Il partito di estrema destra tedesco AfD, Alternative für Deutschland ha raccolto il 43,8% del voto nelle elezioni settembrine in Sassonia-Anhalt, un’enormità che ha superato le favorevoli previsioni e che può ora portarlo a governare.
Il risultato riaccende anche il dibattito europeo sull’accessibilità alla casa, tema che finalmente è entrato nel radar dell’Europa che ha cominciato a definirla come ciò che è, un’emergenza. A questa emergenza i diversi partiti europei stanno rispondendo con programmi che hanno certamente in comune la volontà di risolvere, ma differiscono nelle cause e nei modi per riuscirci.
Sebbene non si tratti di un partito europeo, si può cominciare proprio dal programma dell’AfD sulla casa, perché il risultato porta in primo piano un manifesto che contiene promesse radicali e alcune manovre dove il punto di partenza è la volontà dichiarata di trasformare la Germania in un popolo di proprietari.
Secondo il partito, la carenza di abitazioni è legata anche all’immigrazione incontrollata e all’eccessiva quantità di disposizioni legislative in materia edilizia e di locazioni. Norme come la cosiddetta legge sul riscaldamento ostacolerebbero, per dirne una, la costruzione di alloggi economici.
L’AfD promette quindi di liberare l’edilizia residenziale da questi vincoli, affinché in futuro ogni cittadino possa permettersi un appartamento o una casa. Secondo il programma, il benessere nasce dalla proprietà dell’abitazione. Il 70% dei cittadini dell’Unione europea vive in una casa di proprietà, mentre la maggior parte dei tedeschi non possiede l’abitazione nella quale risiede, ma vive in affitto.
Per il partito bisogna quindi ridurre sia i costi di costruzione sia le spese accessorie legate all’abitazione, così da rendere la casa nuovamente accessibile. Tra le misure proposte rientrano l’abolizione dell’imposta sul trasferimento immobiliare per chi acquista un’abitazione destinata all’uso personale, dell’imposta sulla proprietà e del canone radiotelevisivo.
L’imposta sul trasferimento immobiliare applicata agli acquirenti stranieri con residenza principale al di fuori dell’Unione europea dovrebbe invece essere aumentata al 20%, sul modello dell’Austria.
L’AfD vuole inoltre eliminare i costi determinati da quelle che definisce scelte ideologiche, come il contributo per le energie rinnovabili, la tassa sulla CO₂ e la legge sull’energia degli edifici.
Le decisioni che riguardano il diritto edilizio dovrebbero essere riservate agli stati nazionali, mentre il partito rifiuta le disposizioni europee che determinano un aumento dei costi nel settore. Per proteggere la proprietà e gli edifici esistenti dalle conseguenze delle modifiche normative, propone di continuare ad applicare il diritto edilizio in vigore al momento della loro costruzione.
Poiché la proprietà viene considerata una forma di libertà e uno strumento di protezione dalla povertà in età avanzata e dall’aumento degli affitti, l’AfD vuole eliminare gli ostacoli alla trasformazione delle abitazioni in affitto in immobili di proprietà.
Gli inquilini che acquistano una casa destinata al proprio uso dovrebbero quindi essere sostenuti attraverso strumenti capaci di sostituire almeno in parte il capitale proprio richiesto per l’acquisto. Il partito propone inoltre di creare un quadro che permetta agli inquilini di acquistare a condizioni agevolate gli appartamenti appartenenti alle società immobiliari pubbliche.
Le cooperative edilizie dovrebbero ricevere un trattamento preferenziale nell’assegnazione dei terreni pubblici. Nella distribuzione dei terreni edificabili e degli alloggi dovrebbero essere favoriti anche i residenti locali, secondo un modello che attribuisce una preferenza alle persone appartenenti alla comunità del territorio.
Secondo l’AfD, l’attuale modello di edilizia sociale ha fallito, poiché riesce a raggiungere soltanto una parte limitata delle persone che avrebbero diritto a beneficiarne. Il sistema determinerebbe inoltre assegnazioni inappropriate e costi elevati per i contribuenti.
