Pnrr a fine corsa: è tempo di bilanci

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Il monitoraggio parlamentare redatto dai Servizi studi della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica fotografa lo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) in vista della chiusura della programmazione europea. L’Italia ha raggiunto 416 dei 575 traguardi e obiettivi previsti, pari al 72,3% del totale, incassando 165,99 miliardi di euro su 194,4 miliardi complessivi, ovvero l’85,4% delle risorse totali stanziate. Si tratta di un avanzamento che posiziona il paese al di sopra della media degli stati membri dell’Unione europea, fermi al 57,9% degli obiettivi e al 68,7% delle risorse erogate.

Il bilancio complessivo dell’attuazione

I media vicini al governo festeggiano: “Obiettivo raggiunto” è il leitmotiv dei titoli. Ma come sempre i numeri vanno approfonditi non limitandosi a cogliere solo quelli che sostengono le proprie tesi, il proprio tifo e le proprie interpretazioni.

L’impatto macroeconomico sul prodotto interno lordo (Pil) viene stimato dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) in un contributo di 1,8 punti percentuali al livello del Pil nel 2026, mentre la Commissione europea ne calcola un beneficio potenziale complessivo di 189,6 miliardi di euro, pari a circa l’8,9% del Pil.

Si ricorda che l’Italia rientra infatti tra i sei paesi europei ad aver già ricevuto oltre il 65% della dotazione finanziaria totale.

L’analisi operativa del sistema ReGiS e le rielaborazioni contabili evidenziano una marcata divergenza tra l’avanzamento procedurale e lo stato dei cantieri. A fronte di 672.549 progetti monitorati, ben 503.641 risultano conclusi (pari al 74,9% dei progetti totali), ma essi assorbono solo il 23,7% delle risorse impegnate. Al contrario, restano in corso 168.879 progetti che concentrano 132,2 miliardi di euro, oltre il 76% della dotazione complessiva.

Il Centro studi di Unimpresa, su dati della Corte dei conti, rileva che al netto dei crediti d’imposta ad assorbimento automatico come il Superbonus e la Transizione 4.0, la spesa reale effettiva erogata per nuovi progetti sul territorio si attesta al 21,9%. L’assestamento finale ha richiesto ripetute modifiche al piano — con molteplici revisioni formali e un’ulteriore proposta da 2,1 miliardi all’esame della Commissione europea
— volte a definanziare le misure in ritardo di rendicontazione e riallocare i fondi su capitoli a maggiore capacità di spesa.

Il focus immobiliare ed edilizio: dagli asili nido alla sanità territoriale

Dalla prospettiva della finanza immobiliare e dell’edilizia pubblica, il Pnrr ha rappresentato un volano per gli investimenti in conto capitale. L’Istat rileva che gli investimenti in edilizia non residenziale e opere pubbliche sono più che raddoppiati in volume nell’arco di sei anni, compensando il lungo stagnamento del comparto edilizio.

Nel comparto dell’edilizia scolastica e dell’infanzia, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha certificato il raggiungimento del target rimodulato per gli asili nido, fissato a 150mila nuovi posti. Il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha sottolineato che si tratta di un risultato “fondamentale perché ci consente di posizionarci al di sopra degli obiettivi di Barcellona e oltre il 37% di media nella copertura del servizio”.

Il quadro complessivo dell’istruzione conta 11.724 interventi per oltre 12 miliardi di euro destinati a nuove scuole, adeguamento sismico, efficientamento energetico, mense e palestre, interessando quasi un terzo del patrimonio edilizio scolastico nazionale. Per garantire il rispetto delle tempistiche ed evitare la perdita di fondi dovuta a rinunce su interventi complessi, l’articolo 13-quater del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107 (convertito dalla legge 7 agosto 2026, n. 152) ha autorizzato il ministero a individuare progetti sostitutivi coerenti avviati a decorrere dal primo febbraio 2020.

Sul fronte dell’edilizia sanitaria e sociosanitaria (Missione 6), il bilancio registra l’avvenuta realizzazione o ristrutturazione tecnologica di oltre 1.000 Case della comunità. Il perseguimento dei traguardi ha tuttavia richiesto un ridimensionamento delle ambizioni volumetriche originarie. Le revisioni concordate con Bruxelles hanno ridotto gli obiettivi per le Case della comunità da 1.350 a 1.038 strutture, per gli Ospedali di comunità da 400 a 307 e per le Centrali operative territoriali da 600 a 480, oltre ad abbassare i target relativi ai nuovi posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva.

In tema di alloggi universitari ed edilizia residenziale, la difficoltà nel perfezionare le acquisizioni immobiliari entro le scadenze ha costretto a sostituire il target iniziale di 7.500 alloggi per studenti entro fine 2022 con la sola aggiudicazione delle gare entro giugno 2023. Parallelamente, la rimodulazione del piano approvata dal Parlamento ha rafforzato le risorse destinate allo strumento finanziario per l’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale pubblica (Erp) per 200 milioni di euro e all’housing sociale.

I temi ancora aperti: il nodo della spesa ordinaria e il debito pubblico

A dispetto della massa critica di risorse mobilitata, l’eredità del Pnrr lascia aperti diversi nodi strutturali per l’economia e il mercato immobiliare.

Lo studio dello Strategic Investment Lab della SDA Bocconi evidenzia il concreto rischio di trasformare le nuove infrastrutture territoriali in “gusci vuoti”. Se la realizzazione dell’immobile viene portata a termine con i fondi europei di conto capitale, la sua successiva operatività richiede risorse correnti ordinarie per coprire gli stipendi del personale medico, infermieristico ed educativo e i costi di manutenzione immobiliare. Senza un coordinamento strutturale all’interno della programmazione di bilancio nazionale e regionale, gli immobili rischiano di rimanere inattivi o sottoutilizzati.

L’impatto sul Pil potenziale e sulla produttività è tutto da calcolare. Come rilevato nelle analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio e nel documento di finanza pubblica, la crescita stimata del Pil potenziale si attesterà tra lo 0,6% e lo 0,7% fino al 2029. L’elevata frammentazione degli interventi — con circa l’80% dei progetti concentrato su opere di piccole dimensioni — rischia di smorzare l’effetto moltiplicatore sulle capacità produttive del sistema economico.

La dote complessiva di 194,4 miliardi di euro comprende 122,6 miliardi di finanziamenti a titolo di prestito che l’Italia dovrà restituire all’Unione europea entro il 2058. In un contesto in cui il debito pubblico nazionale ha raggiunto il valore di 3.181,1 miliardi di euro, il preammortamento già avviato lascerà spazio al pagamento della quota capitale dal 2032, con un picco del servizio del debito previsto nel 2037. La sfida della finanza pubblica e immobiliare sarà quella di garantire che gli attivi realizzati producano un rendimento economico e sociale idoneo a ripagare l’indebitamento contratto.

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