Un mercato vitale e in costante fermento, chiamato a confrontarsi con barriere regolatorie sempre più forti e con una frammentazione amministrativa che ne appesantisce l’attività. È il quadro delineato da Michele Ridolfo, vicepresidente di Aigab (Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi) e amministratore delegato di Wonderful Italy, tracciando il bilancio a margine della seconda giornata degli Stati Generali del settore.
L’evento ha registrato una grande partecipazione e un ricco confronto tra speaker competenti, grandi piattaforme online e operatori attivi sul campo per accogliere gli ospiti, con un dialogo aperto verso le istituzioni e il Parlamento europeo. Un riscontro positivo che richiede tuttavia maggiore massa critica: “Siamo nati con questa idea di portare la nostra voce attraverso i numeri e i fatti”, ha ribadito Ridolfo, sottolineando l’urgenza di superare demagogia e preconcetti attraverso l’evidenza empirica, le esperienze dirette e una presenza capillare a livello locale, dove la politica lavora concretamente.
Il nodo più critico resta proprio la disomogeneità delle regole sui singoli territori comunali. A titolo esemplificativo, Ridolfo ha ricordato come la sua azienda, attiva in oltre 120 municipi italiani, si trovi a fare i conti con “probabilmente 119 modi diversi di calcolare, rendicontare e versare le imposte di soggiorno”. Una frammentazione che rischia di acuirsi con il nuovo impianto regolatorio europeo: consentire a ogni singolo comune di fare “come gli pare” rappresenta, secondo il vicepresidente, un vero “incubo gestionale senza paragone”. A preoccupare la categoria non è solo l’impatto sul turismo, ma il rischio di ledere la proprietà privata, fino all’ipotesi estrema di limitare le vendite ai soli residenti. Su questo fronte Aigab si muove a livello Ue tramite l’omologa Ehha, registrando la vicinanza dell’esecutivo italiano a difesa dei proprietari.
Netta, infine, la replica sul confronto con la ricettività tradizionale. Per Ridolfo non si tratta di concorrenza diretta, ma di un divario con chi non riesce o non vuole stare al passo con i tempi. A fronte di 4 e 5 stelle competitivi, su circa 40.000 hotel italiani la fascia dei 2 e 3 stelle sconta spesso strutture obsolete, prive di capitali per riqualificarsi. Gli ospiti scelgono gli appartamenti perché non trovano offerte alberghiere competitive per quella fascia di prezzo; per questo, conclude l’amministratore delegato, le posizioni di Federalberghi appaiono come “una battaglia di retroguardia”.
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