Gli investimenti pubblici crescono, ma sebbene i dipendenti aumentino in termini generali, gli addetti tecnici diminuiscono.
Secondo il rapporto Il personale dei Comuni italiani 2026, pubblicato da Ifel, Istituto per la finanza e l’economia locale, il numero dei dipendenti comunali è tornato a crescere dopo un lungo periodo di contrazione, con un incremento di poco più di 1.500 unità rispetto all’anno precedente.
Lo stesso istituto sottolinea come la dinamica degli ultimi anni sia stata condizionata dai blocchi retributivi, dalle misure di contenimento degli occupati, dalle limitazioni al turnover, dal blocco delle assunzioni per il ricollocamento del personale soprannumerario delle province e dalle rigidità dei bilanci.
Nel 2024, ultimo anno disponibile nella rilevazione pubblicata nel 2026, il personale complessivo in servizio nei 7.722 comuni censiti ha raggiunto 343.200 unità, contro le 341.659 del 2023. Nonostante l’incremento, gli organici risultano ancora inferiori del 28,4% rispetto al 2007, quando il personale comunale superava le 479mila unità.
Anche la distribuzione territoriale mostra differenze importanti. In Italia la media è di 5,75 dipendenti comunali ogni mille abitanti, ma si passa dai 9,85 della Valle d’Aosta ai 9,35 del Trentino-Alto Adige e ai 7,77 del Friuli-Venezia Giulia, fino ai valori più contenuti della Puglia, con 3,79 dipendenti, della Campania con 4,01 e del Molise con 4,69.
Un quadro che evidenzia le differenze nella disponibilità di personale tra le amministrazioni locali, anche in relazione alla loro dimensione e alle caratteristiche dei territori.
Gli uffici tecnici perdono il 17,2% degli addetti
Nel 2024 il personale impegnato nella pianificazione urbanistica e nell’edilizia costituiva il 15,4% del totale comunale, una quota sostanzialmente in linea con il 15,3% registrato nel 2015.
Ma tra il 2015 e il 2024 il personale impiegato nella pianificazione è diminuito del 17,2%, una contrazione tutt’altro che trascurabile, soprattutto se confrontata con la crescita degli investimenti.
Questi ultimi, secondo i dati elaborati da Ifel, sono passati dagli 8,3 miliardi di euro del 2017 ai 21,9 miliardi del 2025, grazie anche alla spinta dei programmi europei e al turbo degli interventi finanziati dal Pnrr.
Si delinea quindi una situazione dove aumentano le risorse destinate alle opere pubbliche, ma diminuiscono le figure tecniche chiamate a seguirne la pianificazione e la progettazione, con possibili ripercussioni sulla capacità degli enti di gestire gli interventi nei tempi previsti.
Lo stesso rapporto Ifel richiama la difficoltà dei comuni nel reclutare personale qualificato in settori tecnici specifici e una riduzione generale dell’attrattività dell’impiego pubblico comunale, riconducibile anche alle retribuzioni modeste rispetto ad altri comparti della pubblica amministrazione.
Agenzia del Demanio, il 73% del personale ha competenze tecniche
Secondo il Rapporto annuale 2026, il Demanio gestisce 45.415 immobili per un valore complessivo stimato di 63,2 miliardi di euro, un patrimonio che comprende uffici, caserme, edifici storici, musei e altre strutture pubbliche, oltre a un’estesa superficie di terreni e aree naturali.
A fronte di questo patrimonio, l’Agenzia conta 1.394 dipendenti, dei quali il 73% dispone di un profilo tecnico, e ha progressivamente rafforzato la propria organizzazione con strutture dedicate alla qualità della progettazione e alla trasformazione digitale.
Il percorso di innovazione riguarda non soltanto le attività strettamente progettuali, tocca anche la gestione e la manutenzione degli immobili. Un esempio recente è l’avvio, della nuova piattaforma digitale del manutentore unico, sviluppata per riunire in un unico ambiente le attività di programmazione, affidamento e gestione degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sugli immobili dello stato.
La spinta all’innovazione da parte del Demanio è visibile da alcuni anni ed è forse il segno che posti di lavoro che guardano alla modernità possono esercitare attrazione tra i tecnici, soprattutto delle nuove generazioni.
Pubblico e privato, un rapporto ancora complesso
Il problema delle competenze e dell’organizzazione non riguarda soltanto chi lavora all’interno delle amministrazioni, perché coinvolge anche i professionisti esterni che quotidianamente devono interfacciarsi con gli uffici pubblici.
Secondo una rilevazione del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, pubblicata nel marzo 2026 e condotta su un campione di oltre 3mila iscritti all’albo, il 64% degli intervistati dichiara di avere rapporti con gli uffici della pubblica amministrazione nell’esercizio della propria attività professionale, mentre il 60% segnala specifiche criticità.
Il 71% lamenta la lentezza delle procedure di approvazione delle pratiche, il 63% evidenzia difficoltà nell’interlocuzione diretta con gli uffici pubblici e il 56% incontra problemi nell’accesso e nell’utilizzo delle piattaforme digitali per la presentazione delle pratiche.
Pubblico e privato sono due realtà professionali differenti, ma strettamente interconnesse, non solo quando si tratta di progettare, riqualificare e gestire immobili di proprietà dello stato, ma anche nella maggior parte delle attività che interessano il patrimonio immobiliare privato, dalle nuove costruzioni agli interventi di recupero e trasformazione degli edifici.
La qualità di questo rapporto incide quindi sull’intera filiera immobiliare, perché tempi amministrativi, disponibilità delle competenze e capacità di dialogo tra professionisti e amministrazioni contribuiscono a determinare l’efficienza dei processi.
Il ricambio generazionale diventa una priorità
Il lavoro non manca e gli investimenti pubblici degli ultimi anni hanno offerto opportunità importanti, ma la disponibilità di personale tecnico qualificato continua a essere un nodo da affrontare.
La situazione si collega a un problema più ampio, che interessa anche le professioni di architetto e ingegnere nel loro complesso, tra stagnazione degli iscritti agli albi, difficoltà di ricambio generazionale e necessità di rendere più attrattivi i percorsi professionali.
Nel pubblico, però, a queste criticità si aggiungono le specificità dell’impiego comunale, con retribuzioni che faticano a competere con altre opportunità lavorative, organici ancora ridotti rispetto al passato e un carico di responsabilità che cresce insieme alla complessità degli interventi.



