Albanese non si ricandida alla presidenza di FIMAA MiLoMB, e per il futuro…

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“Dopo tre mandati e 13 anni di presidenza è arrivato il momento di fare un passo di lato”. Così Enzo Albanese, fondatore e a capo di ideeUrbane e, in questo momento soprattutto, presidente uscente di Fimaa MiLoMb. L’assemblea del Collegio agenti d’affari in mediazione di Milano, Lodi, Monza Brianza e province si riunita oggi, mercoledì 24 giugno, per eleggere il Consiglio direttivo cui spetterà indicare il presidente per il prossimo quadriennio. E a questo giro, Albanese non è tra i candidati.

Domanda: Presidente, posso chiamarti ancora così ancora per un poco spero, partiamo dalla notizia: perché questa decisione di farsi da parte?
Risposta: E’ una decisione cui stavo ragionando da un anno. E direi che alla fine ha prevalso il buon senso. In primo luogo per il bene dell’associazione. Dopo così tanto tempo il rischio di sedersi è inevitabile, mentre l’associazione ha bisogno di una spinta, di forze e idee fresche. Trascinare le cose non fa bene, a FIMAA MiLoMB in primis.

D: E a te fa bene?
R: (risata) Si, in fin dei conti fa bene anche a me! Sono molto orgoglioso di quanto fatto in 13 anni, ma è comunque un’attività stancante. Poi non è che scompaia dalla faccia della terra. Starò sempre all’interno di FIMAA MiLoMB, con altri ruoli e pronto a dare una mano se mi verrà chiesto.

D: Facciamo un bilancio di questi 13 anni?
R: Durante questi tre mandati si è fatto tanto per l’associazione, in particolare a livello di confronto e dialogo istituzionale e di filiera. Io, e tutti quelli che nel tempo hanno collaborato, abbiamo reso FIMAA MiLoMB credibile e riconoscibile sul nostro territorio di riferimento.

D: Cosa lasci invece ancora sul campo, da realizzare intendo?
R: Credo che l’obiettivo principale da perseguire, ma poi deciderà la nuova presidenza, sia quello di fare in modo che la professione di agente immobiliare sia finalmente riconosciuta dal mercato per quello che è e per quello che vale. L’acquisto della casa è e resta l’investimento più importante della vita per la famiglia italiana media, che spesso si impegna con un muto per 30’anni, investendo una parte rilevante del proprio reddito. L’importanza del ruolo del professionista che sta in mezzo alla compravendita e la qualità del servizio che eroga non solo devono essere reali, ma devono anche essere percepiti come tali.

D: Come la moglie di Cesare: “Non deve essere solo onesta, ma deve anche sembrarlo”…
R: Si, e invece troppo spesso l’agente immobiliare viene percepito per lo più come un costo o come l’ultima ruota del carro.

D: Intanto siamo alle prese con la terza, e verosimilmente più profonda, rivoluzione dell’Information Technology. Come impatterà l’AI sulla professione?
R: Il rapporto umano, anche in forza del peso dell’acquisto della casa nel ciclo di vita di ognuno di noi, non verrà meno. Certo che l’utilizzo della tecnologia e dell’AI in particolare sarà una discriminante sempre più importante per distinguere gli agenti più validi, capaci di fornire il servizio migliore al costo più competitivo, garantendo al contempo maggior efficienza nella propria azienda.

D: In pratica cosa si può prevedere che succederà?
R: Fare previsioni è già difficile in sé, in questo settore e in questo momento ancora di più. Comunque, è molto probabile che nel nostro settore si assisterà a importanti innovazioni di processo più che di prodotto. Già oggi l’AI offre numerose opportunità. I primi effetti si vedranno nell’internazionalizzazione di tutta una serie di servizi che, al momento, vengono acquistati all’esterno. Ciò implica un ampliamento delle capacità e conoscenze professionali. E proprio su questo punto la collaborazione e il lavoro comune che può essere realizzato dalla realtà associativa di FIMAA MiLoMB sarà fondamentale. In generale, comunque, anche l’AI è uno strumento. Chi spera di lavorare meno verrà probabilmente deluso; chi invece di lavorare meglio, in modo più efficace ed efficiente, avrà maggiori possibilità di successo.

D: E tu che farai ora?
R: Idee tante… Ma devono ancora maturare. Per un po’ credo che mi concentrerò sull’attività di ideeUrbane. Poi, come già ti dicevo, non è che scompaia…

D: Passiamo un po’ al mercato: come vedi il quadro generale?
R: Ma sì, il quadro non è cambiato molto dalle ultime volte: l’andamento delle compravendite è positivo, quello dei prezzi non è negativo. Sul fronte mutui l’aumento dei tassi Bce, per ora, non ha avuto grandi effetti e possiamo anche dire che, in prospettiva storica, il costo del denaro resta contenuto… I punti davvero cruciali che, nel medio termine, possono produrre effetti di rilievo restano gli stessi.

D: Cioè?
R: La capacità di spesa degli italiani, che continua a essere erosa dall’inflazione, soprattutto quella del carrello del supermercato; l’andamento altalenante della fiducia di consumatori e imprese e, nello specifico del settore immobiliare, la mancanza di prodotto nuovo.

D: Ti riferisci al blocco dei cantieri a Milano?
R: Milano ha sempre ricoperto il ruolo di mercato anticipatore dei trend nazionali. Come si vede dai dati l’assenza di nuovo non sta facendo bene al mercato.

D: In che senso?
R: Il prodotto nuovo ha una funzione di stabilizzatore del mercato. In sua assenza tutta la funzione di prezzi si alza, rendendo da questo punto di vista l’usato, magari in buone condizioni o quasi pari, il nuovo nuovo! Il fenomeno si vede anche solo osservando i prezzi d’offerta. E a soffrire di più è, come spesso accade, il mercato di livello medio.

D: La sentenza sul caso Torre Milano (tutti assolti) potrebbe sbloccare un po’ la situazione, no?
R: Nì; la sentenza va letta con attenzione: i giudici sono intervenuti sul pregresso, in quanto è stato riconosciuto che gli imprenditori si sono affidati alle indicazioni del comune, ma da qui in avanti? Serve un intervento legislativo che elimini ogni ambiguità e che rimetta in moto la macchina delle nuove costruzioni, alimentandola con la fiducia.

D: A tale proposito, il Piano Casa…
R: E’ un tentativo. Al di là di tutto il vero problema sono le risorse. A cominciare da quelle pubbliche, perché il mutamento delle necessità abitative a seguito della riduzione del numero dei componenti delle famiglie – a Milano per esempio il 60% dei nuclei familiari è unipersonale – non riguarda solo l’edilizia privata. Sarà fondamentale attrarre capitali privati, anche esteri. E quindi servono fiducia, sicurezza dei regolamenti e della legge, semplificazione burocratica. Altrettanto fondamentali sono le infrastrutture adeguate, anche in vista dell’ampliamento del perimetro della città. In questo caso sto parlando soprattutto di Milano, che deve espandersi verso le periferie. D’altronde, Milano è una città relativamente piccola che vuole giocare in Champions league con le grandi capitali europee. E per farlo devi essere attrezzata anche per dimensioni, popolosità e diversificazione sociale della cittadinanza.

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