La soluzione proposta è quella di sostenere maggiormente gli inquilini a basso reddito attraverso contributi destinati al pagamento dell’affitto. Qualora il contributo ordinario non fosse sufficiente, ai cittadini dovrebbe essere riconosciuto un ulteriore sostegno economico comunale.
E per contenere la carenza di abitazioni nelle aree caratterizzate da mercati immobiliari sottoposti a forte pressione, il partito chiede infine che l’assegnazione di alloggi alle persone alle quali è stato riconosciuto il diritto d’asilo e ai richiedenti asilo venga limitata quanto più possibile.
L’AfD si oppone anche a nuove assegnazioni, soprattutto attraverso la realizzazione di grandi strutture ricettive, nei quartieri considerati socialmente problematici che presentano già una quota superiore al 25% di migranti provenienti da Paesi esterni all’Unione europea oppure registrano livelli elevati di criminalità e nei quali, secondo il partito, il processo di integrazione sarebbe già fallito.
Ci sono quindi tre chiavi che, secondo l’ultra destra tedesca, potrebbero risolvere l’emergenza abitativa:no immigrati, no ecologia e no tasse, il tutto condito dal principio che ogni stato deve poter fare quello che gli pare senza alcun diktat dall’Europa.
La vaghezza premia poco
Qualsiasi sia la fede politica c’è un dato di fatto che emerge dalla vittoria dell’AdF e anche dai sondaggi che vedono crescere forze politiche estreme, ed è la concretezza di intenti versus la vaghezza con cui il tema è stato troppe volte trattato. Rimandare a casa loro i migranti per liberare oltre 100mila case da dare ai tedeschi fa probabilmente più breccia di slogan che inneggiano alla futura costruzione di alloggi sostenibili. In tema di affordable housing, di fatto, alcuni partiti europei non sono infatti entrati nello specifico o, perlomeno, non così a gamba tesa come l’AdF.
Per i Socialisti e Democratici serve il piano e un’iniezione di denaro per la casa
Per avviare un’analisi si può partire dai Socialisti e Democratici, gruppo rappresentato in Italia dal Partito democratico, secondo cui la crisi abitativa che colpisce persone appartenenti a ogni fascia di reddito affonda le proprie radici nella disuguaglianza socioeconomica, nella finanziarizzazione su larga scala degli alloggi e dei terreni e in sistemi abitativi insostenibili che privilegiano il profitto rispetto ai diritti umani.
La proposta del gruppo è quella di sviluppare politiche capaci di garantire un’offerta abitativa nella quale ci sia equilibrio tra sviluppo economico e benessere delle comunità. L’obiettivo è quindi creare spazi abitativi accessibili e di qualità per tutti attraverso un piano europeo che regolamenti il mercato immobiliare, incrementi gli investimenti pubblici nell’edilizia sociale e sostenibile, contenga i prezzi delle case, contrasti la condizione di senza dimora e garantisca alloggi dignitosi ai bambini.
Una delle battaglie rivendicate dai Socialisti e Democratici è quella che ha portato alla nomina del primo commissario europeo con una delega specifica alla casa, Dan Jørgensen, così da dare maggiore peso politico alla promozione del Piano europeo per l’edilizia abitativa a prezzi accessibili.
Il gruppo ha inoltre pubblicato un corposo documento programmatico nel quale chiede un forte aumento dei fondi destinati alla casa. La proposta prevede 300 miliardi di euro complessivi per alloggi accessibili e dignitosi, dei quali almeno 100 miliardi sotto forma di sovvenzioni, in modo che queste risorse possano diventare un catalizzatore per ulteriori investimenti pubblici e privati.
Un altro punto riguarda la regolamentazione degli affitti brevi. Secondo il gruppo, la crescita incontrollata delle piattaforme è diventata un importante fattore di squilibrio per il mercato della casa e l’Europa ha quindi bisogno di un intervento rapido e di un quadro giuridico chiaro, capace di governare lo sviluppo dello short-term rental e di ristabilire un equilibrio nei mercati abitativi nel rispetto delle esigenze locali e del principio di sussidiarietà.
