La Columbia University avvia l’Emilio Ambasz annual lecture on Architecture as poetry, una innovativa serie di conferenze annuali sull’Architettura come Poesia rese possibili dalla generosità dell’architetto e ingegnere industriale di fama mondiale Emilio Ambasz.
Nei prossimi anni, la Columbia ospiterà un’importante figura, professionista e pensatore, nel campo dell’architettura per una conferenza in cui verranno esplorati i modi in cui l’architettura arricchisce in modo unico le comunità e la vita quotidiana.
Il noto architetto giapponese Kengo Kuma terrà la prima Lecture il 7 aprile 2025 nell’auditorium dell’Asia Society in New York.
“Siamo tutti molto lieti di presentare questa serie di conferenze, resa possibile e intitolata al rinomato architetto/designer/curatore/teorico Emilio Ambasz“, ha dichiarato Barry Bergdoll, professore Meyer Schapiro di storia dell’arte e archeologia. “Ambasz ha un approccio poetico ed emotivo all’architettura. La serie di Lecture mira a promuovere uno dei suoi impegni di lunga data, cioè che, oltre a tutte le richieste tecniche e sociali al centro del compito dell’architetto, la disciplina è intrisa di poeticità.”
Ambasz, nato in Argentina, è un architetto e designer industriale pluripremiato, definito da altri professionisti come il “padre dell’architettura verde” grazie al suo stile distintivo che incorpora il verde nelle, o più spesso sopra, le sue realizzazioni.
Secondo Ambasz, un progetto architettonico è un insieme di rituali che, come nelle favole, raccoglie e dà forma a emozioni e sentimenti profondi e universali. “Considero l’architettura come la ricerca di una dimora spirituale,” afferma. “Un architetto può essere il guardiano del deserto delle città create dall’uomo, o il mago che crea forme eterne. Il contesto in cui l’architetto è chiamato a operare può cambiare, ma il compito rimane lo stesso: dare forma poetica al pragmatico. Se un’opera architettonica non tocca il cuore”, sostiene Ambasz, “è solo un altro edificio”.
Questa ricerca di espressione del poetico nell’architettura sarà esplorata dai principali professionisti nella serie delle Ambasz Annual Lecture, organizzata dal Dipartimento di Storia dell’Arte e Archeologia della Columbia. Il Dipartimento è ben attinente alla profondità di questa esplorazione e all’eccezionale eredità di Ambasz data la sua ricca storia nello studio dell’architettura, inclusi il grande storico dell’architettura Rudolph Wittkower, già presidente del Dipartimento oltre 14 anni, e i rinomati Howard Hibbard e Robert Branner, che hanno fatto parte del corpo docente della Columbia.
“È opportuno che il Dipartimento di Storia dell’Arte e Archeologia della Columbia ospiti questa serie unica di conferenze”, ha affermato Amy Hungerford, vicepresidente esecutivo delle arti e delle scienze e decano della sua facoltà. “Il curriculum del dipartimento è interdisciplinare e incoraggia gli studenti a esplorare tutti i domini dell’esperienza umana che ispirano, disturbano o energizzano l’immaginazione, di cui l’architettura fa certamente parte è certamente uno.”
Nello straordinario palmares di onorificenze, riconoscimenti e premi, di recente Ambasz ha ricevuto una Laurea Honoris Causa in Ingegneria Edile e Architettura dall’Università di Bologna nel 2021 come “pioniere” dell’architettura verde.
L’anno prima ha vinto il suo quarto Compasso d’Oro, per la sua eccezionale carriera “come pioniere del rapporto tra edifici e natura”.
Premio alla Carriera IN/Architettura 2023 Veneto;
Premio nazionale alla Carriera IN/Architettura 2023 (per la prima volta nella sua storia, il Premio è stato conferito a un non-italiano);
Laurea Honoris Causa ‘Aurelio Peccei’ in Design Sistemico al Politecnico di Torino.
Nel corso del 2025 verrà celebrato il 50° di una delle sue realizzazioni più note a livello internazionale, la Casa de Retiro Espiritual (Siviglia, Spagna), uno stupefacente e onirico richiamo alla nozione primordiale di casa, miraggio ottico tra i più celebrati al mondo.
Ambasz è stato invitato alla 19^ Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia curata da Carlo Ratti.