Il comune di Milano chiude i bandi per il recupero dei beni in disuso, al vaglio 55 proposte

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Si sono chiusi i bandi con cui l’assessorato al demanio del comune di Milano ha raccolto negli ultimi tre mesi idee e progetti per riqualificare e riaprire al pubblico 20 proprietà comunali oggi inutilizzate. All’indagine esplorativa ad evidenza pubblica bandita lo scorso maggio sono state presentate 55 offerte giunte da enti, associazioni, fondazioni, aziende, professionisti e imprese sociali. I plichi sono stati aperti in seduta pubblica per le verifiche preliminari della regolarità delle offerte.

Sul totale delle proposte, 21 offerte riguardano i cinque “immobili identitari”, spazi monumentali in centro città, oggi chiusi, messi a bando dal Demanio: sono Palazzo Dugnani, che raccoglie otto proposte, Palazzo Calchi Taeggi in corso di Porta Vigentina, che ne riceve sei, i magazzini comunali al Bastione di Porta Venezia, in via Vittorio Veneto, per il quale sono arrivate tre proposte, e infine Porta Ticinese Medievale e la Pusterla di Sant’Ambrogio, che ne ricevono due ciascuna.

La maggior parte delle offerte riguarda però i beni capillari. Quasi la metà delle proposte, 26 progetti, sono per sette luoghi distribuiti nei quartieri della città: sette offerte sono per l’ex casello daziario ovest di Porta Ticinese, sei per la Casa dell’Acqua al Trotter, quattro per Palazzo Galloni sull’Alzaia Naviglio Grande e altrettanti per il grande spazio del Circolo Popolare Cagnola di via Varesina. Raccoglie tre proposte Cascina Corba, l’immobile storico in via dei Gigli danneggiato dalla tempesta del luglio 2023, e un’altra cascina a bando, la Cort del Colombin, in via Lampugnano, ne riceve una, così come la ex scuola rurale di Lampugnano, in via Ippodromo. Resta orfano di proposte solo il Molino Spazzola di via Vittorini.

“In questo mandato – spiega l’assessore al bilancio e demanio, Emmanuel Conte – abbiamo provato ad andare oltre la gestione dei singoli immobili per una vera politica del patrimonio. Abbiamo censito i beni, reso disponibili le informazioni su un portale online, aperto gli spazi alla città e chiesto idee e progetti. Oggi le 55 proposte ricevute ci dicono che Milano ha risposto e che esistono competenze, energie e risorse pronte a dare nuova vita al patrimonio pubblico e a trasformarlo in nuove funzioni per la città. Il Comune deve mantenere una regia forte e, allo stesso tempo, saper coinvolgere altri enti pubblici, privati, Terzo settore e realtà capaci di investire e progettare. Il risultato che vogliamo lasciare non sono soltanto immobili recuperati, ma un metodo stabile per continuare a valorizzare il patrimonio pubblico anche negli anni futuri”.

Negli avvisi pubblici di questa estate, anche alcune proprietà del comune fuori città, in luoghi di villeggiatura: ex colonie ed edifici che nel tempo sono entrati a far parte del patrimonio della città. Delle sette messe a bando, Villa Tigellius a Recco ha quattro proposte, la ex colonia di Cesenatico tre e la Villetta Bianca di Andora una. Senza offerte gli immobili di Pietra Ligure, Sondalo e Cerano d’Intelvi.

Le proposte saranno esaminate nelle prossime settimane da una commissione apposita composta da dirigenti e funzionari del comune, chiamata a valutare la parte progettuale, per l’intervento di recupero, quella funzionale, per i servizi e funzioni che si intendono aprire, e quella gestionale. I criteri principali sono indicati nei bandi: qualità della proposta, competenze del proponente, sostenibilità economica, coerenza con le caratteristiche dell’immobile e con i vincoli di tutela. Gli esiti dell’istruttoria sono attesi per la fine di ottobre.

“Il patrimonio comunale – aggiunge Conte – racconta le tante Milano che si sono succedute nel tempo. Edifici, spazi, piazze e luoghi pubblici sono pezzi della storia della città. Vanno custoditi e accompagnati nella Milano di oggi, dando loro nuove funzioni e nuove occasioni di vita, rendendoli luoghi in cui si studia, si lavora, ci si incontra e si costruiscono relazioni. Per questo il patrimonio pubblico deve continuare a fare città”.

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