Tramite il Pnrr, in Italia, sono state ricevute risorse per 165,99 miliardi di euro, destinate a investimenti vari ed eventuali. Una gran bella cifra, pari all’85,4% circa di tutto il cucuzzaro messo da parte dall’Ue per il Belpaese.
Di questi 71,8 miliardi sono stati erogati a fondo perduto. L’eventuale gratitudine nei confronti della Commissione europea che, tramite il dispositivo NextGenerationEU ha cacciato il grano, è rimessa al nostro buon cuore. I restanti 122,6 miliardi sono invece un vero e proprio prestito. E come tale andrà restituito con tanto di interessi.
Gli interessi totali che andranno pagati assieme alla restituzione del capitale ammontano a 12,45 miliardi di euro. Il tasso di interesse applicato al debito varia nel tempo, dallo zero percento del 2021 fino a un picco del 4% o poco più. Il tasso medio applicato al finanziamento da Pnrr è calcolato tra il 2 e il 3% su un periodo di rientro di 37 anni sulla base di una cifra variabile nel tempo visto che le rate annuali comprendono parte di capitale da restituire oltre che la quota interessi. La scadenza del prestito è prevista nel 2058 e pertanto la durata è prevista in 37 anni (dal 2021).
Il tasso di interesse medio applicato al debito pubblico italiano – considerando cioè tutto lo sotck di 3.207,2 miliardi di euro record dello scorso giugno – è calcolato tra il 2,8 e il 3%, prefigurando un costo complessivo dei fondi Pnrr molto simile a quello di mercato. Ci sono però alcune importanti puntualizzazioni da fare: in primo luogo essendoci la restituzione di parte del capitale (solo negli ultimi anni però, vista la lunga fase di preammortamento) dopo ogni pagamento l’interesse della rata successiva viene calcolato sul capitale dovuto residuo; proprio come succede con un mutuo casa. Pertanto il costo del prestito in valore assoluto va a diminuire allo scadere di ciascuna rata. Soprattutto però, se consideriamo come termine di paragone un Btp a lunga scadenza (30-50 anni), la cedola nominale è simile al costo del Pnrr (tra il 2,15 e il 2,8%), ma il rendimento lordo è del 4,8%, tenendo cioè conto del fatto che i bond vengono emessi sotto la pari (a un prezzo minore rispetto a quello nominale), mentre il capitale viene restituito in un’unica soluzione, con l’ultima rata di interesse, al valore facciale.
Stringendo il brodo al massimo: il finanziamento tramite Pnrr è meno costoso del debito pubblico nazionale.
A fronte di ciò il debito complessivo cui il Paese dovrà far fronte è aumentato. E qui si apre il secondo capitolo sul tema: che effetti hanno avuto e avranno gli investimenti finanziati tramite Pnrr? L’impatto sul Pil potenziale e sulla produttività è tutto da calcolare. Come rilevato nelle analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio e nel documento di finanza pubblica, la crescita stimata del Pil potenziale si attesterà tra lo 0,6% e lo 0,7% fino al 2029. Poi, se ci sarà un poi, si vedrà.
Non sono nozze con i fichi secchi, ma non c’è nemmeno tanto per festeggiare.
Anche l’andamento dell’occupazione dal 2021 (non ho trovato stime dirette dell’impatto del Pnrr sul lavoro in Italia, ma è evidente che abbia avuto un effetto importante) va guardato con attenzione. Dall’anno di istituzione del piano fino a metà 2026 il numero di occupati è cresciuto dei circa 1,6 milioni di unità, con un tasso di occupazione in aumento del 4,4% l’anno e un tasso di occupazione complessivo al 63,2% a fine giugno 2026.
Bene, no? Ni! Di certo bene per chi ha trovato lavoro, ma dal punto di vista complessivo un aumento del Pil così ridotto come quello stimato, a fronte di un aumento del contributo lavorativo così alto, indica come i nuovi posti di lavoro siano stati per lo più trovati in settori a scarsa produttività. Un possibile futuro problema, non solo per la crescita della ricchezza del Paese, ma anche per la tenuta del debito crescente.
Manca cioè il mitico effetto moltiplicatore della spesa pubblica, soprattutto a causa dell’elevata frammentazione degli interventi, non coordinati e non indirizzati ai settori a maggior potenzialità di crescita. Il risultato è che la spesa è stata tanta, ma la resa… Così così.