I Socialisti e Democratici chiedono anche di contrastare la speculazione immobiliare, adattare le regole finanziarie e individuare nuovi strumenti per proteggere i residenti dell’Unione europea dall’aumento degli affitti, dagli sfratti illegittimi e dalle operazioni definite predatorie.
Un accento importante viene posto anche sui cambiamenti climatici, perché il sostegno finanziario all’innovazione e un robusto ripensamento del Patto di stabilità e crescita dovrebbero permettere agli Stati membri di investire nella casa. Tra le azioni proposte rientrano anche una revisione delle imposte sulla proprietà, dei programmi per i visti d’oro e delle agevolazioni fiscali destinate agli investitori.
Renew Europe punta su offerta, innovazione e accesso alla casa
La casa viene affrontata anche da Renew Europe, gruppo al quale fa capo Azione in Italia. Le priorità per risolvere la crisi abitativa sono state raccolte in un documento approvato alla fine del 2025, secondo cui è necessario rendere più semplice costruire, più intelligente investire e più equo l’accesso agli alloggi a prezzi sostenibili in tutta l’Unione europea.
Secondo Renew Europe, una strategia abitativa credibile deve definire misure concrete per aumentare l’offerta, allineare gli obiettivi climatici con quelli legati all’accessibilità economica e garantire ai cittadini, soprattutto ai giovani, la possibilità di riprendere il controllo delle proprie condizioni abitative.
Tra le iniziative proposte rientra l’eliminazione degli ostacoli all’offerta attraverso lo snellimento della burocrazia, che non deve però tradursi in un abbassamento degli standard. Renew Europe propone di modernizzare le procedure autorizzative con permessi digitali, accelerare i processi di pianificazione, riutilizzare gli immobili sfitti e garantire che l’urbanistica rispecchi le reali esigenze sociali.
Il gruppo chiede inoltre di allineare l’azione climatica con le politiche abitative attraverso ristrutturazioni, costruzioni modulari e materiali circolari, così da migliorare le prestazioni energetiche e allo stesso tempo ridurre i costi complessivi.
In sostanza, Renew Europe esorta l’Europa a considerare la transizione verde e la risposta alla crisi abitativa come priorità che si rafforzano a vicenda e non come due programmi in competizione.
Un’altra priorità riguarda le generazioni più giovani, che incontrano difficoltà sempre maggiori nell’accesso alla casa a causa dei prezzi elevati. Per questo il gruppo chiede finanziamenti mirati per l’acquisto della prima abitazione, opzioni di affitto eque e garanzie pensate per i giovani, che devono diventare strumenti fondamentali delle politiche abitative e non semplici interventi successivi.
Renew Europe propone anche di rafforzare la forza lavoro necessaria per costruire le case delle quali l’Europa ha bisogno. Risolvere la crisi abitativa richiede infatti lavoratori qualificati e mobili, sostenuti da programmi di formazione e apprendistato e dal riconoscimento reciproco delle qualifiche, così da collegare meglio l’offerta alla domanda e consentire ai professionisti del settore di costruire la propria carriera in tutta l’Unione.
I Conservatori e Riformisti europei difendono la competenza nazionale
Spostandosi verso i Conservatori e Riformisti europei, il tema della casa non compare tra i punti principali del programma generale con lo stesso peso attribuito da altri gruppi. Nel confronto europeo sull’housing, tuttavia, i rappresentanti dell’Ecr hanno chiesto che i fondi di coesione possano essere utilizzati per creare soluzioni abitative accessibili e temporanee destinate a giovani coppie, studenti e lavoratori in mobilità.
Il gruppo, del quale fa parte Fratelli d’Italia, ha inoltre sollecitato la Commissione europea a rendere più semplice l’applicazione degli aiuti di Stato per gli interventi dedicati alla casa.
La posizione dei Conservatori e Riformisti europei insiste soprattutto sulla riduzione del peso normativo, sulla tutela della proprietà privata e sul rispetto del principio di sussidiarietà. Secondo il gruppo, le politiche abitative devono restare principalmente una competenza degli Stati membri, delle regioni e delle amministrazioni locali, mentre l’Unione europea dovrebbe fornire risorse e strumenti senza imporre un modello uniforme.
