La Bce ha alzato di 25 punti base i tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale, portandoli rispettivamente al 2,50%, al 2,65% e al 2,90%, con effetto dal 16 settembre 2026.
La principale motivazione è la pressione inflazionistica generata dal conflitto in Medio Oriente e l’impegno a stabilizzare l’inflazione al 2% nel medio termine.
Le previsioni della Bce sull’inflazione sono attualmente al 3,0% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe al 2,5% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028. Rispetto all’esercizio dello scorso giugno, le proiezioni per l’inflazione restano invariate per il 2026, ma sono state riviste al rialzo per il 2027 e il 2028.
Costo aggiuntivo per il mutuo di circa 200 euro
Secondo le proiezioni di Mutuisupermarket.it, per un mutuo da 150.000 euro della durata di 30 anni, che rappresenta una tipologia di finanziamento largamente diffusa in Italia, il costo aggiuntivo per le famiglie sarà pari a 232 euro l’anno.
“In uno scenario che ha negli ultimi anni ha visto crescere costantemente il ricorso al credito da parte delle famiglie, con circa 6 italiani su 10 che oggi hanno un finanziamento in corso, circa 1/4 dei contratti attivi è rappresentato da un mutuo casa. In parallelo, in questi anni è cresciuta anche la quota di compravendite sostenute da un mutuo, ormai prossima al 50% del totale – commenta Stefano Rossini, ad di MutuiSupermarket.it – Con il nuovo aumento dei tassi, per i mutui a tasso variabile l’effetto sarà immediato, dato che l’Euribor, ovvero l’indice di riferimento per il mercato, segue piuttosto da vicino le decisioni della BCE. Per altro, difficilmente questo sarà l’unico intervento: a fronte di una difficile situazione macro-economica le aspettative dei mercati indicano, infatti, un ulteriore aumento già nella prossima riunione del 29 ottobre e un probabile terzo aumento a inizio 2027 cui potrebbe fare seguito una fase di tassi stabili, sempre in assenza di ulteriori shock in grado di sconvolgere lo scenario a livello globale”.
In linea l’analisi di Facile.it secondo cui con l’aumento dei tassi la rata di un mutuo variabile standard (126.000 euro in 25 anni) salirà di circa 17 euro, passando dagli attuali 614 a 631 euro.
Con questi valori, nel 2027 i mutuatari con un finanziamento a tasso variabile standard spenderanno oltre 600 euro in più di interessi. “A causa del perdurare della situazione di crisi in Medio Oriente, i prezzi delle materie prime continuano a crescere, il che sta determinando un aumento significativo dell’inflazione – spiegano gli analisti di Facile.it – Per queste ragioni, come si aspettava il mercato, la Banca Centrale Europea è intervenuta con un nuovo aumento dei tassi nella riunione di oggi”.
Preoccupazione per nuovi aumenti
Il rialzo odierno potrebbe non essere l’ultimo intervento sui tassi, tanto è vero che, se si guarda ai futures sugli Euribor, secondo Facile.it il mercato si aspetta almeno un secondo aumento entro la metà del 2027, forse addirittura un terzo prima della chiusura dell’anno.
I futures aggiornati alla prima settimana di settembre prevedono che l’indice Euribor a tre mesi, oggi pari al 2,67% e valore di riferimento per i mutui variabili, arriverà entro giugno 2027 al 3,10%. Tradotto in valori assoluti, significa che la rata passerebbe dagli attuali 614 euro ad oltre 650 euro.
Cresce l’importo medio richiesto, calano le surroghe
Nei primi otto mesi del 2026, come emerso dall’Osservatorio Facile.it – Mutui.it l’importo medio richiesto è stato pari a 139.599 euro, dato in aumento dell’1,6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a copertura del 74% del valore dell’immobile oggetto di mutuo (pari, sempre in media, a circa 206mila euro).
Cala invece l’età media dei richiedenti, che passa dai 40,5 anni dello scorso anno ai 39 di oggi; limitando l’analisi alle sole richieste di mutuo prima casa, l’età media scende al di sotto dei 37 anni. Diminuisce anche il peso delle surroghe, che passa dal 26% al 17%.
Il tasso fisso si conferma quello preferito dagli italiani (93% delle richieste), ma va notato che, rispetto allo scorso anno, la quota di chi ha optato per il variabile è salita dall’1% al 7%, spinta dalle buone condizioni offerte a inizio anno per questo prodotto, che però, negli ultimi mesi, ha visto ridursi il vantaggio economico.
Migliori offerte ancora con il variabile
Secondo l’osservatorio di Facile.it, le migliori offerte sul mercato continuano a rimanere quelle a tasso variabile, ma la distanza con i fissi è minima e la possibilità che gli indici risalgano nei prossimi mesi è concreta.
Dati alla mano, tuttavia, prendendo a campione un finanziamento da 126.000 euro con piano di ammortamento in 25 anni a copertura del 70% del valore dell’immobile, i migliori tassi variabili disponibili online partono da un Tan pari a 2,65%, con una rata iniziale di 575 euro.
Si tratta di circa 32 euro in meno rispetto alle migliori offerte a tasso fisso, che invece partono da un Tan pari a 3,15% e una rata di 607 euro. Anche i tassi fissi nelle ultime settimane stanno risentendo negativamente dello scenario internazionale; l’aumento del rendimento dei titoli di Stato americani e, a cascata, di quelli europei, sta determinando un incremento degli Irs, valori di riferimento per i tassi dei mutui. Nonostante questo, però, l’offerta continua a restare competitiva, grazie anche alla scelta degli istituti di credito di contenere, o in alcuni casi annullare del tutto, gli spread applicati ai finanziamenti.



