Il retail può (deve?) generare comunità sostenibili

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Aggiungere valore nel settore retail significa ascoltare il respiro del territorio, abbracciare competenze differenti, generare comunità sostenibili. Operando in quest’ottica, facciamo un passo oltre e ci chiediamo: cosa succede quando la progettazione retail integra in sé un intero team di esperti in sostenibilità e in criteri ESG?

Succede che, come dice Marco Marcatili di Nomisma i criteri ESG non sono più tampone, ma vaccino (per utilizzare una dialettica vicina al lessico clickbait di questo periodo).

La progettazione di un nuovo centro commerciale o di un retail park diventa strumento di partenza per attivare dispositivi educativi e di impatto sociale, per innescare nuove comunità sostenibili.

Un altro indizio che ci spinge verso questo orizzonte è il goal numero 12 dell’Agenda ONU 2030 che, per quanto titoli Produzione e Consumo Responsabili, implica un approccio molto più profondo e di spessore: educare e aiutare il consumatore ad orientarsi nel fare acquisti consapevoli, per adottare uno stile di vita sempre più sostenibile. Risulta immediato il collegamento con il mondo retail che porta in sé una grande responsabilità nel fare la differenza. A questa grande responsabilità corrisponde una nuova opportunità.

Esploriamo insieme i sei ingredienti imprescindibili che – solo se considerati insieme e non singolarmente – permettono di applicare il criterio della comunità sostenibile alla progettazione retail.

1. Attrattività
Andando oltre la logica classica di attrazione degli investitori su un territorio/asset, tematiche come appartenenza, territorio, cultura e senso di identità entrano a far parte dello sviluppo sostenibile che, non scordiamolo mai, non è considerabile tale se si basa solo su “green claim”, ma deve puntare a migliorare l’ambiente locale, creando dei contesti sociali ed economici più favorevoli ai cittadini. Finalmente il marketing territoriale acquista tutt’altra dignità.

2. Conservazione e miglioramento dell’ambiente
Non solo riduzione dei gas a effetto serra, ma ripristino e conservazione della biodiversità territoriale e riduzione dei pericoli per la salute; i nuovi interventi non devono “essere accettati” dalla cittadinanza, ma diventare oggetto di beneficio sul territorio immediatamente percepibile.

3. Resilienza
Parola (ahinoi) così tanto abusata che non si capisce più in che senso intenderla! Cosa significa per noi? Anticipazione e adattamento ai cambiamenti climatici, preparazione agli eventuali shock economici o sociali, fin dalla fase di progettazione.

4. Utilizzo responsabile delle risorse
Sappiamo bene che la scelta delle tecnologie costruttive e dei materiali passa anche da quanto questi impattano sullo sfruttamento delle risorse (non illimitate) presenti sul nostro bel pianeta. Se tutti continuassimo a utilizzare indiscriminatamente risorse come fatto fino ad oggi, servirebbe un pianeta in più da qui al 2030… peccato che questo sia l’unico che abbiamo! Spingere verso l’autoproduzione e il consumo di energia rinnovabile non è solo un nuovo trend: è una necessità.

5. Coesione sociale
Accessibilità, inclusività e riduzione delle disuguaglianze sono temi sociali che trovano forti riscontri in soluzioni architettoniche positive. Non esiste il tema dell’abbattimento delle barriere architettoniche! Le barriere non devono neppure nascere.

6. Benessere
Questo tempo di pandemia ci ha insegnato a guardare gli spazi con occhi nuovi, e la vivibilità di un ambiente retail non può che passare anche dalla salubrità indoor: gli edifici possono migliorare la nostra vita, focalizzandosi sul comfort delle persone, e lo dimostra la grande attenzione che sta crescendo intorno alle certificazioni Breeam e Well.

Investire in un ambiente costruito di qualità, rendendo attivi questi sei ingredienti, significa comprendere lo spazio come un costrutto socio-fisico. Aggiungere valore nel settore retail è dunque per noi un verbo transitivo: attivare. Mettere in movimento un processo per stimolare il progresso e la crescita di una comunità. E questo spirito non può che vivere negli intorni collaborativi, caratterizzati da un dialogo aperto e additivo tra diversi sviluppatori e fruitori.

Tratto da Paneburro, la newsletter di L22 Retail, la business unit di Lombardini22 specializzata nella realizzazione e riqualificazione degli spazi commerciali, a firma di Giulia Todeschini, architetto L22 Retail/Lombardini22.

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