Suppia (CTS Group): “Sostenibilità dei data center deve riguardare tutta la filiera”

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Il mercato italiano dei data center è attraversato da grandi investimenti, nuove esigenze tecnologiche e sfide che riguardano la progettazione, la sostenibilità e la realizzazione delle infrastrutture. Ma come si costruisce oggi un data center capace di rispondere anche alle necessità di domani? E cosa separa gli investimenti annunciati dai cantieri effettivamente avviati?

Per capire come sta cambiando il settore e quali siano le principali opportunità e criticità, la parola a Davide Suppia, CEO di CTS Europe Italy, che porta la sua esperienza maturata in oltre 40 anni di attività professionale. Suppia sarà tra i relatori del webinar di Requadro “Le 4 C dei data center: capitali, cantieri, connessioni e conformità”, qui le informazioni per partecipare.

DOMANDA: CTS Group propone un modello integrato Design & Build. Qual è il suo principale punto di forza?

RISPOSTA: Il nostro vantaggio è avere un’unica filiera, dalla progettazione alla realizzazione, fino alla produzione dei componenti necessari al funzionamento di un data center. Come Gruppo possiamo contare su fabbriche e aziende, distribuite strategicamente in quattro continenti, e su circa 500 ingegneri per un totale di oltre 3600 dipendenti. Ho voluto visitare personalmente questi stabilimenti per comprendere fino in fondo il modello. La differenza rispetto a un approccio tradizionale è sostanziale, perché non dobbiamo ricorrere continuamente a fornitori esterni per completare il progetto. Questo ci consente di controllare meglio tempi, costi e qualità.

D: Possiamo quantificare i vantaggi in termini di tempi di costruzione?

R: Certamente, anche se i numeri sono indicativi e dipendono dalle condizioni del progetto. Se sono già disponibili autorizzazioni, energia e connettività, possiamo passare dai 20-22 mesi di una realizzazione tradizionale a circa 12-13 mesi. Con i sistemi modulari, che vengono trasportati in container e assemblati sul posto, possiamo arrivare anche a 7-8 mesi. La prefabbricazione permette inoltre di realizzare e collaudare in fabbrica gran parte dei componenti elettrici e meccanici. In cantiere si procede sostanzialmente con un sistema plug and play, riducendo imprevisti e tempi di messa in funzione.

D: L’intelligenza artificiale sta cambiando rapidamente le esigenze dei data center. Come si può evitare che diventino obsoleti?

R: La risposta è nella progettazione digitale e nella modularità. Possiamo modellare virtualmente un data center prima di costruirlo, individuare eventuali criticità e apportare modifiche senza intervenire su un’infrastruttura già realizzata. Dobbiamo considerare che le tecnologie cambiano velocemente. Fino a pochi anni fa era necessario mantenere temperature molto basse nelle sale dati, mentre oggi alcune apparecchiature possono operare anche a 25-26 gradi. Stanno evolvendo anche i sistemi di raffreddamento, dall’aria al liquido fino alle soluzioni a immersione. E domani avremo nuove necessità legate all’intelligenza artificiale e al quantum computing. L’obiettivo è costruire infrastrutture capaci di adattarsi senza richiedere ogni volta grandi investimenti.

D: La sostenibilità è spesso associata ai consumi energetici. Ma quanto conta la fase di costruzione?

R: Conta moltissimo. Un data center deve essere sostenibile non soltanto quando è operativo, ma fin dal momento in cui viene progettato e costruito. È bene ragionare anche sui materiali e sul loro ciclo di vita, pensando a quello che accadrà tra 20, 30 o 40 anni. Per esempio, CTS Europe Italy ha introdotto soluzioni che prevedono l’utilizzo di cemento a basso contenuto di carbonio, la cui produzione può richiedere dal 15 al 20% di acqua in meno rispetto a quella del cemento tradizionale. La sostenibilità deve riguardare tutta la filiera.

D: Eppure, nell’opinione pubblica, i data center sono spesso percepiti come infrastrutture molto impattanti. Cosa manca nella narrazione?

