Milan e Inter hanno presentato al Castello Sforzesco di Milano il progetto per la realizzazione del nuovo impianto calcistico cittadino, fulcro di un piano di rigenerazione urbana da 281mila metri quadrati nell’area di San Siro. L’intervento, sostenuto dalle proprietà dei due club – RedBird Capital Partners per il Milan e Oaktree, piattaforma di credito di Brookfield, per l’Inter –, prevede l’avvio delle opere nel 2028 e l’esordio sportivo nella stagione 2031-2032, consolidando l’intesa preliminare definita con il Comune di Milano nel 2025. Sul fronte economico, il gruppo Generali si è assicurato i diritti di denominazione della struttura per 25 anni attraverso un’operazione complessiva da 650 milioni di euro, corrispondenti a 26 milioni di euro annui.
La compagnia assicurativa ha dichiarato in una nota ufficiale: “Generali Stadium sarà un nuovo simbolo di Milano e con il nostro impegno vogliamo esprimere la fiducia nel continuo progresso della città e di tutto il Paese”.
Il modello immobiliare e l’integrazione urbana
Dal punto di vista dell’economia immobiliare, l’operazione mira a superare la configurazione dell’impianto isolato attivo esclusivamente durante i giorni di gara, convertendo il comparto in una destinazione multifunzionale. Sulla superficie complessiva di 281mila metri quadrati troveranno spazio aree verdi, piazze pubbliche, servizi, spazi commerciali e strutture dedicate all’intrattenimento e al tempo libero.
La proprietà privata dell’immobile manterrà una destinazione civica coordinata con il tessuto metropolitano. L’architetto Norman Foster, fondatore dello studio Foster + Partners, ha definito l’opera: “Parte dell’infrastruttura civica della città, destinata a essere riconosciuta anche oltre i confini italiani”. La costruzione dell’arena costituirà il volano principale per l’insediamento delle volumetrie complementari.
Parametri costruttivi, capienza e gestione dei ricavi
L’assetto architettonico, firmato congiuntamente da Foster + Partners e dallo studio Manica, prevede una capienza di circa 71.500 posti a sedere, distribuiti su due anelli continui a 360 gradi. Le due curve accoglieranno circa 11mila spettatori ciascuna, con una pendenza che raggiungerà i 37 gradi per massimizzare la concentrazione del pubblico in prossimità del terreno di gioco.
La concezione distributiva punta sull’articolazione dell’offerta corporate e commerciale
David Manica, titolare dello studio incaricato, ha specificato: “Il progetto comprende una gamma di tipologie di posti e di esperienze di fruizione particolarmente articolata rispetto agli altri stadi ai quali ho lavorato in oltre trent’anni di attività”. L’impianto è stato progettato per ospitare incontri di football americano, rugby e concerti, integrando margini di flessibilità strutturale che permetteranno di riconfigurare gli spazi e le funzioni nel tempo per preservare il valore economico dell’investimento.
Efficienza energetica e profilo strutturale
L’edificio sosterà su un basamento sopraelevato per indirizzare i flussi verso il percorso distributivo principale, con accessi profilati a forma di diamante. La facciata e la copertura saranno sorrette da una struttura portante in calcestruzzo a X, sviluppata dai colonnati ventilati secondo schemi costruttivi che richiamano la complessità strutturale del Duomo di Milano.
La copertura a doppia curvatura riparerà la totalità dei posti a sedere, alloggiando pannelli fotovoltaici e sistemi di raccolta per il riutilizzo idrico. L’infrastruttura sarà interamente elettrica e alimentata anche tramite fonti energetiche locali. Riguardo al profilo ambientale dell’opera, Foster ha precisato che la sostenibilità: “Dovrà essere integrata nella costruzione e nel funzionamento dell’edificio, senza necessariamente diventare un elemento visibile agli spettatori”.



