presenza di aziende innovative risulta elevata nei settori della farmaceutica, chimica e meccanica, mentre rimane contenuta nell’ingegneria civile, nei trasporti e nelle costruzioni.
L’educazione finanziaria limita l’indebitamento impulsivo veicolato dai finfluencer
La terza ricerca presentata durante l’evento, condotta da Crif in collaborazione con Sda Bocconi e Assofin, ha analizzato l’influenza dei creatori di contenuti finanziari digitali (finfluencer) sulle decisioni di ricorso al credito dei consumatori.
Lo studio rivela che il 17,8% del campione analizzato ha richiesto un finanziamento a seguito della visione di contenuti online, mentre il 48,4% ha scelto un’applicazione o un istituto bancario su indicazione di un influencer. L’indagine evidenzia tuttavia il ruolo determinante dell’alfabetizzazione finanziaria (financial literacy): a parità di esposizione ai contenuti dei finfluencer, la percentuale di chi richiede un prestito scende al 10,6% tra i soggetti con un alto livello di istruzione finanziaria, contro il 24,8% rilevato tra chi possiede competenze basse, registrando un divario di 14 punti percentuali.
Dalla ricerca emerge inoltre uno scostamento tra la conoscenza delle dinamiche social e la preparazione finanziaria reale: lo score di conoscenza dei finfluencer raggiunge l’86,2% del punteggio massimo (6,9 su 8), mentre lo score di financial literacy si ferma al 69,5% (3,47 su 5). Si osserva infine un paradosso generazionale: i giovani compresi tra i 31 e i 34 anni mostrano una maggiore ricettività verso i marchi suggeriti dagli influencer, ma le persone con oltre 55 anni convertono più frequentemente l’esposizione online in una richiesta effettiva di credito (25,7% rispetto al 12,7% della fascia giovanile).



