Con il concetto di Prestazione energetica si intende la classificazione del consumo energetico di un edificio. In Italia si esegue compilando il cosiddetto APE, che fornisce una certificazione oggettiva rispetto alla prestazione energetica dell’immobile sulla base di parametri ben definiti. L’attenzione nei confronti del consumo energetico degli immobili è aumentata nel tempo, con una sempre maggiore sensibilità da parte delle istituzioni nei confronti dell’ambiente, del clima e dell’impatto della costruzione di edifici su di essi.
“E’ vero, è in netta crescita il numero di persone che attenzionano il problema energetico nelle loro scelte di acquisto – conferma il presidente FIMAA MiLoMB, Marco Zanardi – Le banche premiano le case green con tassi di interesse agevolato e penalizzano quelle energivore. L’accesso al credito per le abitazioni con classe energetica scadente sarà nel tempo sempre più penalizzato in quanto la banca tende a valutare il valore a metà o prossimo alla scadenza del mutuo (e quindi cosa varrà fra 25 anni se la classe energetica è rimasta invariata)”.
La tematica ben si lega al concetto di green housing di cui si parla nell’ultima indagine diffusa da SWG Radar, che riflette proprio sul peso dell’efficienza energetica rispetto al valore della casa di domani, e sulla direttiva europea Case Green. Secondo il 56% degli intervistati saranno sostenibilità, efficienza energetica e bassi consumi i fattori a far crescere il valore di una abitazione nei prossimi anni, subito seguiti dallo stato di manutenzione e dalla qualità costruttiva, sullo stesso piano della posizione e dei servizi in zona. Di pari passo la definizione di “casa sostenibile” maggiormente fornita è quella di una casa di fatto autonoma e in grado di autoprodursi ed autosostentarsi a livello energetico.
Al contempo, che una normativa chiara sia imprescindibile è fondamentale. In questo senso, però, le regole UE vengono giudicate necessarie ma poco applicabili alla nostra realtà nazionale: molti intervistati dichiarano che queste norme non siano state pensate tenendo conto del nostro patrimonio immobiliare, e altrettanti temono che un domani l’Unione Europea possa arrivare a costringerli ad avviare lavori di ristrutturazione della propria abitazione per adeguarsi a tali normative.
Una delle prime direttive europee in merito risale al 2002 e prevede la riduzione delle emissioni di CO2 anche attraverso la costruzione o la ristrutturazione di edifici che soddisfino specifici requisiti di rendimento energetico. Implementazione e integrazione di fonti rinnovabili, efficientamento degli impianti, introduzione di pannelli solari e pompe di calore, cappotto termico e infissi di ultima generazione che garantiscano isolamento sia dal caldo che dal freddo. In due sole parole, edilizia sostenibile.
Questa maggiore consapevolezza ha raggiunto anche i clienti? Dire che una casa gode di un’ottima prestazione energetica (e che quindi in linea di massima consente un importante risparmio in bolletta) è sufficiente ad avvicinarli all’acquisto? E soprattutto, di fronte all’opzione dell’acquisto di un’abitazione con efficienza energetica di altissimo livello, è possibile individuare un vero e proprio cambio di mentalità da parte del consumatore finale e dunque una evoluzione nel pensiero, un ragionamento etico? Perché in base alla ricerca di SWG in linea generale l’efficienza energetica è sì importante, però a casa degli altri: la disparità fra coloro che la considerano una priorità da affrontare nei prossimi anni edun aspetto che conta, ma può aspettare ancora un po’, è davvero minima.
E considerata l’età media del patrimonio immobiliare in Italia la sfida è aperta e tutta da giocare.
di Sofia Gennaro – segreteria FIMAA MiLoMB



