giovedì, Ottobre 15, 2026

Data center, Torrani (LCA Studio Legale): “Passare dalla semplificazione normativa alla semplificazione effettiva”

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Il mercato dei data center in Italia si prepara a una nuova fase di sviluppo, ma la crescita degli investimenti passa anche attraverso un quadro normativo e autorizzativo capace di offrire maggiori certezze agli operatori. 

Per comprendere cosa sta cambiando concretamente e quali sono ancora le principali criticità delle normative attuali, la parola a Orsola Torrani, Partner LCA Studio Legale.

L’avvocato Torrani sarà relatrice del nuovo webinar di Requadro Le 4 C dei data center: capitali, cantieri, connessioni e conformità. Qui le informazioni per partecipare.

DOMANDA: Il tema delle autorizzazioni è da tempo uno dei principali ostacoli allo sviluppo dei data center in Italia e il legislatore è intervenuto per cercare di semplificare e rendere più prevedibili i procedimenti. Ma quanto cambia concretamente per gli operatori e quali sono ancora, secondo lei, i nodi da sciogliere?

RISPOSTA: Cambia perché, per la prima volta, il legislatore nazionale ha introdotto un unico processo amministrativo, riconoscendo quindi la specificità dei data center, che sono essenzialmente infrastrutture nelle quali convergono aspetti urbanistici, ambientali ed energetici.

Quindi si passa dalla frammentazione precedente, in cui si doveva andare a bussare alla porta delle singole autorità, a un unico procedimento gestito e governato da un solo soggetto, che è il soggetto competente in materia di autorizzazione integrata ambientale (AIA).

Questo, senz’altro, è molto positivo, perché nel procedimento unico confluisce anche la valutazione di impatto ambientale o la verifica di assoggettabilità a VIA.

Altro elemento importante è che la procedura individua un termine massimo di dieci mesi, prorogabile in circostanze eccezionali di ulteriori tre mesi.

Questi sono sicuramente gli aspetti positivi, perché, come tutti sappiamo, la prevedibilità dei tempi autorizzativi incide sulla programmazione degli investimenti, sui costi e quindi in generale sulla fattibilità del progetto.

D: Quali sono, secondo lei, i principali nodi normativi da sciogliere per favorire gli investimenti?

R: Non dobbiamo confondere l’unificazione e la semplificazione all’interno del procedimento unico con l’eliminazione della complessità autorizzativa, perché siamo di fronte a un asset molto particolare nel quale confluiscono discipline diverse che attengono al governo del territorio, all’energia  all’ambiente e al paesaggio. 

In merito alle criticità che ancora si notano, la prima attiene proprio alla tempistica, ovvero all’arco temporale dei dieci mesi. La domanda è: da quando partono? Non partono da quando viene presentata l’istanza, ma da quando l’istanza è valutata “completa” e la norma non indica entro quando l’autorità deve dare questa valutazione.

Quindi, c’è un termine fisso finale, ma un termine mobile iniziale.

Inoltre, il Mase, con i primi Indirizzi Operativi che sono usciti a luglio, ha precisato che, se nel corso del procedimento il progetto viene variato in maniera sostanziale, i termini devono essere riavviati.

Quindi, bene la previsione di un termine, però poi si deve vedere in concreto se questo termine effettivamente viene rispettato.

D: Come si inserisce in questo il tema della conformità urbanistica?

R: È un altro tema rilevante perché la norma nazionale presuppone la conformità urbanistica, quindi attraverso il procedimento unico non si può ottenere la variante urbanistica, ma si dovranno scegliere delle aree che siano già compatibili con la destinazione produttiva del data center o, comunque, avere già portato a compimento la variante.

D: E in merito alle connessioni di rete e alla disponibilità energetica?

R: Col procedimento unico vengono autorizzati sia il data center che le opere di connessione di rete. L’articolo 8 non qualifica i data center e le relative opere quali opere di pubblica utilità, né tanto meno prevede che l’autorizzazione unica dichiari la pubblica utilità e ponga in vincolo preordinato all’esproprio. Tale circostanza preclude al proponente di ricorrere alle procedure di esproprio al fine di acquisire le aree necessarie. Sarà quindi necessario acquisire il consenso di tutti i proprietari interessati utilizzando gli ordinari strumenti civilistici , bonariamente, senza poter imporre il vincolo espropriativo.

Del tutto diversa è invece la procedura se l’investimento viene dichiarato di preminente interesse strategico nazionale, perché in quel caso si entra in un regime accelerato regolato dal commissario ad acta, con procedure derogative accelerate, e quindi c’è la variante automatica e la dichiarazione di pubblica utilità. Però si tratta di un procedimento che riguarda gli investimenti di oltre un miliardo di euro.

Infine, un tema cruciale resta quello della disponibilità di energia e dell’accesso alle infrastrutture di rete, perché un conto sono le opere di connessione, che sono quelle private, un altro conto sono le opere che Terna o il distributore locale deve fare, magari potenziando la rete esistente per poter allacciare il data center.

Le opere di competenza di Terna non si inseriscono nel procedimento unico, ma seguono il loro procedimento ordinario.

L’art. 8 ha previsto una soluzione, pratica, temporanea, consentendo di presentare una connessione in media tensione anziché in alta tensione e quindi far avanzare il progetto anche se non si è ancora trovata con Terna la soluzione definitiva.

Questo è positivo perché lo sviluppo può andare avanti, però poi servirà la certezza che venga assicurata alla fine tutta la capacità energetica che serve, non solo quella oggetto della soluzione temporanea.

Quindi, l’obiettivo è che dobbiamo passare dalla semplificazione normativa alla semplificazione effettiva.

