Facciamo un gioco. Vai a un qualsiasi evento del settore immobiliare di questi tempi e troverai due tipologie di creature: chi ti racconta che l’Intelligenza Artificiale sostituirà gli agenti e i marketer entro martedì prossimo, e chi ti sventola in faccia l‘AI Act urlando che dal 2 agosto l’Agenzia per la Cybersicurezza ti pignorerà anche la sede se i tuoi dipendenti non hanno in tasca un “patentino dell’IA”.
In mezzo a questo delirio di mezza estate, proviamo a rimettere i piedi per terra. Con una buona dose di realtà e senza follia da disinformazione.
La leggenda del “Diplomino Statale” (quello che non esiste)
Partiamo dal mito fondativo che molti furbetti del corso-easy stanno rifilando alle agenzie, ai network e alle società di property management: “Comprate il nostro corso certificato, altrimenti dal 2 agosto arrivano i controlli e le sanzioni dell’Articolo 4 dell’AI Act!”.
Ed ecco qui la prima sciocchezza.
L’Articolo 4 dell’AI Act dice semplicemente che le aziende devono garantire un livello adeguato di “alfabetizzazione sull’IA” al proprio personale.
Punto.
Non esiste un bollino statale, non esiste un albo dei formatori accreditati dal Ministero, e soprattutto l’Unione Europea ha deliberatamente creato una open norm (una norma aperta).
Cosa significa? Che la legge vi dice cosa dovete ottenere (persone che sanno cosa stanno facendo e non fanno disastri), ma non impone il come. Non esiste un corso valido per tutti. La formazione per uno sviluppatore software che crea algoritmi di credit scoring non ha niente a che fare con la formazione che serve a un’agenzia immobiliare che usa ChatGPT per scrivere gli annunci o fare l’home staging virtuale.
Ma quindi dal 2 agosto cosa controllano davvero?
Chiariamo un altro malinteso. Dal 2 agosto le autorità (in Italia guidate dall’ACN, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, e dall’AgID) non faranno le ronde negli uffici per chiedere: “Mi fa vedere il registro presenze del corso di alfabetizzazione?”.
I controlli veri verificheranno cose molto concrete e legate ai rischi reali. E nel Real Estate di rischi reali ne usiamo ogni giorno.
Facciamo qualche esempio pratico:
• L’annuncio civetta e l’home staging AI: generare rendering spettacolari con l’IA per mostrare il potenziale di un immobile va benissimo. Ma se non dichiari in modo chiaro che le immagini sono generate da un’IA (violando gli obblighi di trasparenza dell’Articolo 50), o se l’IA si “inventa” un balcone che nella realtà non esiste, stai sconfinando nella pubblicità ingannevole. E qui i controlli arrivano.
• Il dipendente e la scheda d’immobile “top secret”: un tuo collaboratore prende la perizia tecnica di un immobile di pregio, il bilancio di una società venditrice o il database clienti, e incolla tutto su una versione gratuita di ChatGPT per farsi fare un riassunto. Aiuto: hai appena inviato dati riservati e commerciali a server terzi senza alcuna tutela.
Se accade questo secondo scenario e il Garante della Privacy o un cliente vi chiede conto della fuga di dati, la prima domanda sarà : “Cosa avevate fatto per evitare che il collaboratore commettesse questo errore?”.
E finalmente entra in scena l’Articolo 4.
Se rispondi: “Abbiamo definito una policy interna e formato il personale su come si usa l’IA Generativa in sicurezza”, dimostri diligenza. È quindi si tatta di un errore del singolo lavoratore.
Se rispondi: “Ah boh, gli avevamo detto di stare attenti”, l’autorità verbalizza la negligenza organizzativa. E la sanzione, spinta dal GDPR, sarà spietata.
Obbligo di legge o scudo aziendale?
L’alfabetizzazione sull’IA non è un “obbligo con multa automatica”. È un obbligo con responsabilità .
Continuare a ignorare l’IA nel Real Estate non è una buona idea perché fa perdere un vantaggio competitivo enorme in termini di produttività . Ma usarla a occhi chiusi, senza regole d’ingaggio chiare per la propria squadra, è pericoloso.
Quindi smettila di pensare al “diplomino” da esibire per far contento un ipotetico ispettore che non arriverà mai per quello.
Inizia invece a formare chi lavora con te su come usare questi strumenti per scrivere annunci migliori, valutare i dati più velocemente e, soprattutto, evitare di rivelare i segreti della tua azienda al primo software di Intelligenza Artificiale che trovi online.
Meno burocrazia da finti avvocati, più senso pratico sul campo.
Togliamo le fette di prosciutto dagli occhi e iniziamo a fare informazione (e formazione) seria.
di Arianna Restelli – AI Consultant