R: Esiste ancora molta confusione, per esempio, sul consumo di acqua. Le tecnologie di raffreddamento sono cambiate profondamente e oggi esistono sistemi a circuito chiuso che consentono di limitare fortemente il consumo idrico. Si parla poco anche delle opportunità offerte dal recupero del calore prodotto dai server, che potrebbe essere utilizzato per riscaldare edifici residenziali vicini. Naturalmente servono le condizioni tecniche e territoriali per farlo. È importante spiegare ai cittadini cosa sia realmente un data center, come funzioni e quali benefici possa portare.

D: Un altro aspetto riguarda il recupero delle aree industriali dismesse. Quali vantaggi possono derivarne per il territorio?

R: Dalla mia esperienza posso dire che la riqualificazione di un’area industriale abbandonata può generare un valore enorme perché, oltre a recuperare un’area degradata, si può contribuire a migliorare la viabilità, realizzare piste ciclabili e sostenere interventi a favore della popolazione. Inoltre, si crea anche un indotto importante, perché un data center non impiega migliaia di persone come una fabbrica tradizionale, ma genera lavoro per numerose imprese specializzate. Oltre a pensare a ciò che un’infrastruttura richiede al territorio, la strada è pensare anche a quello che può restituire.

D: Passiamo al mercato. In Italia si annunciano continuamente nuovi investimenti, ma quanto è attendibile la pipeline?

R: In Italia vengono annunciati progetti corposi, ma bisogna chiedersi quanti abbiano effettivamente una domanda alle spalle e quanti saranno realizzati. C’è anche una componente speculativa, perché dichiarare la disponibilità di grandi potenze elettriche può attirare investitori e operatori. È importante distinguere tra pipeline dichiarata e reale capacità di sviluppo.

D: Quali sono oggi i maggiori ostacoli alla realizzazione dei progetti?

R: Direi, per l’Italia, soprattutto l’incertezza delle regole. Penso alle procedure di valutazione di impatto ambientale, che possono richiedere ulteriori approfondimenti e studi non previsti inizialmente. Per un investitore internazionale questa incertezza è un problema concreto. In altri Paesi europei le procedure sono ormai consolidate e i tempi più prevedibili. In Italia, invece, il mercato è ancora giovane e necessita di un quadro normativo chiaro e di processi autorizzativi uniformi. 

D: Anche le richieste di connessione alla rete elettrica sembrano raccontare un mercato diverso da quello reale. Perché?

R: Perché non tutte le richieste corrispondono a progetti che saranno effettivamente sviluppati. In alcuni casi basta presentare una richiesta di potenza per valorizzare un terreno, magari con l’obiettivo di rivenderlo a un operatore di data center. Questo crea una rappresentazione distorta della domanda e rende più complessa la pianificazione degli investimenti sulla rete. Come IDA abbiamo affrontato anche con Terna il tema dei costi di accesso alle richieste di connessione, proprio per scoraggiare iniziative puramente speculative. La rete elettrica richiede investimenti importanti e dobbiamo evitare che risorse e infrastrutture vengano impegnate per progetti destinati a rimanere sulla carta.

D: In definitiva, cosa serve all’Italia per trasformare il potenziale dei data center in sviluppo concreto?

R: Servono regole certe, una maggiore chiarezza sulla disponibilità energetica e una conoscenza più approfondita del settore. I data center sono infrastrutture indispensabili per la digitalizzazione e la competitività del Paese. Dietro ai servizi che utilizziamo ogni giorno, dalle videoconferenze alle applicazioni digitali, ci sono queste infrastrutture. L’obiettivo è imparare a progettarle e costruirle bene, guardando al futuro, ma anche a comunicarne correttamente il valore. È un passaggio fondamentale per il mercato e per i territori che le ospiteranno.

Davide Suppia sarà tra i relatori del webinar di Requadro “Le 4C dei data center: capitali, cantieri, connessioni e conformità”, un appuntamento dedicato al mercato italiano dei data center, per approfondire opportunità, investimenti e sfide insieme ai professionisti che operano direttamente nel settore.

Qui le informazioni per partecipare.

Un’occasione per conoscere da vicino le dinamiche di un mercato strategico, attraverso l’esperienza dei suoi protagonisti.

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