Il vero banco di prova la messa a terra della normativa per valutare nel pratico se questa accelerazione, questa unificazione, produce effettivamente un cambiamento e dà certezza agli operatori.

D: Lo sviluppo dei data center si confronta con normative urbanistiche, competenze regionali e regolamenti locali variabili. Si può parlare di frammentazione? Se sì, quali possono essere le difficoltà per chi investe in questo asset?

R: Sì, possiamo parlare di frammentazione, perché sono in gioco competenze che vengono attribuite a più livelli, quello statale, quello regionale e quello locale.

Quindi dobbiamo evitare che la normativa nazionale venga applicata poi in modo non omogeneo.

Chi sviluppa deve avere una chiara direttrice nazionale, una regia unica che dia dei principi fondamentali della materia e poi le regioni potranno legiferare con norme di dettaglio, a maggiore specificazione, ma senza modificare l’impianto statale.

Il rischio è che succeda lo stesso che è successo con le fonti rinnovabili, dove gli operatori, a seconda di dove localizzano il loro impianto, si trovano a dover avere a che fare con leggi regionalli diverse.

Quindi, sicuramente, il tema della frammentazione è un tema importante che va gestito.

Finora solo la Lombardia ha dettato una legge organica specifica sui data center, quindi, al momento, non vediamo ancora una proliferazione regionale, però occorre che le leggi regionali siano coerenti con le direttrici nazionali.

Quella della Regione Lombardia lo è, perché fa proprio il procedimento unico e individua nella Regione l’autorità competente.

Anzi, la legge regionale ha cercato di risolvere alcune incertezze interpretative. Per esempio, la legge nazionale non individua qual è la destinazione d’uso compatibile, sembra strano a dirsi, ma non lo fa.

Lo fa la legge regionale e poi lo fa anche il DDL all’esame del Senato, ma quest’ultimo è ancora in discussione.

La legge lombarda indica fin d’ora qual è la destinazione d’uso, che è quella terziaria sotto i 5 MW e produttiva sopra i 5 MW.

Quindi si spera che anche le altre regioni si uniformino e adottino questa stessa interpretazione.

Qual è un elemento su cui si può lavorare, che c’è già nel DDL all’esame del Senato? È quello di considerare i data center come infrastrutture strategiche di interesse pubblico prevalente nella comparazione degli interessi.

Se c’è questa dichiarazione da parte della legge, quando gli operatori andranno a confrontarsi localmente con la Soprintendenza, con le varie autorità che possono e devono esprimere il loro parere all’interno della conferenza dei servizi, questa valutazione di interesse pubblico prevalente potrà aiutare a superare eventuali dissensi ed evitare quella frammentazione che poi, necessariamente, si tradurrebbe in un’incertezza per gli investitori.

D: La sostenibilità è un elemento sempre più importante nella progettazione dei data center, anche per quanto riguarda il loro inserimento nel territorio e il recupero delle aree industriali dismesse. Dal punto di vista normativo, quali sono i principali vincoli ambientali e urbanistici che gli operatori si trovano a dover rispettare e come vengono affrontati nel nuovo procedimento autorizzativo unico?

R: Il procedimento unico, cioè l’articolo 8, è una norma sul procedimento, non dice nulla sulla destinazione d’uso e non dice neanche nulla su una localizzazione preferenziale, né si esprime sulla valutazione degli impatti.

Dove, invece, si trovano questi elementi? Ancora una volta nella legge regionale lombarda, che è molto equilibrata e molto organica, perché cerca di conciliare la necessità di investire in queste infrastrutture con la loro sostenibilità e il dialogo con i territori.

Non si può negare che i Data Center producano impatti importanti : le emissioni in atmosfera legate ai gruppi elettrogeni di emergenza, che vengono al momento alimentati a gasolio, l’impatto acustico, le risorse idriche per il raffreddamento, eventuali vincoli paesaggistici, il consumo di energia  e poi la compatibilità urbanistica e paesaggistica.

La legge regionale lombarda così come il DDl all’esame del Senato individuano nel recupero delle aree industriali dismesse la localizzazione preferenziale per i Data Center anche per evitare nuovo consumo di suolo

I siti industriali dismessi portano con sé le problematiche legate a possibili inquinamenti delle matrici ambientali che dovranno essere bonificate per installare l’infrastruttura. Di ciò si dovrà tenere conto nel business plan.

Però anche in questo caso la Regione Lombardia è intervenuta, perché, se l’operatore si fa carico dei costi di bonifica, prevede misure  premiali ed economiche.

D: Questo apre al tema del futuro dei data center in Italia. Secondo lei, quali progetti avranno più chance di essere realizzati?

R: Credo sempre più che avranno successo e si riusciranno a fare quei data center che sapranno veramente interiorizzare e recepire soluzioni sostenibili ed efficienti.

Ci sono, basta avere il coraggio di applicarle, e ci sono sistemi innovativi per il  raffreddamento e  il recupero del calore. L’utilizzo di fonti rinnovabili e l’autoproduzione di energia sono sicuramente un altro elemento che può contribuire a limitare le emissioni in atmosfera e ridurre il consumo di energia.

La sostenibilità diventerà un tema centrale sia per il dialogo con il territorio, sia anche per rendere il progetto più bancabile e  più efficiente.

Quindi è importante che gli operatori sappiano valorizzare progetti capaci di coniugare lo sviluppo delle infrastrutture digitali con la rigenerazione del territorio, con l’efficienza energetica e la riduzione degli impatti ambientali.

Perché il gioco è lì: saranno favoriti i progetti efficienti e sostenibili e verranno lasciati da parte quelli che hanno un grosso impatto sul territorio.

webinar data center

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