Napoli (Udc): “La casa è un bisogno, la proprietà un diritto: meno vincoli e più tutele per rilanciare gli affitti”

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La crisi abitativa torna al centro del dibattito politico, tra le iniziative europee sull’Affordable housing act, le proposte per limitare affitti brevi e immobili inutilizzati e la ricerca, anche in Italia, di nuovi strumenti per rilanciare il mercato delle locazioni. Ma quali misure possono davvero aumentare l’offerta senza penalizzare la proprietà privata?

Requadro ne ha parlato con Andrea Napoli, responsabile nazionale Udc per le Politiche abitative ed esperto di mercato immobiliare, per approfondire la posizione del partito e le proposte già portate in Parlamento, dalla certezza dei tempi per il rilascio degli immobili alla cedolare secca sulle locazioni commerciali.

Domanda: La crisi abitativa è ormai al centro dell’agenda europea. Ma Bruxelles sembra orientata a intervenire anche su affitti brevi, seconde case e immobili inutilizzati. State dicendo che l’Europa parte da una diagnosi corretta, ma rischia di sbagliare la cura?
Risposta: La crisi abitativa è reale e sarebbe sbagliato sottovalutarla. Quello che contestiamo è la ricetta che sembra emergere a livello europeo. Se riconosciamo che uno dei problemi strutturali è l’insufficienza dell’offerta, non possiamo poi pensare di risolverlo introducendo nuovi vincoli sulla proprietà privata, sugli affitti brevi, sulle seconde case o sugli immobili non utilizzati. Per l’Udc bisogna partire esattamente dal punto opposto: aumentare il numero di abitazioni disponibili, recuperare il patrimonio esistente, rigenerare, costruire dove necessario, semplificare le procedure e soprattutto incentivare i proprietari a rimettere gli immobili sul mercato. La casa è un bisogno fondamentale, ma la proprietà è un diritto. Il compito della politica è conciliare questi due principi, non contrapporli.

D: “La casa è un diritto, non una merce” è lo slogan di “Right to Housing!”, l’iniziativa europea sostenuta in Italia da Ilaria Salis. È difficile contestare il principio del diritto alla casa: dove sta, allora, il punto di rottura per l’Udc?
R: Riconosciamo pienamente il problema dell’accesso alla casa. Quello che non condividiamo è una visione che rischia di trasformarlo in una contrapposizione ideologica. Una casa risponde certamente a un bisogno essenziale della persona, ma rappresenta anche il risparmio di una famiglia, un patrimonio costruito spesso in una vita di lavoro, un investimento e una componente importante dell’economia reale. Individuare genericamente nelle seconde case, negli immobili vuoti, negli affitti brevi o nella rendita il problema può avere una certa efficacia politica, ma non crea una sola abitazione in più. Al contrario, aumentando vincoli, tassazione e incertezza rischiamo di convincere altri proprietari a tenere gli immobili fuori dal mercato. Noi non vogliamo combattere chi possiede una casa: vogliamo creare le condizioni perché abbia interesse e fiducia nel rimetterla sul mercato. È una differenza politica sostanziale.

D: Ma come si convincono concretamente i proprietari a rimettere sul mercato gli immobili? La fiscalità è sufficiente o il vero nodo resta la scarsa tutela di chi affitta?
R: Servono entrambe le cose. Abbiamo portato in Parlamento una vera agenda sulle locazioni attraverso i disegni di legge presentati dal senatore Antonio De Poli. Due questioni, in particolare, oggi sono diventate centrali anche nell’azione del Governo: la certezza dei tempi per il rilascio degli immobili e la cedolare secca sulle locazioni commerciali. Sul rilascio degli immobili, il 28 gennaio abbiamo presentato il DDL S.1774, con l’obiettivo di ridurre i tempi e introdurre conseguenze precise in caso di ritardi nell’esecuzione. Successivamente è arrivata anche un’iniziativa governativa sullo stesso tema. Il principio è semplice: non può esistere un mercato della locazione sano se un proprietario non ha ragionevole certezza di quando potrà rientrare in possesso del proprio immobile. Garantire tempi certi non significa essere contro gli inquilini. Significa rimuovere una delle principali ragioni per cui molti proprietari oggi scelgono di non affittare.

D: Sul rilascio degli immobili sostenete di aver anticipato il Governo. Sulla cedolare secca per i negozi, invece, il viceministro Maurizio Leo ha aperto al 21%. Anche in questo caso rivendicate la “paternità” politica della proposta?
R: L’Udc si è mossa con una proposta precisa. Con il DDL S.1828, presentato dal senatore De Poli, abbiamo proposto di stabilizzare al 21% la cedolare secca sulle locazioni degli immobili ad uso diverso dall’abitativo. Oggi il fatto che il viceministro dell’Economia Maurizio Leo apra proprio a questa possibilità è per noi un segnale politico importante. Non considero la cedolare commerciale un regalo ai proprietari. Dobbiamo guardare alle conseguenze concrete: rendere più conveniente affittare può significare riportare sul mercato migliaia di locali oggi vuoti, riaprire serrande, favorire nuove attività, creare lavoro e restituire servizi e vitalità ai quartieri. Abbiamo inoltre proposto di chiarire definitivamente l’applicazione della cedolare secca alle locazioni abitative anche quando il conduttore opera nell’ambito di un’attività d’impresa o professionale, purché rimanga invariata la destinazione abitativa dell’immobile.

D: Tra Bruxelles, la campagna di Salis e le proposte della maggioranza, la casa sta tornando terreno di scontro politico. Se dovesse sintetizzare la linea dell’Udc, qual è l’alternativa a una politica fondata su maggiori vincoli alla proprietà?
R: La nostra alternativa è una vera riforma delle locazioni: fiscalità più semplice e stabile, certezza dei tempi, tutela della proprietà, maggiore sicurezza per chi affitta e strumenti che consentano di rendere sostenibili i canoni. Da una parte c’è chi pensa di affrontare l’emergenza abitativa attraverso nuovi vincoli, divieti e una continua contrapposizione tra proprietari e inquilini. Noi proponiamo una strada diversa: più immobili sul mercato, meno pressione fiscale, regole certe e una maggiore collaborazione tra pubblico e privato. Alla sinistra che vuole risolvere l’emergenza abitativa combattendo la proprietà rispondiamo che senza proprietari disponibili ad affittare non esiste alcuna politica della casa. Noi vogliamo rimettere gli immobili sul mercato: meno tasse, regole certe e tempi certi. Ed è significativo che oggi anche il Governo stia andando su temi che l’UDC ha contribuito con forza a portare nell’agenda politica.

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