Al via il cantiere del nuovo Polo giudiziario di Trento, con la consegna ufficiale dei lavori della prima unità funzionale che darà vita al grande piano di riqualificazione nel quadrilatero di largo Pigarelli. Questo primo lotto, propedeutico al progetto complessivo da oltre 59 milioni di euro che si svilupperà in tre fasi successive, concentrandosi sulla ristrutturazione dell’ex carcere asburgico.
I lavori dell’edificio storico, che si estende su circa 4.950 metri quadrati per un volume di 26.500 metri cubi, sono stati affidati a Iti Impresa Generale Spa per un importo di 19.631.642,74 euro, comprensivo di oltre 782 mila euro di oneri per la sicurezza, con una durata di cantiere stimata in 1.000 giorni.
La nuova ala ospiterà spazi di accoglienza e servizi al pubblico al piano terra, gli uffici del Tribunale ordinario e del Giudice di pace al primo e secondo piano, mentre il terzo piano sarà riservato a sale riunioni e impianti. Successivamente, l’opera vedrà la nascita di un nuovo fabbricato nell’area est e il restauro sia del palazzo storico principale sia del blocco risalente agli anni Sessanta.
Il progetto architettonico porta la firma di C+S Architects, lo studio già celebrato al MoMA e premiato con la Medaglia d’Oro per la cittadella della giustizia di Venezia a Piazzale Roma.
“Progettare un palazzo di giustizia non è mai una questione di pura estetica o di sola organizzazione spaziale: è, prima di tutto, un profondo atto di responsabilità etica”, commenta Maria Alessandra Segantini, socia fondatrice dello studio. “L’architettura pubblica ha il dovere civile di dare forma materiale ai valori democratici di trasparenza, equità e accoglienza. In un luogo dove si decide della vita delle persone, lo spazio non deve intimorire né isolare, ma deve farsi interprete di un senso di equità e responsabilità. Con il nostro lavoro cerchiamo di restituire ai cittadini spazi sostenibili, luminosi e integrati nel tessuto storico. Innovazione che si nutre delle radici dei luoghi. L’etica nell’architettura è proprio questo: rimettere la persona al centro, trasformando un edificio istituzionale in un un ponte tra la legge e la comunità, dove la bellezza stessa diventa uno strumento di dignità, rispetto e riscatto sociale”.


