Il Consorzio cooperative lavoratori (Ccl) e Lum (Libera unione mutualistica), in collaborazione con Cisl Milano Metropoli e Acli Milanesi, hanno convocato una nuova assemblea congiunta con i soci delle cinque iniziative e annunciato l’avvio di una mobilitazione pubblica per chiedere lo sblocco dei titoli edilizi per i 440 alloggi e le 5 iniziative cooperative ferme a Milano.
Dei 440 alloggi complessivamente bloccati, 65 sono destinati all’affitto calmierato e 114 all’edilizia convenzionata. Numeri che restituiscono concretamente il valore di questi interventi per una città alle prese con un’emergenza abitativa sempre più evidente: le condizioni economiche previste partono da 2.750 euro al metro quadro per l’edilizia convenzionata agevolata, fino a un massimo di 3.900 euro al metro quadro per l’edilizia libera, mentre per gli alloggi in affitto calmierato il canone previsto è di 100-110 euro al metro quadro all’anno, che significa, ad esempio, un bilocale nuovo a circa 500-600 euro al mese.
“A giugno avevamo chiesto chiarezza e tempi certi. Oggi, dopo mesi di attesa abbiamo visto passi avanti ma non ancora i risultati attesi – sottolinea Alessandro Maggioni, presidente di Ccl. I numeri raccontano una realtà precisa: 440 alloggi i cui cantieri ancora non si avviano, centinaia di persone che non possono dare seguito ai propri progetti di vita e cooperative che non possono programmare il proprio futuro. Abbiamo continuato e continueremo a dialogare e a collaborare con l’Amministrazione, ma non possiamo più limitarci ad aspettare. Per questo, insieme ai soci, abbiamo deciso di avviare una civile mobilitazione pubblica. Vogliamo che questa vicenda esca dai soli tavoli amministrativi e diventi una questione di tutta la città.
Giovanni Abimelech, segretario generale Cisl Milano aggiunge: “A Milano la casa è diventata un lusso: i lavoratori che ogni giorno la fanno funzionare, dai tranvieri agli infermieri, dagli insegnanti agli addetti dei servizi, non possono più permettersi di viverci. Una città che espelle chi la tiene in piedi è una città più ingiusta e alla lunga anche più fragile. Tante famiglie poi hanno già acquistato la loro casa, impegnando i risparmi di una vita, e aspettano da mesi perché i cantieri sono bloccati. Il lavoro dei giudici va rispettato e la legalità non è in discussione, ma chi ha agito in buona fede non può pagare il prezzo dello stallo. Nel pieno rispetto della legge va trovato al più presto un sistema per fare ripartire l’edilizia e consegnare le abitazioni a chi ne ha diritto. Vanno poi salvaguardate le esperienze di edilizia cooperativa, come quella del CCL che costruisce case ben fatte a costi accessibili per le persone che lavorano. È la dimostrazione che un altro modo di abitare Milano è possibile. Lasciare fermi questi progetti significa privare la città di uno degli strumenti più efficaci per garantire il diritto alla casa”.
Anche Delfina Colombo, presidente Acli Milanesi sottolinea che “Lo stallo dell’edilizia cooperativa e più in generale la difficile situazione che sta vivendo l’urbanistica a Milano non è solo una questione privata, ma una ferita aperta per l’intera comunità cittadina. Un’inquietudine condivisa anche dalle ACLI Milanesi, che appoggiano con convinzione le iniziative a sostegno delle numerose famiglie che ancora oggi attendono lo sblocco dei lavori delle loro case e che si trovano in una situazione di forte disagio. L’imminenza delle elezioni comunali deve servire a tutti i candidati e alle forze politiche per precisare, in termini realistici e al contempo di prospettiva, una vera progettualità sul tema dell’abitare, sui suoi costi e sulla sostenibilità ambientale, così da progettare la Milano del domani”.




