Riceviamo la seguente nota dall’ufficio stampa di Nomisma e volentieri pubblichiamo
Negli ultimi anni l’economia globale si è mossa dentro un orizzonte instabile, segnato da shock energetici, tensioni geopolitiche e un’inflazione che, pur rallentando, ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie e ha fatto crescere i costi di produzione.
L’evidenza empirica raccolta nel periodo 2022–2025 offre un quadro di come inflazione, tassi di interesse e mercato immobiliare reagiscano a uno shock improvviso come quello generato dalla guerra in Ucraina: l’impennata dei prezzi energetici ha spinto l’inflazione su livelli eccezionalmente elevati, costringendo la BCE a una stretta monetaria rapida e intensa. L’aumento dei tassi sui mutui ha avuto un impatto quasi immediato sulla domanda di abitazioni, con un crollo delle compravendite. Quando l’inflazione ha iniziato a rientrare e i tassi si sono stabilizzati, il mercato immobiliare ha mostrato segnali di recupero. Da ciò si evince come l’immobiliare italiano sia strutturalmente dipendente dal costo del credito.
I mercati ritengono ormai altamente probabile che la BCE, nella seduta del 10 settembre prossimo, proceda con un nuovo aumento dei tassi di interesse, alla luce dei rischi al rialzo sull’inflazione derivanti dal conflitto in Medio Oriente e dai persistenti elevati costi energetici.
Di fronte a questo nuovo scenario Nomisma ha sviluppato una nuova previsione che, sulla base della correlazione storica tra compravendite immobiliari e tassi di interesse (indice di correlazione alto e negativo), restituisce un lag di due trimestri.
A seguito di un aumento dei tassi, dopo circa sei mesi il volume delle compravendite tende a rallentare, registrando variazioni negative. In termini di performance di mercato significa che entro fine anno non si dovrebbe assistere ad un assottigliamento del mercato delle transazioni mentre gli effetti dell’aumento dei tassi potrebbero manifestarsi nei primi mesi del 2027.
Sull’intero anno, invece, bisognerà attendere per capire se il rialzo di settembre rappresenterà una misura sufficiente contro lo shock inflazionistico oppure soltanto una nuova tappa di un ciclo restrittivo tornato improvvisamente al centro della politica monetaria europea.