La posizione di Fratelli d’Italia ha trovato una concretizzazione anche nel Piano Casa approvato a livello nazionale, che si muove su un terreno distinto rispetto alle iniziative europee del gruppo.
Il Ppe chiede meno ostacoli per costruire
Per quanto riguarda il Partito popolare europeo, la linea principale è quella della semplificazione delle procedure per l’edilizia abitativa, con l’obiettivo di accelerare le autorizzazioni, ridurre la burocrazia e costruire più case e appartamenti.
Il gruppo ha sostenuto l’obiettivo di ottenere i permessi edilizi entro un massimo di 60 giorni e ha chiesto che i progetti abitativi considerati essenziali siano trattati con la stessa urgenza riservata ad altre infrastrutture strategiche. Le procedure amministrative dovrebbero inoltre essere interamente digitalizzate.
Il Ppe propone una riduzione dell’Iva sulle nuove abitazioni e sulle ristrutturazioni, incentivi fiscali per i proprietari che affittano a giovani e famiglie e un ruolo più incisivo dei fondi della politica di coesione e della Banca europea per gli investimenti, così da sostenere gli investimenti negli alloggi accessibili e nella riqualificazione del patrimonio esistente.
Per proteggere i diritti dei proprietari e ripristinare la fiducia, il gruppo chiede anche procedure di sfratto più rapide nei confronti di chi occupa abusivamente gli immobili
.I Verdi chiedono di frenare la speculazione immobiliare
Più radicale è la posizione degli European Greens. Secondo i Verdi europei, la crisi abitativa è il risultato di scelte politiche e di decenni durante i quali gli immobili sono stati trattati come beni finanziari anziché come case.
La richiesta è quella di aumentare in modo massiccio gli investimenti nell’edilizia sociale e negli alloggi a prezzi accessibili, combattere la povertà energetica, frenare gli investimenti immobiliari speculativi e introdurre norme chiare che permettano alle città di regolamentare le piattaforme di affitto a breve termine, considerate uno dei fattori che contribuiscono all’aumento dei canoni.
Secondo i Verdi, l’incremento dell’offerta non è sufficiente se non viene accompagnato da interventi capaci di limitare la finanziarizzazione del patrimonio residenziale e di riportare la funzione abitativa al centro delle politiche immobiliari.
The Left vuole rendere la casa un diritto fondamentale
Anche The Left, il gruppo della Sinistra al Parlamento europeo, assume una posizione molto netta. Secondo il gruppo, la crisi abitativa richiede il coraggio politico necessario per affrontare gli interessi immobiliari e finanziari.
The Left ha criticato il rapporto approvato dal Parlamento europeo, accusandolo di proteggere gli investitori, attribuire responsabilità agli inquilini, utilizzare la crisi per giustificare la deregolamentazione e penalizzare le persone più vulnerabili.
Il gruppo dichiara di voler continuare a battersi per tutelare chi subisce maggiormente gli effetti della crisi, rendere l’abitazione un diritto fondamentale, tassare i fondi di investimento che speculano nel settore immobiliare, regolamentare le piattaforme di affitto a breve termine, rafforzare i diritti degli inquilini, recuperare gli alloggi sfitti e fissare un obiettivo vincolante per azzerare la condizione di senza dimora in Europa.
Hanno tutti ragione
L’emergenza abitativa poggia su numeri piuttosto lapidari, perché in dieci anni i prezzi delle case in Europa sono aumentati del +64,9% (Eurostat) e gli affitti del 21,8%. La corsa all’aumento non si ferma, tanto che nel quarto trimestre del ‘’25 gli affitti sono cresciuti del +3,2% e i prezzi delle case del 5,5%.
I conti si fanno con la proporzione degli salari reali, che in diversi paesi europei sono cresciuti mentre in Italia sono al palo e in Germania patiscono una crescita debole.
L’enorme difficoltà a comprare casa e anche ad andare in affitto genera quindi il malcontento che ha probabilmente contribuito a fare breccia tra elettori che vogliono tutto e subito, con zero preoccupazioni, o meglio con zero tolleranza, per le conseguenze sulle persone e sul pianeta.



