Se senti parlare di un taglio di prezzo sull’intelligenza artificiale, il primo pensiero probabilmente va al tuo abbonamento, quello che usi per chattare ogni giorno, tipo Claude Pro o Max.
Quello resta così: un prezzo fisso al mese e per ora non cambia.
Il prezzo di cui parliamo oggi è quello dell’API: il canale attraverso cui le aziende collegano l’IA direttamente dentro i propri software, senza passare dalla chat che conosci.
Pensa a chi costruisce un chatbot di assistenza clienti, un tool che analizza contratti, un programma che smista email o ticket in automatico. Quel software, dietro le quinte, manda richieste all’IA migliaia o milioni di volte al giorno, e paga l’azienda che la costruisce a consumo, in base a quanto testo elabora.
Ne abbiamo già parlato settimana scorsa, quando scrivevo di fare attenzione a lasciare acceso un sistema di questo tipo, a consumo, senza un limite di spesa impostato: il rischio è una bolletta che sfugge di mano in poche ore.
Però, in questi giorni, Anthropic ha annunciato una novità: ha abbassato il prezzo del suo modello più piccolo e veloce, Claude Haiku, di circa il 75%. In pratica, lo stesso lavoro che un applicativo basato su questa IA faceva un mese fa oggi costa circa un quarto.
È il tipo di numero che sposta la soglia di convenienza: quello che ieri era troppo caro per farlo fare all’IA, oggi nella maggior parte dei casi non lo è più.
Ma cosa puoi davvero delegare, nel concreto?
Nel tuo lavoro, le attività che si prestano a questo tipo di automazione hanno una caratteristica in comune: sono ripetitive, seguono uno schema riconoscibile e non richiedono il tuo giudizio professionale.
Pensa alla prima risposta a chi scrive da un portale immobiliare: disponibilità, prezzo, metratura, se è possibile vedere la casa questa settimana. Pensa ai promemoria di conferma visita, ai solleciti a chi non si è più fatto sentire dopo un primo contatto, alla bozza di descrizione di un nuovo annuncio, da rivedere tu prima di pubblicarla. Pensa al controllo che un fascicolo abbia tutti i documenti necessari prima di una compravendita, visura, planimetria, APE, prima che te ne accorga a pochi giorni dal rogito.
Tutto questo può lavorare da solo, lasciando a te solo i casi che escono dallo schema, quelli in cui serve davvero una persona. Il tempo che recuperi va dove conta di più: con il proprietario che deve decidere se vendere o aspettare, con il compratore indeciso tra due soluzioni, nella trattativa che si gioca su una telefonata fatta bene.
C’è un secondo motivo per cui questo è il momento giusto, ed è legato alla normativa. Da fine settembre l’Italia ha adeguato le sue regole all’AI Act europeo: usare uno strumento di intelligenza artificiale in agenzia, ora, significa anche sapere cosa fa, come lo fa, e poterlo dimostrare se qualcuno te lo chiede.
Chi ha già fatto l’inventario delle IA in uso in agenzia non parte da zero: conosce già il procedimento, sa come classificarle, sa cosa documentare. Quell’inventario, però, non è un esame superato una volta per tutte. Se decidi di introdurre qualcosa di nuovo, va aggiunto all’inventario e classificato a sua volta, prima di metterlo davvero al lavoro.
Per queste agenzie, alleggerire il carico di lavoro ripetitivo oggi significa due cose insieme: decidere da dove cominciare, con il costo sceso ulteriormente, e tenere aggiornata la mappa di quello che usano.
Delegare il delegabile resta una scelta che si giustifica da sola sul piano economico.
Sul piano normativo, però, è percorribile solo se il controllo viene aggiornato passo dopo passo, non fatto una volta e poi lasciato lì.
di Arianna Restelli – AI Consultant


